Fighting for la dolce vita

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Cosa c’è dietro alla più lunga serie di scioperi che si sia mai vista in Francia dal luglio 1789? Mentre il resto d’Europa sonnecchia, nonostante la peggior crisi dai tempi del sacco di Roma del 410 d.C., i francesi si sono invece un po’ incatzati, nello specifico contro la riforma delle pensioni proposta da Sarkozy. Tuttavia, a differenza dei loro padri (o nonni?) del ’68, chi è sceso in piazza in questi giorni non manifesta per cambiare il presente e costruire un futuro migliore, bensì…

…perché le cose non cambino, per mantenere lo status quo. Ossia per opporsi – in particolare – contro l’aumento (peraltro molto limitato) dell’età pensionabile – e più in generale – contro una visione del futuro che prevede l’eliminazione di molte conquiste sociali, considerate obsolete, per poter competere alla pari – in nome del profitto – con le nuove economie emergenti.

Possiamo per questo definire il movimento di protesta francese reazionario, se con questo aggettivo ci riferiamo a chi ha paura del cambiamento e vuole invece difendere la propria condizione presente.

Nell’ambito dell’attuale sistema socio-economico mondiale, le richieste della protesta francese sono poco realistiche, perché un aumento dell’età pensionabile è inevitabile. Eppure le motivazioni dei manifestanti appaiono legittime: essi – di fatto – gridano: perché dobbiamo accettare di sacrificare i nostri privilegi e le nostre conquiste sociali in nome del profitto e della competitività economica, non tanto del nostro Paese, quanto piuttosto delle grandi imprese protette dal presidente (Sarkozy) che ci propone queste riforme? Perché, visto che giuocare da Grande Nazione nel futuro costa tanto e probabilmente saremmo comunque presto superati da paesi molto più dinamici e aggressivi, non possiamo semplicemente essere felici? E goderci – tra l’altro – la nostra pensione?

In questo senso, la Francia pare essere ancora una volta l’avanguardia dei movimenti sociali europei, messi in moto – questa volta – non dal Terzo Stato contro la nobiltà, bensì da ordinari cittadini che non hanno intenzione di abdicare alla loro “dolce vita” europea.

Recentemente una studentessa cinese ha descritto così, in una rivista americana, il suo progetto di vita: “Comincerò studiando negli USA per farmi una educazione di alto livello. Poi andrò a lavorare in Cina e diventerò ricca. E infine mi trasferirò in Europa per godermi la pensione”. E’ un’immagine perfettamente aderente alla realtà che riflette e conferma le autentiche ragioni e principi della protesta francese. Gli europei (perlomeno occidentali) – sempre più anziani – vogliono continuare a godersela, rimanendo al di fuori delle guerre economiche prossime venture o comunque non intendono stringere la cinghia perché qualche grande banca o industria automobilistica possano giuocarsela alla pari con cinesi, indiani o brasiliani.

In questo scenario, si inserisce, ad esempio, il discorso di Marchionne per cui i lavoratori devono rinunciare a qualcosa, e si può anche prescindere dall’Italia (ovviamente solo quando fa comodo…) se si vuole che la FIAT rimanga competitiva a livello globale. Marchionne e Sarkozy sono indubbiamente dalla parte della ragione nell’ambito di uno scenario futuro che, però, gli operai della FIAT o i futuri pensionati francesi non sembrano desiderare.

La lotta tra Sarkozy che guarda ad un certo futuro, rappresenta le grandi imprese e vuole riformare il sistema pensionistico e i manifestanti francesi guidati dal principio del piacere si concluderà a breve, probabilmente con l’approvazione della legge sulle pensioni. Ma è altrettanto probabile che Sarkozy ne pagherà le conseguenze in termini elettoriali. La guerra tra le grandi imprese europee vogliose di competere a livello globale e i paladini europei della dolce vita è invece appena cominciata….

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    se consideriamo il diritto allo sciopero, alla malattia, alla maternità, alla pensione (cioè tutto ciò per cui un paio di generazioni si è battuto duramente ed ha ottenuto a costo di lotte e sacrifici) dei privilegi da ‘dolce vita’ allora il mondo occidentale è finito. la cina ha un miliardo di schiavi, se la prospettiva è competere con i cinesi ritornando in maniera biecamente reazionaria alle condizioni di lavoro di 50 anni fa, credo che chi lavora abbia tutti i diritti di mandare a cagare chi ha il potere o i pochi privilegiati che per condizione sociale non sono al momento toccati dai sacrifici e che pensano bene di salvarsi il culo facendoli fare ai soliti.
    Marchionne su molte cose ha ragione (assenteismo, scioperi quando ci sono le partite, malattie di massa mirate … e su questo i sindacati hanno le loro belle responsabilità), ma se per incapacità di gestione la risposta è togliere i diritti a tutti allora è giusto dire no.

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  2. giampi

    Nel mondo di Marchionne e Sarkosy (che è – ci piaccia o no – il mondo in cui attualmente viviamo), idee non ne ho, anche perché come dici (e come scrivo anche io) non voler rinunciare alla dolce vita è irrealistico (oltre che egoistico).

    Purtroppo, come scrive Marincola nell’articolo sulla Thatcher di questo numero, non riusciamo più a concepire e immaginare che “un altro mondo è possibile” (Oddio, l’ho detto!), dove – ad esempio – il profitto non sia la “driving force” di qualsiasi processo e dove – comunque – qualche rinuncia anti-consumistica andrebbe fatta.

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  3. Augusto

    Ma se nessuno rinuncia allo status quo e il futuro certo è chiaramente quello descritto da Marchionne e Sarkozy… chi paga le pensioni e gli ammortizzatori sociali, chi sostiene la dolce vita, dove si può andare a scioperare se non c’e più nemmeno il cancello della fabbrica..e poi contro CHI scioperare? Ok jumpy per la foto forse anche un poco scontata, ma oltre al racconto hai anche qualche idea?

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  4. matzeyes

    I francesi provano piacere a manifestare e sono d’accordo con chiunque faccia casino. Negli ultimi sei mesi mi sono fatto tre ore bloccato in autostrada da una ventina di giostrai francesi che bruciavano copertoni al casello e portestavano in un mezzogiorno di agosto perchè non gli avevano fatto mettere le giostre, poi sono rimasto bloccato a Madrid perchè nessun aereo poteva volare sopra la Francia causa sciopero dei controllori di volo. Passi per le pensioni, ma in Italia gli automobilisti ai 20 giostrai gli facevano mangiare i copertoni.

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