Qualcosa di sinistra

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“Dì qualcosa di sinistra” diceva Nanni Moretti! E qualcosa di sinistra hanno finalmente sentito le 2000 e più persone che affollavano lo SaschAll di Firenze il 22, 23 e 24 ottobre dove si è svolto il 1° Congresso di Sinistra Ecologia Libertà (SEL).

Ma soprattutto hanno sentito riaffermare, difendere con orgoglio tutto il patrimonio di valori, idee, conquiste che hanno fatto la storia della sinistra dal dopoguerra agli anni ’80 e… non sono state “cosucce” da poco. Stanno scritte nella Costituzione e nello Statuto dei lavoratori e si chiamano diritti inalienabili della persona, tutela del lavoro, uguali opportunità per tutti i cittadini e altro ancora.

Avevamo forse un po’ tutti bisogno di renderci di nuovo conto che valori come la parità fra i sessi, sancita nel diritto di famiglia del ’70, la scuola media unica del ’62, i tanti mutamenti di costume recepiti poi da leggi come quella del divorzio non sono stati un’utopia o un dono, ma una conquista reale voluta dalla sinistra e da molti di noi, di cui scoprivamo increduli di esserci quasi dimenticati.

Ma a ricordarcelo meglio sono stati, testimonials d’eccezione, leaders  storici della sinistra quali Achille Occhetto, Fabio Mussi,  l’ottantenne ex Segretario Generale della CGIL Pizzinato la cui presenza ha sancito la continuità fra il movimento nascente di Vendola e il passato della storia politica della sinistra italiana. Ma del passato dell’Italia – dice Vendola – fanno parte anche le componenti cattoliche, l’amore ecumenico di San Francesco, il pacifismo di Capitini, la lungimiranza di Aldo Moro che lo portava a vedere nelle lotte del ’68 un segno dei tempi di cui tener conto e ad affermare, come nelle sue ultime lettere dalla prigionia la priorità della vita umana su ogni progetto politico. Anche al mondo cattolico occorre che si rivolga la politica. Quella politica – si infiamma Vendola e con lui tutto il pubblico – che negli ultimi 15 anni ha perso di vista i suoi fini, quali il bene comune, la dignità della persona e del lavoro senza il quale non c’è dignità per l’uomo, che valorizza più la merce che la persona.

Il tema del lavoro, della centralità del lavoro è ai primi posti nel programma di Vendola e a sostenerlo ci sono tutti, da Epifani, appassionato e lucido, a Landini, segretario dei metalmeccanici, che invoca lo sciopero generale per dire basta alla violazione dei diritti dei lavoratori, dall’operaio con la felpa arancione della Fiom, uno dei tre non reintegrati nello stabilimento Fiat di Melfi, che rivendica con commovente dignità e fierezza la moralità, l’importanza del lavoro, a tutto il pubblico che applaude in piedi.

Gli altri punti del programma non sono da meno: la pratica della non violenza, fino al ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan, la lotta alla corruzione politica, non più di due mandati parlamentari, la difesa e il rispetto dell’ambiente, i diritti della persona, il valore della bellezza, della poesia, e dei sentimenti, vissuti anche fra gay.

L’appello è rivolto a tutti a cominciare dal centro e a “dovunque c’è del buono” per dare vita ad un progetto nobile e alto degno di ogni essere umano che solo la politica può far suo perché deve essere nell’interesse di tutti.
Quando si esce a sera sulle rive dell’Arno che scorre proprio dietro i padiglioni del congresso, accompagnati dalle note di “Bella Ciao” dei Modena City Ramblers, non si può fare a meno di pensare a Dante (già più volte citato da Niki) al suo impegno politico in Firenze e alle sue lotte contro “la gente nova e i subiti guadagni”, al suo amore per la patria tutta, l’Italia, “il bel paese là dove il sì suona”.

 

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. matzeyes

    Tutto bello, tutto fantastico? Davvero? Abbiamo trovato il leader della sinistra? Suvvia, siamo in Italia, e per crederci davvero abbiamo bisogno di più risposte e l’Undici DEVE darcele! Ad esempio, come è possibile che il nostro eroe in Puglia si sia ritrovato a capo di una giunta di corrotti senza accorgersene? E poi, non ho capito, qual è il rapporto con il PD? Infine, testimonial(s) come Mussi, meglio lasciarli a casa (vedi articolo Università), perchè tra i colpevoli del disastro universitario attuale lui è uno dei principali. Dai, Peggy, convincicicicicici!

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