Le luci che accendono le lampadine…

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Tutto è nato dall’annuncio del nuovo album delle Luci della centrale elettrica. Il secondo, se non erro. Il primo me lo prestò un amico e, seppur di non facile ascolto, era piacevole ed interessante. Dall’amichevole annuncio via mail all’animata discussione il passo è stato breve. Direi fulmineo.

È bastato qualche personale e rispettabile giudizio che andava da un laconico “è ‘na palla” ad un più convinto “bravi e dal vivo ancor meglio” per scatenare la bagarre.
Ma le vere scintille della discussone tra pippaioli musicali sono scaturite quando all’interno della virtuale tavola rotonda, ha fatto il suo prepotente ingresso l’anfibio artigliato, griffato, egocentrico e onnipotente di Bono Vox. Apriti cielo!

E via col tiro bersaglio a chi la spara più grossa, a chi l’ha beccato nel comportamento più irritante, a chi l’ha pizzicato nell’atteggiamento più incoerente, a quanto catzo costa il circo che si portano in giro per il mondo a far da contorno alla loro musica, a quanto quest’ultima puzzi di muffa, a quanto siano orrendi i suoi occhiali e a quanta tinta usi per tenersi ancora la zazzera nera…

Ma soprattutto a quanto sia offensivo mettere gli U2 al cospetto de “Le luci della centrale elettrica”… Per le Luci, intendo.
Mumble mumble… sì, beh, in effetti, uno che fin dall’inizio della carriera si sceglie Bono Vox come nome d’arte non brilla certo per simpatia e modestia… sì, certo, gli ultimi album degli U2 non son certo paragonabili ai dischi degli esordi e nemmeno a quelli del loro boom nel globo terracqueo (e son certo che Bono sia convinto che lo conoscono e lo venerano anche su Ork, il pianeta di Mork…).

Però però… Rimuginavo e riflettevo… Riflettevo e rimuginavo… Fino a partorire il discorso più incoerente che abbia mai pronunciato. Viva l’indie, viva l’underground, viva Bono. Urgh. Devo prender bene il respiro e dirlo tutto d’un fiato che sennò m’ingarbuglio e collasso. Hey oh, let’s go!

Io acquisto parecchia musica (circa una sessantina di album all’anno), sono un inguaribile nostalgico e non riesco (è più forte di me) a scaricare nulla, nè legalmente nè tantomeno illegalmente, compro cd ormai solo on line (per comodità e per convenienza economica), mi piace averli in mano, togliere la sottile pellicola, maneggiarli, leggerli, studiarli, poi caricarli sull’iPod (per comodità e basta), ascolto un sacco di gruppi nuovi, leggo alcune riviste musicali, ficco il naso in qualche sito e così mi ritrovo, all’alba dei 42 anni, con un muro di casa praticamente colmo di lp e cd.

E cerco di mantenere l’equilibrio in una passione che a volte mette a dura prova il buon senso e la fredda ragione. Quindi faccio fatica ad accettare e condividere discorsi in cui la valenza puramente musicale viene bellamente ignorata a favore di giudizi che prescindono completamente dall’unico argomento davvero valido: la musica. E, ancor più della musica, le orecchie, il cuore, l’istinto, il piacere. In altre parole, ed è successo tante volte anche a me, si diventa “indie-talebani”. Traduzione spiccia: se un gruppo è sconosciuto (ai più) è bravo, se è famoso fa schifo, se invece è strafamoso e straricco deve morire. Ed anche in questo c’è chi è più furbo e chi meno. Cioè sparare al Bono è come pescare un salmone da un secchio.

Criticare l’ultimo mastodontico tour (macheccatzo s’inventeranno la prossima volta? Atterreranno direttamente con un astronave e poi si spareranno a bere champagne su Marte dopo i bis?), criticare Bono che si sente come Gandhi a braccetto coi potenti, sputare sul giornale che lo riprende mentre scende da un aereo con una parure di valige LuìVittòn… beh, francamente lo trovo talmente facile da risultare banale…

È innegabile, aggiungo per dare il colpo di grazia, che faceva pure strapagare i biglietti dell’ultimo tour (che ha iniziato a “guadagnare” circa un anno dopo l’esordio – ndr) inventandosi la chicca dell’area riservata ai piedi del “dio” a 240 euro… Insomma, bastan pochi colpi ben assestati per abbattere il monumento.

Poi ci sono quelli più furbi. Tom Waits al teatro degli Arcimboldi partiva da 140 euro. Leonard Cohen idem. Per Neil Young zuppa e pan bagnato. E non ditemi che gli ultimi del Tom o del Neil sono al livello di quelli di venti o trent’anni fa…
Per Cohen, beh, per sua stessa ammissione, il discorso è diverso: è dovuto tornare in tour perché l’agente è scappato col gruzzolo e lui c’aveva le pezze al culo… Ma guai a chi li tocca! Loro tengono il profilo basso e nessuno alza un dito. Tutte le dita (medie) sono per Bono.

