Vedere un film: come?

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Ammesso che il cinema sia una nuova arte (ma su questo vi è una condivisione quasi generale), ne deriva che l’opera che viene prodotta sia una espressione significativa del pensiero e della riflessione umana.

Per di più il film è l’insieme di più attività a sfondo artistico, che, seppure si compendiano e si intersecano tra loro, rimangono ognuna con una propria autonomia. Nel film vi è il teatro (la recitazione degli attori), la letteratura (il soggetto, la sceneggiatura), la musica, il balletto, la fotografia, la pittura (il colore), l’architettura ed altre forme compiute o artigianali.

Tutti questi elementi vengono ricomposti ad unità dal regista, che, forse impropriamente ma con una considerevole dose di verità scenica, viene considerato l’autore o uno dei principali autori del film. Il cinema, quindi, che è l’ultima arrivata, è un’arte multiforme perché ne racchiude tante altre. Ma questo non significa che non abbia una propria autonomia e, come ognuna delle arti esplicitate, un proprio e universale linguaggio. Gli autori ed i critici, che si sono occupati del problema, hanno rinvenuto questa esclusiva espressione o linguaggio cinematografico nello “specifico filmico”, come è stato teorizzato e trattato da uno dei principali critici cinematografici del secolo scorso, Luigi Chiarini, morto nel 1975, critico, autore, regista, sceneggiatore, peraltro quasi ignorato dalle attuali generazioni.

Noi siamo portati a dare rilevanza, ed alcune volte preponderante rilevanza, alla cosiddetta “trama”, cioè all’aspetto letterario; molto spesso a proporre una comparazione tra il film e l’opera letteraria dalla quale il primo si è ispirato, quando invece l’uno e l’altra hanno una loro specifica dignità artistica. Così come, nei vari cineforum, viene estrapolato l’aspetto ideologico o problematico del film, rivolgendo la discussione sul merito degli argomenti storici, morali-realistici o non, trattati dal film, determinando in questo modo un appiattimento di tutte le espressioni.

Uno stesso tema può essere trattato in modo proprio da ciascuna arte.

La pittura o le arti visive hanno ciascuna una propria espressività. Il film, anch’esso ha una propria specificità ed attraverso di questa un modo di essere proprio di ciascun autore di rappresentare la realtà, componendo o scomponendo le varie articolazioni di cui si è detto; suscitando attraverso le immagini sentimenti o situazioni psicologiche; dando un proprio messaggio. Il tutto con i mezzi espressivi di cui l’autore o gli autori dispongono.

I maestri del cinema, come si suol dire, raccontano per immagini e non hanno bisogno di voci fuori campo o di titoli scritti per trasmettere ciò che vogliono dire. A titolo puramente esemplificativo ricordo una sequenza bellissima del film “La strada “ di Federico Fellini. In una inquadratura si vede Gelsomina seduta sul ciglio di una strada deserta ed a questo atteggiamento corrisponde l’attraversamento di un cavallo, solo e senza finimenti, che si perde lentamente in lontananza. Un modo significativo per esprimere il senso della solitudine e dell’abbandono.

E allora, rispondendo alla domanda iniziale, come vedere un film? Ognuno, ovviamente, può dare e praticare la risposta che vuole. La più corretta appare, però, quella che viene data in relazione alla specificità dell’opera cinematografica, così come avviene per ogni altra manifestazione artistica. Il “come va a finire”, il soggetto o la narrazione mediante il soggetto o la sceneggiatura, hanno un’importanza del tutto relativa, così come avviene in un’opera pittorica, dove non avrebbe senso la considerazione critica se una immagine sia aderente alla realtà o se abbia o meno un significato.
Quello che è determinante è il linguaggio particolare del cinema e la sua specificità che le dà la possibilità di annullare tempo e spazio, inserendosi in un mondo, che al tempo stesso è reale o costruito con la fantasia ma pur sempre vitale e capace di esprimere l’umanità dell’artista.

 

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