O la borsa o la vita

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Riconsiderare le cose da un punto di vista sub sahariano e sub tropicaleJessica Alba:

Di rientro dalle ferie in Kenya, ho ripreso in mano il mio bell’articolino sulle IT bag. Mi sono resa conto che poteva essere interessante, ma solo per me e pochi altri. In effetti lette con un approccio Keniota, le cose che ho scritto sono assolutamente prive di senso. La vita laggiù non è fatta di abbinamento di colori, di cambi degli armadi o di borse e scarpe che stonano con l’abito. Immagino che sapere cosa sia una IT bag non sia una loro priorità. (Forse nemmeno di molti di voi). È chiaro, viviamo in occidente, in un luogo dove c’è gente che mangia pane e cipolla, ma lascia i debiti per avere un piumino Moncler. Gli italiani in Kenya, a Malindi sono 6000 su 200.000 della popolazione totale, sono comunque molto fashion, particolarmente le signore over 50, con look neo colonialista abbinato ad occhiali da sole e borse griffate. Spesso lesinano su un dollaro di mancia, senza curarsi se oltre le mura della loro ville c’è chi vive in capanne di fango e campa di quello che loro scartano. Le donne keniote vivono in pareo; gli uomini e i bambini sono vestiti con magliette e calzoncini che i turisti lasciano loro prima di partire. Le nostre cose piacciono, ma i soldi- pochi – sono per l’acqua e il cibo – scarsi.
Abbey Lee Peekaboo veste FendiNon volendo generalizzare (non tutti gli italiani sono lì per fare i signori con poche lire) né fare un tirata moralista, non volendo cancellare il mio lavoro, ma comunque colpita da ciò che ho visto, ho pensato di riproporvi l’articolo esattamente così come era stato concepito ma aggiungendo alla fine una sorta di afroconvertitore. Insomma vi parlerò comunque di Hermes, Vuitton, Chanel, Gucci o Prada, ma saprete anche cosa potreste realmente fare rinunciando a borse di questo tipo.
Oggi l’accessorio più importante nell’economia della moda è la borsa ed è certamente l’oggetto per cui le donne destinano la fetta più alta del loro investimento economico e del loro amore per gli oggetti firmati.
Semplicemente:
1- non ha taglie, cioè che tu abbia un taglia 38 o 48, che cammini goffamente con i tacchi o che con le ballerine sembri una papera, la borsa ti starà sempre bene;
2 – è meno soggetta ai cambi di tendenza, cioè ci sono borse che possono essere portate 365 giorni all’anno, quando dovrai comunque cambiare scarpe ed abbigliamento in base al clima, alle situazioni e ai deliri degli stilisti, la tua borsa sarà sempre con te;
3 – è l’oggetto più visibile nel quotidiano, si nota più delle scarpe e degli abiti, e la gente del mestiere sa che potrai avere anche una ciabatta di gomma o una ballerina qualsiasi, ma le borse giuste danno un senso al tutto;
4 – si è disposti a spendere di più che per abiti e calzature, perché con la borsa giusta vai dove vuoi, scarpe ed abiti devono essere cambiati ed abbinati ogni giorno.
Certo non tutte le borse sono quelle giuste. Dividerei il mondo delle borse in storiche ed IT bag. La borsa storica è quel modello che resiste nel tempo senza stancare o che è un vero investimento, perché a cicli riappare sempre. La IT bag non è la borsa più venduta, non si sa per quanto avrà successo, ma IT, essa, è la borsa da avere. Che sia storica o del momento, la borsa”giusta” deve avere un nome oltre che una firma.
Fra le borse storiche citerei le cult per antonomasia:
La Kelly 1956 (da Grace Kelly) e la Birkin 1984 (da Jane Birkin) di Hermes e la 2.55 (1955) di Chanel.
Parliamo di modelli senza tempo, meglio di un investimento, un eredità da tramandare di generazione in generazione. Resistono dal 1932 anche i “bauletti” di Vuitton, in più taglie, ma sempre “Speedy”. Per l’Italia citerei la Jacky (da Jackline Kennedy) di Gucci e le borse di Roberta di Camerino, in particolare la Bagonghi, che porta il nome di un nano da circo (anni ’50 le prima borse colorate slegate dalle calzature). Ashely Olsen preferisce Louis Vuitton
La Louis Vuitton, affidando la direzione creativa a Marc Jacobs ha fatto la scelta di mantenere intatta la forma e il logo cult, ma ha aperto la strada del far interpretare da artisti o dare particolari personalizzazioni e tiratura limitata in maniera che anche chi aveva già un bauletto voleva anche quello del momento. Il concetto Swatch, ma con più zeri nel prezzo.
Se i bauletti hanno prezzi alti, ma abbordabili, lo stesso non si può dire delle Hermes e delle t2.55 con catena di Chanel: a seconda dei materiali più o meno pregiati, possono raggiungere cifre esorbitanti. Ma sono forme inconfondibili, in misure depositate: si potranno trovare delle imitazioni, ma non saranno mai come le originali.
Le IT bag sono tutt’altra cosa: ricordate le Baguette Fendi, le borse da portare sotto braccio come un filoncino di pane, ma con una comoda tracollina che passava sopra la sopra la spalla? O la “Paddington” di Chloè, con lucchetti metallici che pesavano un chilo?  Potreste certamente aver vissuto degnamente senza conoscerle, ma per 3 o 4 collezioni sono state le IT bag. Ora farsi vedere con quelle borse, in ritardo di anni, fa tanto demodè. Saranno Vintage, ma ci vorrà ancora un bel po’.
Ora la borsa Fendi del momento è la “Pick-a-boo”, cioè una borsa da portare a mano che sembra aperta e si vede com’è dentro, spesso l’interno è più bello dell’esterno. Visto che esiste da più di un anno è presto destinata a scomparire. Chloè fa sempre belle borse in materiali pregiati, ma non sono più LA borsa da avere.
Quest’inverno, le IT bag sono quelle animalier, cioè ispirate agli animali da Safari: leopardo, giraffa, zebra. I modelli e le griffe sono già note, ma the bag goes Kenya. Cercherò così di dimostrare che con l’importo destinato a queste borse si potrebbe fare molto nei luoghi più poveri dell’Africa.
Hermes – Kelly, in vitello spazzolato (formato base e color cuoio aranciato)  euro 6000/7000 circa = Kenya valore di una donazione che permette di coprire il costo dei pasti annui di un’intera scuola.
Hermes – Birkin, in pelle (formato base) euro 5000/6000 circa, in coccodrillo blu oltre i 15000 euro = Kenya valore per il turista di 5000/6000/15000 braccialettini di cuoio comprati sulla spiaggia, sostenendo 150 beach boy, o venditori ambulanti per più di un mese.
Chanel tracolla modello 2.55, classica, con chiusura con doppie C in pelle matelassè euro 1900 circa = Kenya: 2 anni d’acqua potabile per una famiglia di 5 persone, pari a un migliaio di taniche  da 20 litri.
Denise Richard ha la sua Birkin di Hermes anche per andare in spiaggiaStesso modello formato Jumbo euro 2300 circa = Jumbo in Kenya significa ciao, con questa cifra ci compri i quaderni per una scuola intera un anno.
Bagonghi Roberta di Camerino modello classico in velluto liscio bicolor euro 1100 circa = Kenya costo di 60 caprette (generalmente 6/7 per famiglia)
Bauletto Vuitton Speedy 30 in tela monogram cm 30 x 21 h17 euro 490= Kenya costo di 5 mucche, numero necessario per ogni uomo che voglia sposarsi.
Bauletto vuitton Speedy 40 in tela monogram cm 40 x 25 h 19 euro 520 = Kenya costo per il sostegno mensile di 5 operatori in una casa fam
iglia per orfani di Nairobi (infermiera, insegnante,cuoco, agricoltore, guardiano)
La nuovissima SC bag (Sofia Coppole bag) un bauletto reinventato con più dettagli e tela monogram euro 1850, tiratura limitata = Kenya 750 viaggi in Taxi –Tuk Tuk ape-car (prezzo medio al turista 2/3 euro) pari al numero di viaggi annuo effettuati da un tuk tuk sulla costa.
Pick-a-boo fendi modello base small euro 1780 circa = Kenya reddito pro-capite medio annuo (148 posto nel 2010 su 181)
Pick a boo media realizzata a punto croce euro 4000 circa = Kenya ricostruzione di 2 ponti pedonali.
Madonna e Angelina infatti hanno smesso di indossare Borse e si mostrano in pubblico con figli di paesi meno fortunati. Che Chic. Comunque sul posto, vorresti portare tanti bimbi a casa con te, un desiderio incontrollabile, che non avevo mai provato, nemmeno davanti ad una Kelly in Coccodrillo blu.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Marinda

