Grandi misteri: le quote latte

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MuccaUn’altra bella storia italiana, in cui trionfano i valori fondanti del nostro paese: la furbizia, l’evasione fiscale, la lungimiranza politica, ma anche vacche e mammelle. E sulle quote litigano tra loro perfino i leghisti.

Per farsi raccontare “seriamente” le quote latte bisognerebbe chiedere a Milo Minderbinder. In effetti è una storia da Comma 22, dove la logica e il buon senso fanno a pugni con mercato e politiche economiche. Eppure capire le quote latte non è difficile, basta non perdersi nei dettagli. Ecco la biografia delle quote, dalla nascita nel 1984 alle vicissitudini odierne, che travagliano persino la Lega Nord.

Milking robotsNascita e primi passi. La famosa legge del mercato dice, in sintesi, che domanda e offerta si incrociano per determinare il prezzo e la quantità prodotta. In sostanza, se la gente vuole consumare 10 litri di latte, ma gli allevatori ne producono 20, per venderli tutti devono abbassare il prezzo. Produrre latte è diventato sempre più facile nel corso degli anni. Primo, perchè la selezione darwiniana delle vacche ha privilegiato le più lattifere (per fare le bistecche si sacrificano le mucche che fanno meno latte). Secondo, grazie alla spinta del progresso tecnico che ha prodotto – per esempio – mungitrici meccaniche in grado di succhiare più efficientemente delle mani umane. Tutto ciò ha favorito un grande aumento della produzione di latte, a fronte di consumi tutto sommato stabili. Se fosse stato per Adam Smith, il risultato sarebbe stato semplicemente un prezzo stracciato per il latte. Ma anche molti allevatori costretti a chiudere bottega, soprattutto quelli più vecchi e meno efficienti. Dopo Adam Smith è arrivata quindi la Comunità Europea, che per aiutare l’agricoltura a sopravvivere ha mantenuto artificialmente alti i prezzi di latte, pomodori, grano… con un’idea alla Milo. Se è vero che se  l’offerta è alta i prezzi calano, allora la soluzione è semplice. Distruggiamo l’offerta. Forse qualcuno ricorderà le immagini dei telegiornali degli anni Ottanta, con ruspe e camion a schiacciare pomodori italiani. Per il latte, le prime soluzioni furono quelle di trasformarlo in burro e formaggio oppure latte scremato per i paesi in via di sviluppo, ma bisognava fermare una produzione in costante ascesa. E così nacquero le quote latte. Un meccanismo molto semplice: ogni paese ha un “budget” di latte da produrre ben definito, per ogni litro prodotto in più, la Comunità Economica Europea sanziona lo stato membro colpevole dello sforamento. Ciascuno stato deve quindi distribuire il massimale di produzione nazionale tra i propri allevatori e (importante) è obbligato a multare quelli che non rispettavano la propria quota individuale.

La guerra delle quote. Sul latte, l’Europa rischiò di spaccarsi. Era il 1983 e l’accordo sull’agricoltura metteva in discussione la sopravvivenza della Comunità La mucca dei Pink FloydEconomica Europea. Alla fine i premier degli stati membri raggiunsero un compromesso. Le quote latte per ogni paese furono fissate al livello della produzione registrato nel 1981, aumentato del 2%. Fu Bettino Craxi a “firmare” per l’Italia il sistema delle quote. L’Italia era in una situazione molto particolare. Contrariamente agli altri paesi europei, produceva molto meno latte di quello che gli italiani bevevano. Un problema relativo per l’Europa, perchè i tedeschi producevano molto più latte di quello che consumavano. Poi c’era un altro problemino. I calcoli della produzione italiana del 1981 erano un po’ approssimativi e ben presto ci si rese conto che in realtà gli allevamenti italiani producevano molto più latte di quanto previsto dalla quota nazionale. Troppo tardi per tornare indietro, anche perchè Craxi & C. avevano ottenuto accordi più vantaggiosi sui compensi per la distruzione dei pomodori. Per l’Europa il problema era risolto, per l’Italia no. Dal 1984 in poi, l’Italia superò regolarmente il limite consentito e accumulò multe su multe. Multe che avrebbero dovuto essere pagate dagli allevatori “colpevoli” dello sforamento, quasi tutti in Lombardia e Veneto. Ma non andò così, a pagare ci pensava lo Stato. Per cui, come spesso succede in questo paese, l’allevatore onesto rispetta la quota e si riduce i ricavi, mentre quello più furbo produce in eccesso, vende, e non viene sanzionato. I primi ministri dell’agricoltura post-quota, Pandolfi e il più noto Calogero Mannino, furono accusati di danno erariale. In pratica si chiedeva loro di pagare di tasca propria le multe delle quote. Furono però assolti.

