L’italiano (di minoranza)

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Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente con l’autoradio sempre nella mano destra, un canarino sopra la finestra…
Esserlo o non esserlo?

L’estate è finita. Dopo il caldo e le vacanze in terra straniera, tempo di riflessioni. Fatti apparentemente scorrelati portavano alla stessa riflessione….
+ Where are you from?
- I am Italian.
+ Ah, Italy. Nice place!
- Oh, mmm,…yes, dunno, no….well, excellent food for sure!
Quante volte! Come guardando le partite ai mondiali. Forza Italia? Aspetta che ci penso! Festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia: giusto, sbagliato, ics? Boh! Devo schiarirmi le idee. Cosa vuol dire essere italiano? Chi sono gli italiani? Io sono italiano?

Una premessa banale innanzitutto. Ogni persona é diversa, una persona non potrà mai essere riassunta con la sua nazionalità, e blah blah blah. Però bisogna generalizzare quando si parla di un popolo, e come per i francesi mangiatori di formaggio, gli Inglesi bevitori di tè e i tedeschi bevitori di birra e mangiatori di patate, anche gli Italiani sono null’altro che quello che pensano gli altri popoli dei tizi che popolano lo stivale. Dato per scontato che tutti gli altri popoli hanno poco tempo per un paese relativamente giovane e piccolo, poco importante e in declino, si puó concludere che la definizione di Italiano viene sciattamente arrabattata dai nostri vicini e lontani semplicemente guardando cosa fa, come è la maggioranza degli Italiani, leggendo di fretta le poche notizie pubblicate all’estero riguardanti l’Italia e i suoi rappresentati.

Troppo giovane e ballerina infatti è ed è stata questa repubblica per poter lasciare qualcosa di certo da ricordare agli stranieri, un tratto, un elemento caratteristico condiviso dai suoi cittadini tutti che superi le mode e le congiunture, se non appunto quello di essere il popolo più individualista e disomogeneo, moderno ossimoro che solo la frammentata Storia delle genti dello stivale e la diversissima geografia potevano produrre. D’altronde, come disse un libellista, è difficile capire un paese dove la stessa cosa è chiamata al Nord uccello e al Sud pesce. Lungi perciò dall’essere sacro e scolpito nella pietra, l’essere Italiano è qualcosa che cambia nel tempo e non ha niente a che fare con le retoriche balle del popolo di santi e navigatori, del pizza e mandolino, dello stellone italico, dei discendenti dei romani (vedere da dove venivano gli imperatori) e propaganda varia.

Essere italiani vuol dire semplicemente essere come la maggioranza di essi pensa e agisce ora, adesso. E questo è un grande guaio di questi tempi, almeno per me. Infatti, chi è la maggioranza? Cosa pensa? tutti si sentono così, quindi niente greggeÈ difficile saperlo: La società italiana, postulato esista, è divisa, polverizzata e fratturata in mille pezzi. C’è la frattura geografica (nord, centro, sud, isole), politica (destra, sinistra, centro), religiosa (piaccia o no, i guelfi ancora sottomettono i ghibellini), lavorativa (dipendenti e autonomi), di reddito (ricchi sempre più ricchi, ceto medio che scompare e sprofonda), generazionale (giovani e vecchi che li comandano), fiscale (evasori, contribuenti onesti) e chi più ne ha più ne metta.

Queste barriere divisorie, unite con il proverbiale campanilismo e individualismo italiano di cui sopra permettono che ci siano moltissimi gruppetti sociali spezzettati, e quindi nessun tessuto sociale coeso, che viene strappato in mille pezzi impedendo la creazione di una seppure minima identità italiana condivisa. Se esistessero solo 100 italiani, per fare maggioranza (relativa) basterebbe quindi essere in 5, visto che gli altri 95 starebbero da soli o costituirebbero gruppi di 2-4 persone che si scannano a vicenda. Da qui la famosa cossighiana frase: “Gli italiani sono sempre gli altri”. Il fu Cossiga lo disse offensivamente rivolto a coloro che cercavano di dissociarsi rispetto alle scelte e alle condotte della maggioranza (relativa), che ai suoi tempi era molto più vasta e stabile di oggi perché la società italiana era obbligata da fattori esterni, non spontaneamente, a polarizzarsi fra gli occidentali e i comunisti, e tutte le altre distinzioni erano fatte scomparire, volenti o nolenti, sotto il tappeto. E l’italiano (di maggioranza relativa) era certamente un moderato (in tutto e per tutto) un po’ bigotto schierato a favore della democrazia capitalista.

