AAA giovani volenterosi cercansi

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Crisi, crisi. Negli ultimi due anni il violentissimo rallentamento economico che ha colpito il mondo intero, e in particolar modo la parte occidentale, mostra oggi il suo lato più pesante e crudo.

Le politiche di austerità che i vari paesi, chi più chi meno senza entrare nel dettaglio, hanno messo in campo, forzati da entità sovranazionali, per contenere entro i confini nazionali i loro danni, hanno generato scioperi e malcontento nelle diverse nazioni estesi un po’ a macchia di leopardo. Aprendo un qualunque (non proprio qualunque!) quotidiano si può leggere di come la recessione abbia condizionato in modo pesante la vita quotidiana di tutto quel 90% di “comuni mortali” che si sono visti ridimensionare il tenore di vita in modo sicuramente rilevante.

Come sempre quando piove, piove sul bagnato, e chi sta subendo in modo più pesante tutto questo sono i vecchi lavoratori anomali, ora disoccupati autentici. Ma chi sono questi? La vecchia precarietà trasformatasi in disoccupazione ha colpito in modo trasversale? Ma nemmeno per idea! Lo stereotipo del disoccupato odierno va dai venticinque ai quarant’anni, la stessa persona che qualche tempo addietro era stata definita in modo straordinariamente leggero come “bamboccione“, un mammone attaccato mani e piedi alla felice casa paterna incapace di tagliare il cordone ombelicale. Molto spesso laureato, con grandi aspettative e un livello culturale medio alto, si ritrova in un mondo del lavoro privo di certezze e soprattutto senza una minima base su cui costruire di suo. E’ l’evoluzione (forse), è il nuovo mercato; le certezze non esistono più per nessuno (o quasi).
Ci sono i paesi “emergenti” (che ormai sono emersi) che lentamente ci schiacciano sotto i piedi. Dal paradiso di potenziali acquirenti nel giro di pochissimo tempo si sono trasformati in competitors capaci e affamati in grado di sovrastarci in quantità e qualità.

Gli spazi si sono realmente ristretti, la distanza non è più una barriera né per le idee né per le merci. Tutto si delocalizza, progettazione e produzione, braccia e mente. E qui? E il bamboccione che fa? Non bastassero gli ostacoli esogeni, noi residenti in Italia abbiamo pure un fardello da trascinarci che non basterebbero quattro vite a sanare. C’è qualche mente in grado di illuminare la via, qualche saggio che doni la sua esperienza in favore delle generazioni future? Come no! Sono gli stessi illuminati saggi che ci hanno zavorrato e pure titolato e che ora ritroviamo ovunque trasversalmente a pontificare sul da farsi, a filosofeggiare sul disagio delle giovani generazioni, sull’inadeguatezza della formazione, su come un tempo fosse veramente difficile, sull’agiatezza creata da altri (!)… e che ppalle. Sono gli stessi che si sono turati il naso, gli stessi che si sono indignati di fronte a tangentopoli giurando di non immaginare, gli stessi che anche oggi si prendono pure la libertà di disprezzare chi oggi ha ancora tutto da fare. Sempre con l’Io al centro. Altro che gli italiani sono campanilisti; almeno in questo vi è implicito un senso seppur minimo di condivisione. Il popolo delle partite iva, incapaci di costruire qualcosa che andasse oltre l’orto sotto casa. “we will emerge stronger or change forever“… non per l’italiano, c’e’ un noi di troppo.

Qui il termine “NOI” non è contemplato; qui esiste solo l’IO. La massimizzazione del benessere dell’Io. Eccolo il colpevole che dobbiamo ringraziare per la straordinarietà del fardello che ci ritroviamo sulle spalle. E gli altri? E gli altri si arrangino! Ci penseranno poi! E adesso che gli altri siamo noi (come cantava quello), che si fa? Stando così le cose la situazione è decisamente disarmante, per la mia/nostra generazione e per tutti quelli che verranno dopo. Difficile trovare entusiasmo, e anzi piuttosto facile farsi prendere dallo sconforto. Chi va a dire a un trentacinquenne senza casa né lavoro con una famiglia dietro di pensare al domani con positività? Solo uno stronzo (uno a caso).
Anche se serve quasi un atto di fede, in tutto questo ci potrebbe essere un’occasione straordinaria. L’affiatamento nasce nei momenti difficili. Le squadre più coese son quelle che superano insieme le difficoltà più importanti. Ricordo i racconti di mio nonno in cui traspariva il vero significato del pronome noi. I momenti difficili in cui le persone erano veramente unite. Abbiamo la possibilità di lasciare qualcosa invece di appesantire ulteriormente chi ci seguirà solamente iniziando a pensare al plurale.