Ok, ok, ci sta, ma è un discorso diverso da quello musicale. Nessuno, ad esempio, si è mai sognato di criticare i megapalchi dei Pink Floyd del maiale volante. Il problema è che gli U2 stanno sul cazzo. Probabilmente, peraltro, a ragione. Ma gli U2 a mio avviso hanno fatto dischi ottimi (Achtung Baby, The Joshua Three, War, October), belli (Boy, The Unforgettable Fire, How To Dismantle), mediocri (Rattle & Hum, All That You Can’t…) e assolutamente trascurabili (tutti gli altri). Ma hanno scritto grandi canzoni. Belle? Brutte? Sicuramente canzoni che sono rimaste. Poco m’importa valutarle da un punto di vista squisitamente musicale o, ancor peggio, tecnico.

“(I can’t get no) Satisfaction” probabilmente è una delle canzoni tecnicamente più stupide della storia del rock, idem “London calling”, eppure…E qui entra il discorso indie(pendent). Innanzitutto, davvero esiste? O, volendo essere un po’ cinici e disillusi, è qualcosa che comunque ha un suo “sistema”, un suo piccolo ingranaggio ben oliato con leggi e regole assai simili a quelle mainstream? Qualche indizio…

Le riviste musicali spesso e volentieri hanno la stessa copertina. Parlo a livello Europa, non solo Italia. E quando non ce l’hanno nello stesso mese, ce l’hanno a mesi invertiti. Oppure quel diabolico meccanismo ordito da Amazon per il quale, ogni volta che si effettua un acquisto, parte una raffica di mail con subdoli messaggi che suonano pressappoco così “beh, se hai comprato questo artista, sicuramente ti piacciono anche questo, questo e quest’altro ancora…”. Talvolta usano le stesse astuzie dei big: esce il cd e 6 mesi dopo l’edizione deluxe con 3 inediti (di solito un paio di scorregge durante le prove in garage).

O, ancor peggio, esce un “The best” dopo due dischi e con il gruppo già morto e sepolto (v. alla voce The Libertines). E poi i gruppi che fanno boom fanno uscire quasi sempre un altro disco entro un anno o poco più dall’esordio. Di solito, anzi, praticamente, matematicamente e (probabilmente) inevitabilmente inferiore all’esordio. Poi, spremuti da tour ai quali non sono preparati, da case discografiche che li spingono a produrre subito il bis per sfruttare il momento, dall’ansia da prestazione, dallo stress per la prova della verità, il più delle volte si perdono.
Ai posteri restano spesso una pletora di dischi d’esordio interessanti, con germogli d’arte che troppe volte non fioriscono, con il fruitore finale sempre in attesa del nuovo gruppo, della “next big thing”, del gruppo che è nato su internet ma che spacca ecc ecc ecc… Una specie di fast food musicale, in cui artisti e gruppi vengono spremuti, frullati e buttati a ritmo vertiginoso.

Quelli che alla resa dei conti resistono davvero si contano sulle dita di una o due mani. Per citarne alcuni alla rinfusa: tra i “pesi piuma”: Arctic Monkeys, MGMT, The National, Eels. Tra i “pesi medi”: Franz Ferdinand, Arcade Fire, The Strokes.Tra i “pesi massimi”: Radiohead, Pearl Jam, RHCP, Coldplay. Pur con tutte le differenze del caso, di genere, di gusto, di platea e chi più ne ha più ne metta.
E allora forse sarebbe il caso di fermarsi e riflettere, rimuginare. Rimuginare, riflettere. E prendere atto che la musica, come qualsiasi altro campo artistico, ha le sue leggi, le sue epoche, i suoi momenti d’oro, i suoi geni, le sue truffe. Senza per forza pensare che il rock sia morto trent’anni fa, ma neppure che sia vivo solo per il cosiddetto movimento indie, alternative o come diavolo lo si voglia chiamare.

Va da sé che ci sia stata un’età dell’oro e che – se va bene – ora siamo in quella dell’ottone, ma ogni decennio ha partorito le sue perle e i suoi porci. Compresi i sempre bistrattati anniottanta che non erano solo Duran&Spandau ma grazie a Dio (quello vero, non Bono…) anche R.E.M., Talking heads, Cure, Joy Division, Jesus & Mary Chain, Sonic Youth, X, Pogues, Prince, Jane’s Addiction, Manonegra, Pixies, Husker Du, Xtc and many more…
Ho finito, fuoco agli insulti.

