Una sola parola: plastica!

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Monica ha trentaquattro anni, porta l’apparecchio per i denti e ce l’ha a morte con i propri genitori. Alessandro ha trentatre anni, un assegno di ricerca in fisica, guadagna 1.200 Euro al mese, vive in 30mq. e darebbe un pugno in faccia a suo padre. Eppure sia i genitori di Monica che il padre di Alessandro sono stati genitori bravi e comprensivi… E allora? E allora l’inghippo sta nella incompresione e difficoltà comunicative tra due generazioni.

Il film “Il Laureato” di Mike Nichols del 1967, con Dustin Hoffman, descrive magistralmente questa situazione. Considerando che ciò che accade nel costume e nella società americane solitamente precede di una ventina d’anni ciò che accade da noi, quel film rappresenta il complesso rapporto tra la generazione di chi ha ora 35/40 anni in Italia e i loro genitori. Il film raccont

a la vicenda di Benjamin, un rampollo di una ricca famiglia americana, che torna a casa dopo la laurea e si appresta a percorrere la strada che lo condurrà ad un radioso e programmato futuro secondo i secolari canoni borghesi.

Tuttavia quei meccanismi non funzionano più, tutto sta cambiando: il vecchio e apparentemente solido mondo dei padri sta perdendo le proprie fondamenta, ma allo stesso tempo quel mondo non è stato completamente rimpiazzato. Benjamin e la generazione dei padri non riescono più a comprendersi, perché sono saltati i codici sociali e comportamentali sui quali la comunicazione tra le generazioni era stata basata per secoli si potrebbe dire.

Il film è ricco di geniali dialoghi che rappresentano questa incomprensione. Alla festa per la laurea di Benjamin, due amiche dei genitori lo prendono da parte e gli chiedono: “Allora cosa farai adesso?” (intendendo riferirsi al futuro accademico e professionale) e Benjamin risponde: “Stavo andando di sopra per un secondo”…Subito dopo interviene un amico dei genitori che prende da parte Benjamin e con fare solenne, gli dice: “Voglio dirti solo una parola: plastica!… C’è un grande futuro nella plastica!”...(vedi qui la scena mirabile). Benjamin non capisce, i due interlocutori, le due generazioni non comunicano.

L’amico adulto vuole intendere: “Devi dedicarti all’industria della plastica, perché è in grande espansione e tu, dedicandoti a essa, potrai avere un ottimo lavoro e un sacco di soddisfazioni!”. Tuttavia i cambiamenti sociali e generazionali non gli consentono di ordinare al ragazzo cosa deve fare. Allo stesso tempo, la generazione dei padri dell’epoca non è ancora in grado di lasciar totalmente liberi i figli e quindi l’amico si sente in dovere di fornire quell’ordine, goffamente mascherato da consiglio: la comunicazione si basa su dialoghi surreali come quello descritto, in cui i padri vorrebbero dire ai figli cosa devono fare, ma non possono e non riescono.

Benjamin è altrettanto confuso, perché non è più un figlio che segue obbediente il cammino dei padri (l’unico possibile), ma non trova la forza di essere completamente libero e indipendente, anche perché non è neanche così oppresso e soffocato dai genitori che, anzi, lo coccolano in tutto e per tutto.

Nel seguito del film, Benjamin andrà infatti “alla deriva” senza riuscire a scegliere nulla e senza capire cosa deve fare, anelando ad un generico futuro “diverso”, finendo per essere travolto dalle ipocrisie che inevitabilmente reggono il “perfetto” mondo dei padri, salvo poi ribellarsi con un atto di rottura drastica (il “ratto” dell’amata dall’altare della chiesa dove sta sposando un altro) che però non sappiamo a cosa lo condurrà: saranno sul serio felici?

Mentre la generazione precedente non ha avuto possibilità di scelta e quella di chi ha ora vent’anni è iper-protetta, coccolata, ma totalmente lasciata libera dai genitori e quindi priva di ogni senso di colpa, “la generazione di mezzo” (chi ha ora 35-45 anni), si è trovata in assenza di chiari punti di riferimento, dovendo decifrare messaggi del tipo: “Una sola parola: plastica!”, non riuscendo né ad ascoltare i genitori, né a mandarli al diavolo.

Il fatto è che l’amico dei genitori di Benjamin aveva ragione! Era vero che c’era un grande futuro nella plastica! Quarant’anni dopo lo possiamo dire. Lui lo sapeva, Benjamin no. Se Benjamin avesse seguito il criptico consiglio sulla plastica, sarebbe diventato un ricco manager, felice e magari anche impegnato nel riciclo di questo materiale. Invece sarà probabilmente finito a fare qualche lavoro frustrante, inseguendo sogni senza capo né coda.

Allo stesso modo, la Monica citata all’inizio, oggi che si ritrova con i denti storti e un conto da paura dal dentista, “maledice” i suoi genitori che, quando aveva dieci anni, l’hanno assecondata quando faceva i capricci e non voleva portare più l’apparecchio. Così come Alessandro avrebbe voluto che il padre che lavorava in un’industria petrolifera lo avesse spinto con più insistenza a scegliere un impiego relazionato con l’impatto ambientale delle industrie; ora avrebbe una grande casa, una famiglia e farebbe un lavoro utile, invece di arrabattarsi con quattro soldi, aspettando che muoia qualche professore universitario per poter mettere al mondo un figlio.

E allora? E allora smetti di frignare, mettiti quell’apparecchio e sta zitta!! Che poi quando sarai grande e avrai i denti a posto, mi ringrazierai!! O no?

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Chi lo ha scritto

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

Cosa ne è stato scritto

  1. Germano

    Cara Monica, negli anni 70 e anche negli 80 si tendeva a prescrivere apparecchi ortodontici solo in caso di necessità medica e non anche per fini estetici come viene normalmente fatto oggi. Non farne una colpa ai tuoi genitori, adesso se vuoi i denti belli mettiti l’apparecchio e zitta e paga.

    Rispondi

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