E’ necessario cambiare il punto di vista, guadagnarsi la fiducia del vicino e fidarsi di lui andando oltre la diffidenza che è un limite che deve essere superato. Questa è l’occasione della nostra generazione, l’occasione di tutti quelli che oggi hanno da dare.
Se non la sappiamo cogliere non abbiamo nemmeno il diritto di criticare o inveire contro chi con la sua visione miope ha depredato il bene comune in nome dello stesso. Bisogna avere il coraggio di smettere di pisciare controvento; è giusto prendere coscienza di quanto poco edificante sia la cultura dell’italiano medio, ma, una volta fatto, si deve andare oltre, ci si deve far carico di gettare le basi di un cambiamento che sicuramente noi non vedremo ma di cui potrà godere qualcuno a noi caro.
Di sicuro non è facile ma non bisogna perdersi d’animo né nascondersi dietro la media. Un popolo non nasce tale ma lo diventa se c’e’ veramente volontà nel perseguire tale obiettivo. Sarà presuntuoso, sicuramente idealista, ma che abbiamo da perderci nel provarci?
Basta buttarci addosso merda, ne siamo già ricoperti; l’analisi è chiara, adesso servono idee e tanta voglia di condividere.

 

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ma cosa dite!

    In effetti in quale paese arretrato che osa mettersi a paragone con i discendenti dell’impero romano può succedere nel 2010:

    - Che una grande banca metta a tacere le proteste dei dipendenti in esubero assicurando l’assunzione dei figli degli stessi dipendenti.

    - Che la gente venga uccisa e sciolta nell’acido

    - Che la “capitale” di una parte rilevante del suo paese sia invasa da immondizia come Calcutta 30 anni fa.

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  2. Gigi

    l’io, io, IO è lo stesso dappertutto. Ma noi italiani abbiamo pure la famiglia che viene prima di tutto e a discapito di tutto. E la famiglia italiana è larghissima: figli, nipoti, cugini, zii, generi, cognati, pronipoti, mogli, amanti, amici dei parenti … Il familismo è un problema tutto italiano a casua del quale il NOI è sempre molto circoscritto.
    Per il resto per quanto mi sforzi ragioni per ritrovare l’entusiasmo faccio fatica a trovarne. Spero che ce l’abbiano i più giovani unito a un po’ di coraggio e di utopia.

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  3. Gigi

    In Italia le politiche di austerity sono state fatte sottotraccia in forma di tagli pesantissimi agli enti locali (che si ripercuotono appunto nei servizi erogati dagli enti locali come asili, materne, trasporti pubblici, biblioteche, servizi sociali per gli anziani…) in questo modo la gente se la prende col comune, così si evitano proteste e malcontenti generali come in Francia, in Spagna, in Grecia o altrove. Un altro esempio che ci dice che il nostro presidente del consiglio in fatto di comunicazione è il più bravo di tutti.
    In Italia le riforme globalizzate gli imprenditori se le fanno da soli come Marchionne visto che il governo semplicemente non fa nulla.

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  4. Galateo

    Prete e comunista?Mmmm..Sei Rosi Bindi!!!
    In effetti stesso trasporto sessantottino però moderato cattolico, stessa rigidità comunista/collettivista all’avanti popolo, stessa poca praticità rispetto al mondo moderno e assenza di proposte concrete! Tutte cose bellissime, ma come direbbe Marinda, fuori moda e soprattutto poco concrete. Puoi anche cercare di tagliare le braciole con i grissini, ma non lamentarti se non riesci a mangiare tutto perchè il capitalismo e l’individualismo hanno ridotto la tua pausa pranzo a solo un’ora.

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  5. Augusto

    Carissimo Calvino anche se fossi prete o comunista o entrambi che cambia? Non è l’economia (o meglio non solo) che mi interessa e credo sia evidente. Il fatto che si sia provato a fare gli italiani e non abbia funzionato non significa che non ci si possa (debba) riprovare. Si valutano proposte.. non ti abbattere sei ancora giovane (credo)!

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  6. Calvino

    Caro Augusto, o sei un prete o sei un comunista. Niente di male, ma il fatto che l’IO sia alla base della società “moderna” nessuno lo questiona, e l’IO è a base di tutte le nazioni più sviluppate e migliori dell’ Italia(almeno economicamente e l’economia è quello che ti interessa di più, dal tuo pezzo) . La differenza, forse la più importante fra le molte, con l’ Italia è una questione di giustizia, di pari opportunità che
    in Italia è negata ai più. Ogni singolo dovrebbe ribellarsi e vedrai che le cose funzionano.

    Ai singoli italiani, appunto, non interessano nè giustizia nè pari opportunità. Non c’è nessun patto sociale. Tutto qui. Prendine atto, piscia controvento, non perderti d’animo e continua nell’essere idealista. Ma non c’è`niente di nuovo, non dipende dall’economia e dai competitors globali (e spero che il tuo afflato romantico non si spenga quando il PIL tornerà a tirare).

    C’è stato un periodo abbastanza recente in cui si è provato a fare gli Italiani, e gli italiani hanno voluto invece 20 anni di Berlusconi.
    Cosi è anche se non vi pare.

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  7. giampi

    Sì, è vero Marcella…sono cosciente della delusione-Veltroni (ma anche del fatto che se avessimo votato tutti lui, ci saremmo comunque risparmiati gli scempi che sta facendo il governo attuale), ma quali soluzioni? Non dirmi Grillo per piacere…

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  8. Marcella

    @Jumpi. Qualche anno fa avresti scritto Zapatero-Veltroni-Obama, no? Forse è tempo di trovare soluzioni diverse.

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  9. giampi

    Finito di leggere l’articolo – magari sarà l’ennesima fregatura – mi è venuto in mente solo un nome: Nichi Vendola.

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