9/11, 9 years later. Lezioni americane

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Cosa ne hanno fatto delle lezioni americane di Calvino i newyorkesi che passano da Ground Zero? E cosa possiamo imparare noi Italiani?Italo Calvino a New York

Proviamo a pensarci un po’, nella speranza che non si rivolti nella tomba, e chiedendo anticipatamente scusa (e un po’ di indulgenza) per tutte le banalizzazioni del caso.

Intro. Da Wikipedia.

Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio è un libro basato su di una serie di lezioni scritte da Italo Calvino nel 1985 per un ciclo di sei lezioni all’Università di Harvard, nell’ambito delle prestigiose “Norton Lectures”, previsto per l’autunno di quell’anno, ma mai tenutosi a causa della morte di Calvino, avvenuta nel settembre 1985. Quando morì, Calvino aveva finito tutte le lezioni tranne l’ultima. Il libro venne pubblicato postumo nel 1988.
Le lezioni parlano di stile di scrittura, ma qui si prova ad applicarle in pratica.

Lezione n°1: leggerezza.
“…la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.”
A ground zero si vive. Ground Zero è vitale. E’ affollata. Le persone corrono, sì d’accordo, siamo a New York, è ovvio che corrano, ma sorridono anche. Ron Vega, Direttore Artistico del Memoriale dell’11 Settembre, lo scorso Febbraio ha dichiarato: “My God, there’s nothing but joy right now, and that’s not easy on this site”.  Ed è proprio così, vedere per credere. Si piange, ma si ricomincia, si vive, “weep and rejoice” è un po’ il motto del momento.
In Italia, nove anni dopo, siamo molto più tristi noi. Davvero. Ne riporto tre, ma googlando, di incipit come questo se ne trovano un sacco.
Polisblog: “…Manca ancora qualche mese all’ottavo anniversario dell’attacco agli Usa che l’11 settembre 2001 causò la morte di circa 3 mila persone e il crollo delle Twin Tower(s!!). Ma il Sole 24 Ore ha deciso di anticipare la ricorrenza pubblicando 47 foto aeree inedite di quel giorno: i palazzi bruciano. Migliaia di persone riescono ad abbandonare l’edificio, altri, circa 3mila, trovano la morte tra le lamiere delle Twin Towers. C’è chi, preso dalla disperazione, decide di gettarsi nel vuoto. Le torri bruciano, poi collassano…”
www.partitodemocratico.it (ahimè!) Per Vannino Chiti, Vice Presidente del Senato, “l’11 settembre e’ una ferita ancora aperta nel cuore della nazione americana e del mondo intero. E’ una data che ha segnato un prima e un dopo, che ha marcato il nuovo secolo fin dal suo inizio, in maniera profonda e indelebile. Fu un vile e sanguinoso attentato nel quale persero la vita non solo cittadini americani ma migliaia di persone di nazionalita’, lingue e religioni diverse”.
tg24.sky.it “…Cerimonia per ricordare i 2976 morti ma i parenti delle vittime sono sempre più delusi: i lavori per la ricostruzione sono ancora molto indietro. Non abbiamo neppure un luogo dove pregare per i nostri morti (!!) Otto anni dopo quel tragico 11 settembre a New York oggi ci sarà una cerimonia a Manhattan dove prima sorgevano le Torri gemelle con la lettura dei nomi delle 2976 persone morte quella mattina”

Ruffianaggine? Retorica? Pesantezza italica? Nessuno nega il dolore e la tragedia, specifichiamo che non si sa mai, ma ci sarà pure qualcuno che riconosca che, tutto sommato, life goes on!!

