Forever hung?

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Il dibbbatttito, con 3 b e 4 t. Facciamo anche quello, noi dell’ Undici. Con i pezzi e nei commenti (scrivete, sono liberi!). La sottile linea rossa che unisce molti numeri dell’Undici, fin dagli albori…..Che cosa ci facciamo qui, perchè, ma soprattutto di chi è la colpa?Questo sei tu

Abbiamo iniziato, ci mancherebbe, a prendercela con i nostri padri, denunciando la grande occasione sprecata dalla generazione perduta italiana. Abbiamo poi scoperto che, in Italia come in nessun altro posto, il vero potere forte è quello dei vecchietti, che ad oggi plasmano la stantia società stivalica invece di sedere riveriti a capotavola la domenica a pranzo, scoreggiando o dispensando saggi consigli. Nelle società più evolute, le vecchie cariatidi muoiono in casa da sole: non che sia più bello, ma certamente è più democratico di quello che Gigi documentava (i settantenni fanno vincere Berlusconi, ricordiamocelo).

Negli ultimi mesi abbiamo iniziato però a prendere il toro per le corna, ad assumerci le inevitabili responsabilità dopo quasi unsciagura anno di scanzonati articoli, anche se la cosa covava da tempo. Forever young, da rileggere e assimilare. La fata morgana del passaggio all’età adulta, passaggio che è sempre all’orizzonte, irraggiungibile e sempre rimandato alla prossima tappa. L’impari confronto con i

genitori
, molto più “fortunati” nell’avere sfangato casa-famiglia-lavoro in tempo di record, tanto da poter permettersi di cazzeggiare il resto della vita, addirittura lamentarsi di non saper cosa fare e vezzeggiare i loro poveri piccoli quarantenni a cui pagare il mojito, forse inconsciamente rendendosi conto che il bengodi così ricco di mezzi e povero di idee dei loro anni adulti lo stiamo pagando noi, e lo pagheranno i nostri figli (quali figli?). Lo smarrimento, ecco la parola, lo smarrimento invece dei novelli Peter Pan obbligati a restare giovani semplicemente perchè persi in troppe idee e pochi mezzi. E con lo smarrimento i sensi di colpa, regalatici non tanto dalla religione cattolica, piuttosto dalla pestilenziale cultura cattolica che stancamente impregna la penisola,“che ci fa nascere già con un peccato originale che non abbiamo commesso noi. Il senso di colpa sul groppone ce l’avremo sempre anche quando (se) usciremo da questa eterna giovinezza”, per dirla leopardianamente con Gigi.

Abbiamo guardato anche a quello che succede ai più piccoli e sfortunati, ci mancherebbe. Nelle parole di Jumpi,“La generazione successiva non avrà questi problemi: è già cresciuta in un mondo disilluso, una giungla nella quale si soffre, ma lo si sa sin dal principio, dove conta sopravvivere costruendosi propri schemi e strade che possono cambiare ogni giorno, perché non esiste più alcun modello o filosofia”. Vero. Verissimo. Inoltre, aggiungo io, la generazione successiva avrà i suoi bei problemi anche solo nel farsi un mojito. WareZ ci ha raccontato in diretta lo sfacelo corrente dei ragazzi medi in un contesto medio, e noi possiamo solo augurarci che l’incazzatura di alcuni di questi produca i necessari germi della rivolta o almeno dell’indignazione collettiva. Fino ad allora, cazzi loro!(*)

Continuiamo quindi.shitv
Here are my 5 cents.
Io non ci sto a reagire a questa situazione solo con la denuncia e la quieta, passiva rivendicazione di questa realtà per alcuni fiabesca. A me Peter Pan è sempre stato sulle palle. Inoltre, non tutti possono essere Peter Pan e non hanno mai bevuto un mojito in vita loro. Bisogna iniziare a dire che c’è una ragione sistemica, macroeconomica per cui adesso è estremamente difficile fare quello che la generazione perduta ha fatto sì facilmente. Siamo stati, fummo la prima generazione di bambini e poi giovani consumatori, indifesi. Il crollo del muro di Berlino spazzò via senza remore qualsiasi spontaneo meccanismo sociale collettivo, condannandoli come cose vecchie, diluizione e avvilimento delle potenzialità di ciascuno, in ultimo come limitazioni delle libertà individuali. Il (profittevole) modello di individuo gaudente e consumante trionfava e la gente era attivamente invogliata a fregarsene di ogni responsabilità collettiva non costretta dalla legge. Liberi tutti.
Ci hanno poi imposto (ma forse imposto non è la parola giusta, diciamo proposto) la cattiva maestra televisione e ci hanno rincoglionito. Noi e i nostri genitori.

