Goodbye, Mr. Libretto

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Un sofferto 18 (o “diciotto”) o l’unica lode. La firma del professore. L’emozione di vedere scritto l’ultimo esame. Il numero di matricola, la propria foto nella prima pagina. Dal prossimo anno accademico l’Università di Bologna pensiona il libretto universitario, un altro pezzetto dell’università romantica che scompare. Per lasciare spazio al “badge”.Libretto bolognese (non mio)

E’ stata attribuita a diversi professori, ma è accaduto sicuramente in un appello di tarda primavera, in un’aula del secondo piano un ateneo emiliano, negli anni ’80. Esame di fisica, uno studente stravolge l’equazione sulla forza di gravità al punto di rovesciarne la direzione. L’esimio cattedratico non si scompone, afferra il libretto dello studente (ci piace immaginarlo grigio, il libretto) e lo scaraventa fuori dalla finestra spalancata. Gelo tra gli studenti presenti. “Lo vada a raccogliere al quarto piano”.
Di storie vere o leggende sul fatidico libretto ce ne sono tante e se avete uno straccio di pergamena attaccato al muro o in qualche cassetto sicuramente avrete anche voi un aneddoto su quelle pagine così essenziali, così ufficiali e così vissute.
Ci si accorge della poesia di un oggetto quando scompare. Quando ho saputo che l’Università di Bologna ha deciso di eliminare il libretto degli studi e affidarsi integralmente a microchip e bande magnetiche, mi è venuto un groppo in gola. In un ideale cassetto dei ricordi universitari, il libretto è in bella vista, assieme a una sciarpa della Montagnola, un poster, artistici biglietti di feste universitarie, una qualche bottiglia di superalcolico (vodka alla pesca?) vuota ma piena di significati, una foto stropicciata di Bologna sotto la neve, una cassetta BASF con compilation creata nell’infinito tempo libero a disposizione, gli appunti rubati all’equipaggiata mora della prima fila, una vecchia moka, un paio di lettere sgualcite…
Il libretto non può esserci in quel cassetto, perchè ti veniva ritualmente sottratto al compimento dell’ultimo esame.
“Ho riportato il libretto in segreteria”, una frase che è un condensato di emozioni, sollievo, aspettative, nostalgia, timori. Io il mio libretto me lo ricordo bene e non perchè l’ho fotocopiato. Mi ricordo la prima pagina con foto e numero di matricola, quelle quattro facciate che al primo colpo non si trovano mai in cui erano elencate le mie prestazioni accademiche. Ricordo i professori che scrivevano in stampatello, quelli in corsivo, quelli attenti all’armonia. Sì, perchè un 25 può essere scritto in tanti modi. Si può scrivere semplicemente 25, oppure 25/30, o anche venticinque (ma pochi accademici ardivano a tanto, non fosse per la legge del minimo sforzo) in blu, in nero, in corsivo, in stampatello, tutto maiuscole… e poi la firma, qualche volta con la calligrafia del terribile professore, altre volte con quella del vanitoso assistente, rare volte con la propria. Tutti noi conosciamo qualcuno che ha confessato ai genitori di aver dato solo quattro esami mentre questi si vestivano per andare alla cerimonia di laurea. “Ma come… il libretto…”. Eh sì, genitori che sborsavano per quel bollettino di versamento postale, prosaicamente graffettato alla prima pagina, per poi sfogliare avidamente verso la pagina degli esami del proprio pargolo.
Il libretto, non tutti lo sanno, non aveva legalmente un gran valore. Contavano i verbali.
L’innovazione è stata lenta ma inesorabile, come sempre accompagnata da un crescere di anglicismi. Prima sono arrivate le macchine distributrici di etichette da incollare ai verbali, con numero di matricola e nome dell’esame ben stampati. Poi è arrivato il verbale elettronico, il docente con la sua card da infilare in una fessura e firme sostituite da codici a 20 cifre. Il libretto sopravviveva, come sempre sobrio e modesto, incurante della sempre minore importanza assegnatagli. Poi è arrivato il famigerato badge. Il libretto ha resistito un po’, come ha potuto. Adesso si è fatto da parte, dignitosamente.
Magari pensando che nessun luminare della fisica riuscirà a lanciare decentemente un badge.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Il Margot di via del pratello ti regalava una birra media (mi pare) se quel giorno ex-libretto che avevi sostenuto un esame con esito maggiore-uguale a 27.
    Resta il miglior incentivo mai inventato per migliorare la performance dello studente medio.
    Per inciso, il Margot deve avere chiuso circa tre anni fa

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  2. Gigi

    E’ vero, sembra incredibile, ma ognuno conosce almeno una persona che si firmava il libretto sa sola per simulare esami mai dati con i genitori.
    Io conosco anche uno che aveva finito gli esami, ma teneva nascosto il libretto perché “se i miei mi hanno mantenuto fino a 24 anni, mi possono mantenere anche fino a 26″.
    Ora io con la frequenza con cui do gli esami ogni volta devo telefonare in segreteria per farmi ridare la password che ho dimenticato.
    Addio romantico libretto.

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