Come è andata a finire.
Beh, intanto non è finita. La storia è continuata su questa falsariga per lungo tempo. Di tanto in tanto l’Italia otteneva un innalzamento della propria quota nazionale, a patto di rispettare la legge e imporre le sanzioni agli allevatori. E invece a pagare le multe era sempre lo Stato, ovverosia tutti i contribuenti non evasori fiscali. Prendete due allevatori “vicini di casa”. Uno rispetta le quote e paga le tasse. Non può aumentare i propri guadagni perchè la produzione massima è fissata, e con le proprie tasse paga le multe per le quote sforate dal suo collega. Il suo collega se ne infischia delle quote, aumenta i propri guadagni e non paga le multe se non infinitesimalmente attraverso le proprie tasse (se le paga). Intanto la Comunità, poi diventata Unione, si innervosiva sempre più per l’anomalia italiana. Tanto che per i nostri politici diventò sempre più difficile giustificare il pagamento delle multe a spese delle casse nazionali anzichè degli allevatori ‘sforanti’. E così l’escamotage fu di continuare a pagare dal bilancio dello stato come ‘anticipo’, di attribuire le multe ai colpevoli, ma poi rateizzare ed aspettare con molta calma i pagamenti, salvo intervenire di tanto in tanto con leggine e condoni, come ad esempio il decreto sulle quote latte del 2009 poi divenuto la “legge Zaia”, in cui venivano differiti e rateizzati i pagamenti di qualche centinaio di allevatori fuorilegge. Allevatori che forse speravano anche in una ulteriore sospensione dei pagamenti promossa dallo stesso leghista Zaia, che però nel frattempo cedeva la poltrona all’altro leghista Galan, di visione diversa. Chi ha sforato deve pagare. E tra poco rivedremo i trattori dei Cobas in tv.

 

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Chi lo ha scritto

matzeyes

Nato nei favolosi anni settanta, si sente scienziato (e incredibilmente lo pagano come tale), romantico, padre sapiente, nostalgico, sognatore (ad litteram), scrittore, giornalista, teorico della cospirazione, giocatore di baseball, cittadino del mondo (più d'Europa), anticonformista, rivoluzionario di sinistra, vero cattolico. In realtà è solo un (po') coglione, ma almeno è anche lui un fondatore de l'Undici.

6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Più un euro di tasse al biglietto per il cinema per finanziare gli evasori delle quote latte. perché questo governo delle tasse non mette un euro sugli ingressi ai musei perf finanziare chi rapina le banche? Bossi ministro dell’illegalità

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  2. Flebo

    Non solo! I 5 milioni saranno coperti anche tagliando dei fondi all’assistenza dei malati di cancro. Viva Bossi!

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  3. matzeyes

    Dal Corriere del 16/2/2011:
    QUOTE LATTE – Slitta ancora una volta il pagamento delle multe sulle quote latte, dando altri sei mesi di tempo agli allevatori. È prevista uno slittamento di altri sei mesi, rispetto all’ultimo termine fissato al 31 dicembre 2010, della partenza dei piani di rateazione delle multe.

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  4. Gigi

    invece: perché adesso sono in rivolta i pastori sardi? perché abbiamo regalato miliardi a quelli padani e adesso per loro ci sono solo le briciole?

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  5. Gigi

    Il ministro Galan (PdL) dice che questa volta chi ha violato ripetutamente la legge dovrà pagare la multa che se no la UE si incazza davvero e visto che nel 2011 bisognerà rinegoziare con l’Europa tutta la questione agricoltura non è il caso di presentarsi deboli per colpa di qualche centinaio di agricoltori leghisti. I colleghi leghisti cosa dicono?

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  6. giampi

    Quindi, quelli che vanno in piazza a rovesciare il latte lo fanno per protestare contro l’imposizione di un limite alla loro produzione?

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