Lezione N°2. Rapidità
“La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee così rapidamente succedentesi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiare l’anima in una tale abbondanza di pensieri, o d’immagini e sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni.”
Ecco, con un po’ di fantasia e sorvolando sulla sensazioni spirituali (i rumori assordanti le tolgono ogni ragione d’essere), mi sembra la descrizione dei centomila cantieri newyorkesi che costruiscono, riparano, innalzano. Il tutto sorge da progettazioni e si lavora no stop, a volte anche 24 ore su 24. A Ground Zero si respira rapidità ovunque. Gli operai si alternano in continuazione. Qualcuno dorme in macchina, altri si consigliano su cosa fare, altri ancora stanno attenti che i pedoni non si facciano male. Il ritmo è rapido e incalzante.
Reflecting Absence è il nome del progetto che il 6 giugno 2004 ha vinto l’appalto per la costruzione del Memoriale e la sua inaugurazione è prevista per il decimo anniversario dall’attentato, l’anno prossimo. Ce la faranno? Saranno rispettati i tempi nonostante la crisi? Vedremo.
Oltre al Memoriale a ground zero sorgeranno cinque grattacieli ecosostenibili, uno snodo di  trasporto, negozio di vendita al dettaglio e un Centro di Arti Performative.
A prescindere dall’umore degli operai che certo incoraggia (ed è incoraggiabile), la lezione arriva dalle tempistiche di realizzazione delle opere pubbliche che esistono in nome dell’efficienza. Ci sono un sacco di Rapporti sui lavori pubblici che, nella logica del continuo miglioramento, hanno come denominatore comune il rendere la vita più facile e, se possibile, meno costosa.
Un po’ come da noi insomma.
Sorvolando sulla criminalità – e per esempio sulla Salerno-Reggio Calabria (che più che un’autostrada sembra un videogioco) o sull’inesistente sistema ferroviario siciliano – i rallentamenti dipendono dai tempi burocratici necessari per le approvazioni delle varie fasi. Giusto per “farsi un’idea” ecco un piccolo estratto dal Secondo Rapporto delle Infrastrutture Edili, al quale emerge che:

“Se, infatti, per le opere ordinarie l’approvazione del progetto definitivo impiega il doppio del tempo necessario al preliminare (2 anni e 8 mesi contro 1 anno e 4 mesi), per le opere della legge obiettivo la situazione si inverte (2 anni e 5 mesi per il preliminare e “solo” 1 anno e 2 mesi per il definitivo). Di fronte a tale quadro emerge chiaramente la necessità di porre termini certi e perentori al complesso processo autorizzativo, fino a prevedere la possibilità di un commissariamento automatico dell’autorità inadempiente, nella persona del responsabile della conferenza dei servizi”.

Chiaro no??

Lezione n°3. Esattezza
“Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:
1. un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
2. l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, “icastico”, dal greco “eikastikós”;
3. un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.”
Ground zero è un gran casino – come del resto tutta New York – anche se questo flusso ininterrotto, è retto da regole ben precise e puntuali, esatte insomma. La gente corre e si muove verso mille direzioni diverse ma tutti sanno con precisione il dove e il quando. Condizione necessaria e sufficiente: la metropolitana. E un sistema di trasporti che funziona.
Oggi un ragazzo americano mi ha detto che adora l’Italia. E che a Marzo è stato in Sicilia. Però divertito – e, fiuuu, senza la minima vena polemica – mi ha anche detto che ha impiegato meno tempo a percorrere la distanza tra New York – Milano che tra Catania e il suo albergo.
Quale reazione è più opportuna in questi casi? Difesa dell’indifendibile, autocommiserazione o sorriso tra l’ebete e il divertito?
In Italia avremo pure l’aggettivo ma ci manca un po’ tutto il resto…

Lezione n°4. Visibilità
“Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo d
i perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.”
Vi immaginate due grattacieli 220 piani (che sfiorano i 1000 metri di altezza) nella quantità di polvere in cui si possono trasformare? Per chi ci abita questo si è trasformato in un disastro e in seri problemi respiratori.
E l’appello ai danni respiratori è proprio oggetto di campagne pubblicitarie delle compagnie di assicurazione sanitaria. Sono un po’ dovunque: per la strada, in metropolitana, sui giornali. La quantità di messaggi suggerisce che si tratta di una comunicazione efficace (e redditizia).
Il disastro trasformato in pubblicità.
Vi immaginate il terremoto dell’Aquila per una campagna pubblicitaria di una ditta edile? Non so. Fino a che punto la cultura consente che il fine giustifichi il mezzo??

