John Lennon, dei Beatles

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Spararono a John Lennon la sera dell’8 dicembre 1980 davanti all’entrata di casa sua, a New York, a due passi da Central Park. Le sue condizioni apparvero immediatamente gravissime e infatti perse conoscenza e morì durante la corsa in ospedale solo pochi minuti dopo. Eppure prima della morte, riuscì a pronunciare alcune parole che rivelano molto di lui e anche di noi…

John Lennon (Liverpool, 9 ottobre 1940 – New York, 8 dicembre 1980)

Gli sparò un giovane “squilibrato”, Mark Chapman, per nessun motivo apparente, forse solo per quell‘insana pulsione che spinge alcuni individui a far fuori chi è troppo candido, chi dice troppe verità, chi si distanzia dalla massa.

Si dice John Lennon e si pensa ai Beatles, il gruppo musicale che rivoluzionò la musica dell’ultimo secolo e di cui Lennon fu fondatore. La parabola dei Beatles fu abbastanza breve: una decina d’anni, intensissimi, che permisero a Lennon e compagni di diventare – per usare le sue stesse pungenti parole – “più famosi di Gesù Cristo”.

Eppure, secondo il suo stile – sempre anti-conformista e provocatorio fino alle estreme conseguenze – chiuso il capitolo-Beatles (nel 1970), negli anni successivi, Lennon fece di tutto  per prendere le distanze da quell’esperienza che pure lo aveva fatto diventare ciò che era. Voleva essere John Lennon e basta, non “John Lennon dei Beatles”.

Dopo lo scioglimento della band, compose alcune tra le sue canzoni più belle e famose: “Imagine”, “Woman”, “Working Class Hero”, “Give Peace a Chance”, ecc. Cantò che “non credeva più nei Beatles” e pure una canzone esplicitamente contro Paul Mc Cartney (How do you sleep?, NdA). S’impegnò in politica, fu promotore di iniziative pacifiste e spesso al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica: insomma fece tutt’altro fuorché vivere semplicemente del glorioso passato.

Il rapporto con i Beatles fu un rapporto irrisolto, un legame dal quale desiderava da una parte affrancarsi, ma che – evidentemente – le circostanze e forse anche una grande parte di sé non gli permettevano di allontanarsi. Forse avrebbe dovuto accettare che il “John Lennon dei Beatles” non sarebbe mai scomparso ed era quindi necessario farci la pace.

Qualche minuto dopo essere stato colpito dalla rivoltellate del suo assassino, ancora cosciente ed in fin di vita, Lennon fu soccorso da un poliziotto che era di pattuglia lì intorno. Si dice – ed è verità – che in queste situazioni, il soccorritore – per valutare lo stato di coscienza del ferito – deve porgli la domanda più semplice che esista: “Come ti chiami?”.

Fu così che, davanti all’entrata del suo palazzo affacciato sul Central Park, in una fredda serata di dicembre, con a fianco la moglie Yoko Ono sconvolta, l’assassino immobilizzato dai passanti ed un capannello di gente che s’affollava attorno a lui, il poliziotto newyorkese si inginocchiò al lato di John Lennon morente, lo guardò negli occhi spenti e gli chiese: “Come ti chiami?”. E Lennon rispose: “John Lennon…dei Beatles!”

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