Il film del mese: Somewhere di Sofia Coppola

10
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

locandina del film somewhereIn diretta dal red carpet venexian, L’Undici prova a influenzare la giuria con una recensione in tempo reale su un film in concorso: Somewhere di Sofia Coppola che tanto ci era piaciuta coi suoi precedenti lavori.

Prendete il Giardino delle vergini suicide ed eliminate la vena caustica; poi prendete Lost in translation e levate tutta l’ironia; infine, prendete Marie Antoniette e levategli l’irriverenza. Shakerate bene. Rimane qualcosa? Rimane la noia, ma rimane anche la capacità di una regista con due palle così di raccontarla e di farla sentire fino in fondo.
Perché è vero che la dolce Sofia ad ogni nuovo film perde qualcosa, quel qualcosa che porta a dire “però quello della volta scorsa era meglio”, ma lo sguardo personale, la mano, la capacità di catturare lo spettatore e di non mollarlo per tutto il film, tutto quello non la perde mai, con buona pace di chi esce dal cinema chiedendosi cosa ci abbiano trovato i critici e dei poveri di spirito, convinti che la nostra sia solo una furbetta avvantaggiata senza alcun merito dal nome di papà.
La storia (storia? Quale storia?): Johnny, un attore in auge non ha la più pallida idea di cosa fare della sua vita. Se la lascia scorrere addosso abitando in un residence per attori (lo storico Chateau Marmont, ultima residenza del povero John Belushi), dove c’è sempre qualche balotta e qualcuna che mostra le bocce nella speranza di potere toccare con mano la celebrity e dove capita anche di incontrare in ascensore Benicio del Toro nella parte di se stesso.se non ti eccitano più neanche le Shannon twins devi cominciare a riflettere

 

Johnny passa le giornate partecipando a feste – spesso nella sua camera – in cui però non si diverte, guardando spettacoli di lap dance a domicilio di due gemelle in tenuta da sexy tenniste, che comunque non lo eccitano, girando ad michiam per L.A. dentro la sua Ferrari nera. Insomma, non fa praticamente una cippa dalla mattina alla sera, sempre che non vogliamo considerare grandi impegni una seduta dal truccatore in cui deve stare immobile per 40’ e qualche conferenza stampa per la presentazione dell’ultimo film. E se anche è un mezzo idolo delle folle, le sue relazioni sociali sono a zero: i giornalisti gli fanno domande senza ascoltare le risposte, le partner cinematografiche così come le gemelline di cui sopra non si fanno remore ad insultarlo, mentre qualche non meglio precisata ex (o ex-ammiratrice) gli manda offese via sms per tutto il film.
comunque i protagonisti sono davvero cool
In questo quadro idilliaco, compare a un certo punto Cleo, la amatissima figlia undicenne; e non è che la vita del nostro cambi poi così tanto: sì, sta con la figlia, la porta in giro, le dedica qualche attenzione tra un sms e l’altro. A un certo punto, in una parentesi trash, padre e figlia finiscono anche in Italia, a ritirare un premio in una farneticante serata dei Telegatti presentata da Simona Ventura e Nino Frassica e rallegrata da un patetico balletto di Valeria Marini (e qui sorge un dubbio: la pattuglia italiota tira fuori abbastanza autoironia da farsi il verso da sola, pur di avere il salame di apparire in un film hollywoodiano è pronta anche a fare la caricatura di se stessa, o più probabilmente non si è nemmeno accorta della selvaggia presa per il culo?)
Ma la vita di plastica del protagonista, sempre con la boccetta in mano e la sigaretta – quando non la pasticca – in bocca non cambia, solo gli diventa sempre più evidente e sempre meno sopportabile. Per tutto il film Johnny è da qualche parte, senza sapere nemmeno lui dove, tanto da sentire il dovere di chiedere scusa alla figlia per la sua assenza continua. E, fondamentalmente, non gli interessa. [warning: spoiler] Fino a quando non decide che è venuto il momento di cambiare, di lasciare lì tutto e, forse, di inventarsi qualcosa di nuovo (forse, perché qui il film finisce).[fine spoiler]
La Coppola racconta la noia e l’angoscia di Johnny nell’unica maniera possibile, ossia dilatando i tempi (attenzione, il film dura meno di 1h e 40’, ma sembrano il doppio) e giocando sui paesaggi (lei stessa ammette di essersi ispirata alle atmosfere del cinema anni ’70: American Graffiti, ma anche le Badlands di Terence Mallick). Si obietterà che anche in Lost in translation la lentezza la faceva da padrona; verissimo, ma qui allo spettatore non si lascia scampo: rari e appena accennati gli sprazzi comici (il predellino sotto ai piedi di Johnny nelle foto ufficiali di presentazione di un film per non sembrare più basso della protagonista, il sonno etilico che lo prende a metà di un poco convinto cunnilingus), che punteggiavano invece Lost in translation.
È un film che può piacere e non piacere, ma è un film vero. Ecco, se vi posso dare un consiglio, magari cercate di andare al primo spettacolo.