    In effetti mi ispiro alla simpatica Karibù Barbie, ma io sono molto più raffinata. Infatti utilizzo pellicce solo di animali allevati in ambienti 5 stelle, bestiole che pasteggiano a champagne. Penso invece di prendere a colpi di tacco 12cm tutti questi trogloditi extracomunitari che non sanno nemmeno cosa sia una D bag di Tods. Chiaramente noi autarchici chiameremo il nostro Festa-partito del tè (spero di non aver sbaglaito l’accento)Suona peggio fa tanto Italia.

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  2. stefano

    Cara Santanché è vero che vuoi fondare il Tea Party italiano? hai visto in TV Sarah Palin che uccideva in diretta una renna? tu cosa fai spari a un geco con il phon?

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  3. Marinda

    Cari Walter e Lorenzo, vi voglio bene anche se siete comunisti, per questo vi invito al Forte (dei Marmi of Course) nel mio locale, che ho chiamato Twiga (giraffa in lingua locale Keniota) proprio perchè anche io amo molto l’africa ed il suo stile animalier. Potrete entrare a piedi nudi e indossare parei, ma non fatevi riconoscere. Ci vuole almeno una tracolla Vuitton e gli zigomi rifatti. un bacio Dany Santa

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  4. Walter V.

    cara Marina, anche a me quando sono stato in Africa mi si è aperto il cuore. Per questo quando non sarò più sindaco di Roma andrò laggiù ad aiutare chi ha di meno. Ma anche no.
    Walter

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  5. Lorenzo Cherubini

    vai sorella, aiutiamo tutti i bambini dell’Africa. Uniamoci per un mondo migliore arredando i nostri casolari in collina e le nostre ville al mare con artigianato africano.
    Lorenzo

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