La televisione e l’individualismo alla base della società dei consumi. E noi eravamo i primi a sperimentare l’antifona fin dalla tenera età. Ovviamente questo è successo dappertutto nel mondo: anzi, il produci-consuma-muori ha iniziato a fare danni molto priGuyma nelle società anglosassoni. I risultati li sappiamo. Milioni di automi che sono niente-di-più del lavoro che fanno e dei beni che consumano. Che vivono in un posto che non hanno scelto, anzi che non hanno mai pensato a scegliere dove, figurarsi come, vivere (vedi anche Peggi).
In Italia, o nei paesi latini in generale, non si era pronti a un simile cambio di prospettiva. L’italico non prendere mai sul serio e portare alle estreme conseguenze i fatti e le cose che ci circondano, hanno poi creato l’illusione di poter creare una terza via, dove si potesse lavorare (poco), consumare soddisfacendo gli appetiti artificiali e i capricci individuali indotti dalla tv e dallo spettacolo.
Tutto questo si è rivelato una pia illusione. Ora quindi ci sono i Peter Pan, gli arrabbiati e la grande maggioranza, gli alieni. I nobili, quelli col culo sempre parato e i nipoti di Agnelli non fanno statistica.

Quindi, ricapitolando, non siamo dei Peter Pan, siamo tutti dei Dorian Gray. Ci hanno fatto un bel ritratto, condannato a un frenetico quanto vuoto e solitario edonismo, senza che lo chiedessimo a nessuno: pochi, fra cui i fanciulli Peter Pan, sanno che è in soffitta. Bisogna trovare la soffitta e bruciare il ritratto prima che sia impossibile farlo. Possiamo certamente iniziare rivendicando orgogliosamente la situazione, ma è possibile spingersi più in là. Ci aiuta quel grande filosofo canterino, ricordandoci che invece di programmare la vita bisogna viverla (e pensarla, aggiungo io) ogni momento e, come direbbe un altro filosofo canterino, “A culo a tutto il resto”.

Ovviamente ci vogliono un po’ di palle, per sfuggire a questo tran-tran di sabbia nel mojito. Non è assolutamente detto che ci si riesca, anzi. Forse l’unica maniera è esserne costretti.  Ma quante volte abbiamo sentito dire….”devo cambiare lavoro e pensare a quello che faccio, non posso andare avanti così”?. Il dibbatttito prima di tutto, poi ci sarà la sintesi e infine l’azione.

(*) “Victoria in manu nobis est, viget aetas, animus valet”, diceva il tipo. Se sei uno di quelli, puoi iniziare scrivendo per l’Undici. Non ti faremo pesare la tua insicurezza, o il tuo essere diversamente alta, oppure le tue turbe mental/sessuali, basta che scrivi qualcosa di interessante per noi e i lettori, visto che “siamo tutti la canticchiante e danzante merda del mondo”, diceva l’altro tipo.

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giorgio marincola

    Schiavi di Ikea sballottati? Assolutamente no!
    Però le infradito non possono essere la soluzione al problema collettivo, non tutti le possono indossare nè migliorano la situazione comune. È una soluzione da pensiero debole, da riflusso e, in definitiva, auto-emarginante del singolo. Coltivare piccoli spazi condivisi, facendosi forza, in infradito o no, può essere una maniera più efficace di bruciare il ritratto che ci hanno imposto.Il primo spazio deve essere appunto quello della discussione, della presa di coscienza, del supporto del gruppo. Poi, con leggerezza e determinazione, adelante con juicio.

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  2. giampi

    Ok, caro Marincola. Non è però chiaro (a me in primis) cosa significhi sfuggire al tran-tran. Significa accettare di essere sudditi della Repubblica dell’Ikea? Ossia lavorare come novelli operai in qualche centro universitario o industria sballottati per il mondo ogni due anni?
    Oppure saranno proprio le infradito (indossate con intelligenza) a salvarci dall’omologazione globalizzante? Provocatoriamente tuo

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