Come abrogare la controriforma Gelmini

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trattato di lisbona sulla scuolaLa controriforma va cestinata perché discriminatoria, antieuropea e medievale. Sì, ma poi quale strada occorrerebbe seguire?

1. Quale idea di Scuola?

Domanda. Se il fronte “progressista” fosse a breve chiamato a governare il futuro del Paese a quale idea-di-Scuola darebbe le ali per librarsi nel cielo costellato di Persone capaci di pensare con la propria testa e sognare con il proprio cuore?
Questo scenario auspicato fa scattare un duplice interrogativo e l’esigenza di una scelta sollecita tra due alternative.

Prima scelta possibile. La discriminatoria (democraticamente parlando) e medievale (culturalmente parlando) Controriforma della Scuola del governo di Destra va – immediatamente – gettata nel “cestino” dei rifiuti per l’urgente necessità di accendere i semafori verdi ad un organico iter/legislativo chiamato a costruire un duraturo ridisegno del sistema di istruzione di casa nostra.

Seconda scelta possibile. E’ opportuno – inizialmente – optare per una raffica di tessere legislative da condividere – una dopo l’altra – con il mondo della Scuola: sette milioni di studenti che, sommati alle loro famiglie e alle istituzioni sociali impegnate sui problemi dell’istruzione, rasentano la metà della popolazione del nostro Paese. L’obiettivo è varare – con gradualità – un suo definitivo mosaico in grado di respingere l’eventuale ultimo assalto (antieuropeo, antidemocratico, antipedagogico) della Controriforma Gelmini
La risposta al duplice interrogativo può essere data soltanto aprendo nelle nostre contrade un ampio dibattito: raccogliendo – su questo test referendario – le tante “voci” delle periferie politiche, istituzionali, scolastiche, sindacali, associazionistiche. E delle cittadinanze locali.

2. Apriamo il dibattito

Un replay, per rinforzare il concetto. Già in questa stagione di egemonia monocratica della Destra, ci sembra necessario aprire un primo dibattito all’interno del mondo “progressista” sulla direzione di marcia da prendere al cospetto delle due corsie che avremo di fronte dopo il cambio della guardia al Governo.

CORSIA NUMERO 1. - La sua freccia segnaletica informa che questa strada porterà all’abrogazione - senza se e senza ma – della Controriforma/Gelmini.
Su questa opzione, batte forte il nostro cuore. Senza dubbio la sua passione politica chiede una sollecita eutanasia. Impossibile tenere in vita artificiale – con la cannella dell’ossigeno – una Controriforma mille miglia lontana dagli orizzonti culturali, sociali, educativi del fronte “progressista”. Quali, gli sguardi controriformistici da spegnere?

(a) Lo sguardo “culturale” della Controriforma è antieuropeo. E’ miope e indifferente alle raccomandazioni comunitarie (Lisbona/2000) sull’avvento di una Società della conoscenza che chiede alle nazioni del vecchio Continente innovazioni scolastiche dalle robuste ali culturali per volare verso un domani dove l’alfabetizzazione e la formazione siano a disposizione di tutte le popolazioni del Pianeta: ricche e povere.
La Controriforma Gelmini non dispone di ali. La sua è una politica scolastica lillipuziana, in ostaggio ad una visione “paesana” dell’istruzione che si alimenta di cibi culturali seminati nel proprio condominio, nell’orto di casa. I Decreti legge del Ministro dell’istruzione hanno poco a che fare con un’idea di Riforma. Sono una “riformicchia” dal volto leghista. Il cui primo segno identitario è la rinuncia agli odierni saperi complessi della Cultura e della Scienza, preferendo giocare le proprie normative ministeriali sulla roulette sia delle conoscenze fuori mercato (i piccoli mondi antichi e del tempo che fu), sia delle conoscenze utili in quanto merce” di immediato consumo. E poco importa se moriranno all’alba del giorno dopo.

(b) Lo sguardo “sociale” della Controriforma è antidemocratico. Non garantisce a tutti il diritto allo studio perché discrimina precocemente la propria utenza. Come? Riducendo l’obbligo scolastico, creando due canali di formazione secondaria (per i figli di famiglie indigenti e per i figli di famiglie benestanti), attivando dispositivi di separazione tra gli allievi di buono o di cattivo rendimento negli studi (classi a livello), abbandonando l’etica dell’inclusione e dell’integrazione (per i disabili e per chi proviene da altre etnie), dando via libera al fai-da-te delle famiglie.

(c) Lo sguardo “formativo” della Controriforma è antipedagogico. Mortifica le potenzialità cognitive e relazionali dell’allievo-Persona. Tanto da costringerlo sopra un ring dove l’arbitro premia sia la bassa cucina nozionistica che omologa al pensiero unico (mentre punisce le idee plurali: aperte alla molteplicità dei linguaggi, delle culture e delle fedi), sia i disvalori dell’individualismo e della competitività (mentre punisce i valori della cooperazione e della solidarietà).

CORSIA NUMERO 2. - La sua freccia segnaletica informa che questa strada verrà copiosamente asfaltata di decreti legislativi. Su questa opzione, il nostro punto-di-vista è pieno di se e di ma. Certo, la nostra razionalità politica suggerisce di tenere conto di una molteplicità di variabili che – se ben pilotate – possono evitare le pericolose controffensive di una Destra all’opposizione. Siamo alla scelta di una politica realistica, del mattone-su-mattone. Con la finalità di costruire gradualmente una Scuola dalle solide fondamenta e sul cui tetto sventoli una bandiera contrappuntata di valori progressisti: europei, democratici e pedagogici.


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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. ANGELA GIANDOMENICO

    Condivido. In questo periodo svolgo il mio lavoro con un certo disagio. La Riforma Gelmini educa al pensiero convergente. Le prove invalsi sono state istituiteper affondare la scuola pubblica..

    Rispondi

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