Sennonchè di questi tempi l’affermazione è, come conseguenza di quello detto sopra, tecnicamente diventata vera, ovvero si può benissimo dire (ed è sempre più usato dagli stivalici)… “io nato in Italia appartengo a un gruppo in cui mi identifico veramente che è piccolo, e quindi rigetto l’idea di essere italiano, perché la grande maggioranza dei miei connazionali sono talmente distanti da me in tante di quelle cose che sono proprio dei marziani”. La polverizzazione della società, la pochezza numerica della maggioranza (relativa) e aggiungiamoci anche il suo silenzio (le famose maggioranze silenziose di una volta, almeno quelle erano silenziose e anche più maggioranze dell’attuale) sono i fatti. Lasciamo perdere il perché sia così o perché ci sia gente la cui principale occupazione sia quella di assicurarsi che rimanga così. Ma come si fa a scoprire la maggioranza (relativa)? Non è tanto difficile, basta vedere cosa succede nelle situazioni in cui gli Italiani sono costretti a confrontarsi tutti insieme e scegliere. E quindi: televisione con i programmi più visti, politica quando si vota (e lo fanno quasi tutti) e calcio. Altre cose che sono in comune a tutti o quasi gli Italiani non ce ne sono, neanche l’andare a messa è rimasto, e direi che anche la relazione italiani-calcio è anni che peggiora, come intelligentemente fa notare Gigi in un articolo che, sottilmente, ha molto in comune a quello che si dice anche qui. Ora, siamo tutti d’accordo che la televisione la politica e il sistema calcio facciano schifo.

Tutti d’accordo tranne ovviamente la maggioranza (relativa) che produce e incoraggia lo schifo che c’è in tv, nella politica e nel calcio attuali. Eccoli lì, gli Italiani! Sono loro! Io personalmente ne conosco pochissimi (voi?), attaccati all’isola dei famosi, che votano Berlusconi e che dicono che fra Moggi e Moratti non c’è differenza. Li vedo però, non sono certo la maggioranza. Li sento e li riconosco anche in vacanza all’estero, spesso prima che parlino, chissà perché. E i famosi popoli vicini o lontani ne traggono le loro giuste conclusioni. Eroe (di minoranza) Le conclusioni sono cambiate rapidamente, gli Italiani erano altri, chi ci guardava da fuori era molto più benevolo di oggi, senza dubbio. E a ragione: faccio solo un esempio di come tutto sia diverso. Le dichiarazioni di Andreotti a proposito di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona e per questo assassinato. Per il divino Giulio, lui sì sempre Italiano (di maggioranza relativa), l’eroe borghese “se l’era andata a cercare”. Solo oggi il senatore Andreotti può dire questo senza che si scateni l’inferno in parlamento, sui giornali, magari nei bar e nelle piazze. Anche solo venti anni fa (dieci dopo l’omicidio) forse, ma forse, ma forse non l’avrebbe potuto dire.

Oggi no, qualcosa è cambiato, sono appunto cambiati gli italiani (di maggioranza relativa), che o sono d’accordo o non sono interessati. In ambedue i casi, un obbrobrio. Ed è così per mille cose che mi stanno molto a cuore. Di conseguenza mi tiro fuori, mi licenzio. Ma, lasciando perdermi, come me tanti, la maggioranza numerica, e per tantissime ragioni tutte diversissime, come dimostrato, vogliono tirarsi fuori, licenziarsi: quelli che vorrebbero fosse il Papa a comandare, o quelli che la padania è l’unica soluzione, o quelli che i comunisti hanno sfasciato le istituzioni e lo stato o quelli che il mio orto sta benissimo non mi serve altro… tutti gruppuscoli (di minoranza) di cui si diceva prima. Questa situazione inizia a puzzare di Belgio elevato al cubo! Chi vivrà vedrà!

Ho capito, finalmente! Sono un italiano (di minoranza). Quindi non-Italiano. Quindi anti-Italiano fino a prova contraria!

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. bruno

    Ho vissuto per vari lustri in un paese dell’ex Unione Sovietica lall’ora Cecoslovakia,provando prima il regime che a mio parere era un regime rispetto al nostro immerso nell’acqua santa.
    Non esistevano Preti ne ladri,evasori fiscali,o berluskoniani le leggi erano quelle e non cera un berluskoni che le cambiava (ad personam, chi sbagliava veniva punito senza distinzioni di sorta,democrazia,a varie lavoravano tutti,pure quelli che finivano in galera,la criminalità e apparsa soltanto dopo la caduta del muro di Berlino dopo che, pure loro ebbero appreso il significato di “democrazia”la parola democrazia,e stata stroppiata a misura di chi voleva farne uso improprio,approfittare del popolo bue,il quale come un drogato accettava ogni tipo di situazione negativa come ai giorni nostri.
    Fortunatamente in questo ultimo ventennio ho avuto la possibilità di driblare la mia provenienza italiana camuffandomi grazie alla conoscenza di varie lingue,una volta inglese altra spagnola e cosi via,il ventennio e stato quello dell’iventore del bungabunga,da vergognarsi di essere italiani in breve!