 

Lezione n°5. Molteplicità
“…Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea di una enciclopedia aperta, aggettivo che certamente contraddice il sostantivo enciclopedia, nato etimologicamente dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.”
Inutile cercare di contare il numero di risultati che viene fuori digitando “ground zero 9/11” su google. Per non parlare dei risultati provenienti da tutte le altre parole chiave che in qualche modo hanno a che fare con Ground Zero.
A prescindere dal significato tecnico del termine ground zero, riusciamo a immaginare quante persone nel mondo associano questa parola alle immagini del crollo delle torri? E quante nuove attività (economiche, culturali, associazionistiche…) hanno deciso di chiamarsi proprio così? E quante, che già si chiamavano così, si sono fatte pubblicità gratuitamente?
Ground Zero è un festival e anche un gruppo musicale, una marca di amplificatori, un progetto editoriale nel Canton Ticino, una marca di videogiochi, una sala giochi, una radio, e persino un’agenzia pubblicitaria. E l’elenco non si esaurisce qui.
Per il genio creativo italiano è anche questo: http://groundzeroshop.it/ (alzare il volume!!).

Lezione n°6. Coerenza
Last but not least, la lezione sulla coerenza. Per Calvino rimase soltanto progettata anche se per molti è soprattutto quella che esiste tra parole e contenuti.
L’hot topic del momento è la costruzione di una moschea a due blocchi da Ground Zero. Il progetto di costruire la moschea è nato dall’omonima organizzazione (Park51) di musulmani newyorkesi che, prendendo esplicitamente le distanze da gruppi islamici un po’ più aggressivi, promuove e si batte per la pace, e non per la guerra o il risentimento.
A quale coerenza rispondere: rispetto del contesto o della memoria collettiva? Ogni giorno esce almeno un nuovo sondaggio e il New York Times ha dovuto sospendere la sezione dei commenti sulla notizia. La questione è accesissima e l’informazione precisa: pare che i due terzi della popolazione newyorkese voglia che la moschea sorga più lontano di due isolati da ground zero. Bloomberg sostiene però che la pretesa di spostare il progetto rischia di compromettere la solidità dei valori americani e danneggerebbe l’immagine degli Stati Uniti.
Una giornalista del New Yorker fa notare che uno degli spot contro la costruzione della Moschea – finanziato dal movimento The National Republican Trust –  non sorgerebbe certo con l’intenzione di celebrare la strage, quanto piuttosto come un simbolo della vita di ogni giorno, che continua come dovrebbe. A downtown del resto vivono tanti musulmani.
La questione resta complessa e le dichiarazioni politiche – favorevoli o contrarie che siano – vanno interpretate alla luce delle prossime elezioni di medio termine.
Comunque meno male che qualcuno nel nostro Paese ha capito come in realtà stanno le cose. Perché non pensarci prima? E’ ovvio che dietro una linea così morbida si nasconda in realtà un complotto internazionale, con Obama complice e probabilmente segreto alleato di suo fratello Osama se non reincarnazione di Saddam. Secondo un lettore del Giornale, infatti:
“Obama non può sottovalutare il rischio che una scelta del genere comporta: non solo per la contrarietà evidente dell’opinione pubblica, ma anche perché concede, proprio sul piano operativo, una «profanazione» dei seguaci di Allah in un «territorio sacro» com’è l’area di Manhattan ove sorgevano le Twin Towers. E volete che l’Islam («che tanto ha arricchito gli Usa e la loro cultura», dice Barack… mah!) non approfitti di questa sciagurata disponibilità logistica? Cosa c’è dietro, caro Granzotto? È ovvio che è una decisione politica e non religiosa, ma non arrivo a capirne lo scopo. Di certo, Oriana Fallaci si rigira nella tomba”.

Mah. E’ curioso. Riconosce l’ovvietà della decisione politica ma non arriva a capirne lo scopo. (?????). Non ce ne si può stupire del resto.
Ma lasciamolo convinto della sua intuizione degna di un posto di lavoro tra i corridoi dell’intelligence.
Forse, un po’ di coerenza tra fatti e opinioni non ci farebbe così male… ma, evidentemente, l’influenza dei deliri paranoici in stile Borghezio è in piena attività proliferativa.

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    comunque giusto ieri il nostro capo del governo ha detto che lui ha fatto e finito la Salerno – Reggio Calabria. Dando anche per scontato che lui dall’aeoporto di Catania al suo albergo ci mette 5 minuti. Basta conoscere le persone giuste.

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