 

Moneyshot

 

Per la serata dei Telegatti, Johnny e Cleo sono ospiti di un albergo di extralusso, con tanto di “sala con piscina” all’interno della suite. Nonostante l’entusiasmo, la piscina si rivela una specie di vasca da bagno, cinque metri sì e no, ennesima testimonianza di una vita in cui l’apparenza è tutto: Johhny ci sta seduto con l’immancabile birra in mano, la bambina che nella sua esuberanza prova a nuotarci riesce a malapena a distendersi. Tutta la vita di Johnny è una gabbia, ma indorata dall’enfasi di un sistema che ti fa credere di essere un privilegiato.

 

Somewhere (USA, 2010)

 

Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Stephen Dorff (Johnny), Elle Fanning (Cleo), Chris Pontius (Sammy)
Durata: 1h 38m

 

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    la nostra Coppolina a forza di fare la bimba prodigio ha compiuto 40 anni. nessun progetto in vista, intanto riempie il frigorifero facendo uno sciccosissimo spot per Dior, con addirittura quella bravissima prezzemolina di Natalie Portman.

    Rispondi
  2. kiki

    Rileggendo la recensione, mi sembra al contrario che sia uno dei filmi che all’Anselmo sono piaciuti di più in vita sua… anzi, speriamo che al prossimo numero torni in sé e stronchi qualche bel filmone di cassettona

    Rispondi
  3. Gigi

    il grande pubblico ha letto con attenzione Anselmo e non è andato a vedere Somewhere.
    Undicesima posizione in Italia e fermo a 1 milione e 700 mila euro.
    Certo la Coppolina ci ha messo 4 anni a fare questo filmetto e ci ha speso solo 8 milioni di dollari che facilmente tirerà su, ma resta un mistero su che cazzo faccia la ragazza dalla mattina alla sera. Forse si vede spettacoli di gemellini che fanno la lap dance.

    Rispondi
  4. kiki

    sottoscrivo in pieno il giudizio di Galateo (galateo di nome&di fatto, peraltro).
    Come cinepanettone comunque non vale un bel Boldi+De Sica (anzi, il contrario: chissà De Sica come avrebbe interpretato il personaggio di Johnny e i suoi silenzi)

    Rispondi
  5. Gigi

    BOXOFFICE: l’undici è uscito sabato per cui ancora il traino a somewhere non si vede: è al nono posto, 319mila euro nel week end e un milione e centomila totali. Aspettiamo il prossimo week end ma già adesso non è poco per un film del genere. Tra i film veneziano bene l’esordio di La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (un altro figlio di, ma per lui il padre centra poco).
    Negli USA il film della Coppola uscirà per Natale.

    Rispondi
  6. Gigi

    ormai ai Festival ha perso piede questa prassi che alla fine si premia un film della nazionalità del presidente della giuria.
    Alla sezione orizzonti il presidente era il turco regista di Soul Kitchen e sta a vedere che ha vinto proprio un film turco (i provinciali non siamo solo noi italiani che la meniamo perché i nostri film mediocri non sono premiati).

    Comunque la Coppola è davvero brava. Si può trovare insopportabile l’occuparsi autoreferenziale del suo mondo privilegiato, ma sempre meglio delle figlie Comencini che dall’alto del loro attico su piazza di Spagna pontificano su mondi popolari e piccolo borghesi a loro sconosciuti. Il vizio della Coppola può essere nella sua vita, non nelle suo opere che come dice Anselmo, possono anche non piacere, ma è cinema vero, sentito, vissuto.

    Rispondi
  7. kiki

    mah, diretùr… se interpreto bene quello che dice quella vecchia checcaccia acida di Anselmo, pare che siamo di fronte a un film di merda raccontato da una grande regista, che solo per caso porta il nome di un altro grande regista (il quale comunque alla attaule età della figlia non era già così grande).

    Rispondi
  8. giampi

    …poi dice che l’Italia è il paese dei figli di papà…Poi sicuramente esisterà un’intervista a Sofia in cui dichiara che il suo cognome è stato un peso e non un vantaggio nel mondo del cinema…Mavaff!!!!

    Rispondi
  9. kiki

    Ok, che Tarantino fosse un lettore de L’Undici si sapeva, ma qua si inzia a esagerare: Kossiga R.I.P., la Coppola Leonessa d’oro…
    Quando iniziate a darci i numeri per il Superenalotto?

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?