Ps: tanto, alla fine, ognuno s’ascolterà ciò che gli garba e ci troveremo sulla panchina del parco a dirci quanto è stronzo Bono con il pannolone e la dentiera…

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ciccio

    ops, dimenticavo… per gigi: sì, gli Smiths sono una dimenticanza. Imperdonabile.
    Chiedo venia.
    Ciccio

    Rispondi
  2. Ciccio

    @ gigi: le briciole sono un’esca… per impallinarli meglio…
    @ anna: se è un dovere vedrò il da farsi… però però… dovete spiegarmi una cosa… e per farmela spiegare meglio compio l’atto estremo: lo sfregio dell’immagine dell’icona della mia adolescenza.
    Cioè spiegatemi perchè bruce springsteen, ossia l’autore della colonna sonora della campagna elettorale di Obama, il paladino della working class yankee, la voce nel coro di USA for Africa, l’amico dei potenti di turno, quello che fa uscire un cofanetto deluxe (85 dollaroni circa) di un disco di trent’anni fa un mese e mezzo prima di natale è intoccabile.
    Perchè è sempre vestito come un contadino del midland? perchè ha la faccia da operaio della Chrysler? perchè il suo palco non ha il mega artiglio?
    No perchè, a ben vedere, tornando alla musica, gli ultimi due album del boss, a parità di mediocrità, sono ben peggio di quelli del dioBono…
    ciccio

    Rispondi
  3. Anna

    Insultare Bono non e’ una scelta. E’ un dovere.

    Tutto il resto sono quisquiglie, pinzellacchere, sofismi per parlare d’altro. Tipo @nessun gruppo e’ stato sulla cresta dell’ onda per…@
    Vero, embe’? In Siberia fa freddo. W la figa.
    Bono e gli U2 ai sordi!

    Rispondi
  4. Gigi

    Se uno fa Bono poi è impossibile non sovrappore il personaggio Bono agli U2. Ed insultare il personaggio Bono è davvero facile, nel senso che viene spontaneo. Poi ti do ragione sul fatto che che quasi nessuno è rimasto ad alti livelli per più di 4 o 5 album e che quando guardo i miei CD per esempio dei Clap your hands say yeah o dei Faint mi domando perché.
    ok ci vediamo alla panchina. niente briciole che io odio i piccioni.
    g.
    ps in qualunque elenco di gruppi buoni anni ’80 gli Smiths vanno ai primi posti, do per certo che sia stato un lapsus

    Rispondi
  5. Ciccio

    Insultare Bono è una scelta. Condivisibile o no ma è una scelta. Un po’ facile, a mio modesto avviso. Insultare gli U2, sempre a mio parere, è diverso.
    Iniziamo col dire che non c’è gruppo al mondo che abbia mantenuto un livello musicale (alto) costante per trent’anni.
    Tutti, e con tutti intendo anche i mostri sacri, gli intoccabili, hanno avuto una parabola.
    Sempre, alla lunga, chi più chi meno, discendente.
    Quindi rilancio con una provocazione.
    Che poi tanto provocazione non è, anche se non ne avremo mai la controprova.
    E cioè: se un gruppo nuovo di quattro sbarbati di Bristol o Detroit partorisse un album come “How to dismantle…” – magari distribuito inizialmente via myspace o simili – che ne direbbero i grandi santoni delle recensioni e delle musicali bibbie cartacee?
    mah…
    Il dubbio mi resta…
    Ciccio

    Rispondi
  6. Gigi

    Caro Ciccio quello che dici è perfetto soprattutto quando parli di indie e di gruppi ‘alternativi’ esaltati per 6 mesi per poi essere facilmente sostituiti e dimenticati da altri gruppi fotocopia. Però, obiettivamente, come si fa a non insultare questo Bono musicalmente andato da 20 anni e che nononstante il lusso compiaciuto che ostenta si erge a paladino delle giuste cause da salotto. o che alla sua età pontifica e si presenta come la voce rock dei giovani? (potremmo dire lo stesso per i nostri Jovanotti o Ligabue).

    Rispondi
  7. Davide Taschini

    bel pezzo. pacato e con qualche ragione di fondo. quello che continuo a non capire è come puoi apprezzare un tipo così e io sinceramente non do soldi nè tempo per uno che mi sta sul culo di brutto.
    dici di distinguere tra l’uomo e l’artista ma è impossibile.
    non che gli altri siano stinchi di santo per carità ma almeno sono strambi simpatici o cazzoni simpatici. bono è solo una merda! uno che ha fatto i miliardi e ne vuole sempre di più, una megastar, un business man un trafficone.

    che cmq fa anche musica mediocre che deve abbellire con gli effetti speciali

    (è più forte di me non riesco a trattenermi)

    peace and love

    dado

    Rispondi

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