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  2. bruno

    Ho vissuto per vari lustri in un paese dell’ex Unione Sovietica lall’ora Cecoslovakia,provando prima il regime che a mio parere era un regime rispetto al nostro immerso nell’acqua santa.
    Non esistevano Preti ne ladri,evasori fiscali,o berluskoniani le leggi erano quelle e non cera un berluskoni che le cambiava (ad personam, chi sbagliava veniva punito senza distinzioni di sorta,democrazia,a varie lavoravano tutti,pure quelli che finivano in galera,la criminalità e apparsa soltanto dopo la caduta del muro di Berlino dopo che, pure loro ebbero appreso il significato di “democrazia”la parola democrazia,e stata stroppiata a misura di chi voleva farne uso improprio,approfittare del popolo bue,il quale come un drogato accettava ogni tipo di situazione negativa come ai giorni nostri.
    Fortunatamente in questo ultimo ventennio ho avuto la possibilità di driblare la mia provenienza italiana camuffandomi grazie alla conoscenza di varie lingue,una volta inglese altra spagnola e cosi via,il ventennio e stato quello dell’iventore del bungabunga,da vergognarsi di essere italiani in breve!

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  3. Aerre

    “Resistere” in mezzo a tanti, troppi altri che possono essere/rappresentare qualcosa di diverso da me è motivo d’orgoglio, ma non per questo mi sento meno italiana. Lo sarò finchè continuerò a parlare questa lingua e a non amare Starbucks (non mi piace andarci nemmeno quando sono all’estero).
    Mah, forse è una questione “sentimentale”.

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  4. mino ranzo

    Caro Lino, ti racconto solo la mia esperienza quotidiana di chi lavora in un open space, prende il caffè alla macchinetta, si confronta coi genitori dei compagni di scuola dei figli … è davvero così e probabilmente è normale che sia così visto che la maggioranza di noi è esposta comodamente da decenni alla TV e per pigrizia non affianca questo input a nient’altro.
    Resta il fatto che comunque in Italia si sta bene, sarà per questo che alla maggioranza va bene così e che la minoranza non rompa i coglioni.
    Mino

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  5. Minzo Lino

    Mino Ranzo, spero proprio non sia come dici tu. Altrimenti non resta che ritirarsi in cima a una montagna.

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  6. mino ranzo

    Caro autore, non so chi sei, dove operi, dove lavori ma gli italiani di maggioranza sono veramente la maggioranza degli italiani. Se usciamo dalle università o dai nostri circoli autreferenziali, in qualsiasi posto di lavoro, all’uscita di ogni scuola o al bar la maggioranza delle persone incolpa l’immigrato o i comunisti o i sindacati che bloccano tutto. Oppure, più spesso, parla di isole dei famosi, x factor e belen. e questi sono compatti.
    Il resto è una minoranza frammentata di cui tu fai parte (e pure io).
    Mino

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  7. marcello

    Se ti riferisci a chi impara a fare la sfoglia, il ragù, le melanzane alla parmigiana, i tortellini, gli arancini…ecc ecc. ti stai riferendo, fra la popolazione che ha meno di trenta anni (e più), solo agli studenti/esse ed ex studenti/esse delle scuole alberghiere, o ad amatori di buona volontà. Un pò poco direi.

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  8. giampi

    Mi riferisco piuttosto al tramandare le ricette da nonna a madre a figlia, alla “storia” che c’è dentro e dietro ognuna di esse. In contrapposizione appunto alla omologazione anglosassone. Mi riferisco a chi impara a fare la sfoglia e il ragù, invece che mangiare robe di plastica nel micro-onde.
    Solo in Italia questi comportamenti sono ancora vivi.
    Dopo un’indagine di marketing, Starbucks ha deciso che in Italia non conveniva aprire, perché gli italiani avrebbero comunque preferito caffé e cappuccino.
    Sarà triste e fuori moda, ma a me pare una buona notizia.

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  9. marcello

    La storia della bruschetta contro il panino Mac Donald’s non ha nessuna accezione identitaria, è qualcosa che interessa più l’ apparato digerente.
    Inoltre, ben triste il paese che ha in comune solo la pasta (la pasta poi, perchè con cosa mangiarla è, al solito, materia di profonde divisioni italiche).

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  10. giampi

    Credo ti sia dimenticato il cibo, come valore identificativo degli italiani e come unico e ultimo baluardo di fronte all’omologazione e colonizzazione del modello socio-economico-culturale del capitalismo anglosassone.

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