Una questione di orgoglio

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Piccolo prontuario sul Gay Pridenel  grande cielo c'è un arcobaleno
Il 26 giugno Napoli si è tinta dei colori dell’arcobaleno.
Quest’anno infatti è stata la città partenopea, raccogliendo il testimone di Genova, a ospitare il gay pride nazionale.
Napoli così si è idealmente unita a molte città in tutto il mondo che organizzano svariate manifestazioni per ricordare i cosiddetti moti di Stonewall.

Fino alla seconda metà degli anni ’60 a New York, complice un partito repubblicano che aveva dichiarato guerra aperta agli omosessuali, la polizia era autorizzata ad inviare agenti in borghese ad adescare “gay” per poterli arrestare in caso di successo: ai tempi era considerato indecente (e quindi punibile penalmente) anche solo tenersi per mano e riunirsi in pubblico o nei bar.questo si che è un bell'alzabandiera

 

Nonostante qualche piccola conquista politica della comunità “omofila”, nel 1969 era ancora possibile essere arrestati dalle autorità, che ogni tanto facevano irruzione nei bar agendo violentemente contro i clienti e i proprietari, per presunti comportamenti ambigui, nonostante formalmente i bar gay fossero stati legalizzati recentissimamente.
La sera del 27 giugno ci fu l’ennesima retata al bar Stonewall Inn. E fu la scintilla che fece esplodere la rabbia di una comunità ormai esasperata dai maltrattamenti subiti per anni.
Le leggende metropolitane più accreditate su come la rivolta ebbe inizio parlano di una trans gender, Sylvia Rivera, divenuta poi un’icona importantissima del movimento LGBT, che per la prima volta si oppose alla violenza della polizia ribellandosi ad un agente che tentava di pestarla con un manganello.
Da lì iniziò una reazione a catena: in migliaia si riversarono per le strade del Greenwich Village, riuscendo a sopraffare la polizia.
Fu un punto di rottura importante con il passato, e da allora le battaglie della comunità autoribattezzatasi “gay”, più coesa che mai, assunsero un tono politico molto più forte del passato.
L’anno successivo il Gay Liberation Front, formatosi dalle ceneri della comunità omofila, organizzò una marcia a New York per ricordare la rivolta di Stonewall, festeggiando in maniera gioiosa la conquista importante che in effetti fu.
L’iniziativa si espanse, anno dopo anno in moltissimi Paesi, in ognuno dei quali sono state create nuove associazioni e movimenti che hanno come scopo l’ottenimento di diritti civili per le minoranze discriminate sulla base di gusti sessuali e identità di genere.
La classica bandiera arcobaleno della comunità LGBT venne fatta sventolare per la prima volta in occasione del Gay Pride di San Francisco del ‘78. In Italia il primo Gay Pride avvenne a Roma nel 1994, promosso da Arcigay.napule è mille culure (almeno nel giorno del pride)
Al contrario di quello che accade nella maggioranza delle Nazioni, da noi il pride “nazionale” ha assunto una forma itinerante, toccando ogni anno una città diversa, il sabato più vicino al 27 giugno.
Accanto alla parata principale, in alcune città viene organizzato un pride “minore” in forma cittadina o regionale, solitamente nei weekend immediatamente precedenti o successivi. Quest’anno tra Giugno e Luglio ce ne sono state diverse, da Torino a Palermo.
Ed ogni anno i media tradizionali snobbano sempre di più questo evento, a volte addirittura distorcendone il contenuto, e associando spesso la marcia a una carnevalata.
Il grande punto di forza di un pride itinerante è il poter far vedere ai cittadini delle città ospitanti che la realtà è ben diversa.
Ad aprire la parata è spesso il trenino dell’associazione famiglie arcobaleno, che rende visibile il vuoto legislativo sulla tutela delle famiglie formate da genitori dello stesso sesso, presenti anche in Italia in numero consistente! dopo averla capita, anche le mamme sono orgogliose
Segue poi l’associazione che raccoglie e accoglie i genitori di persone omosessuali (AGEDO), che chiedono più diritti e tutele per i propri cari e si espongono in primo piano come consulenti per chi non riesce ad accettare l’omosessualità dei propri figli.
Presente e attiva tra le altre associazioni anche Amnesty International che, tra le proprie battaglie in giro per il mondo, porta avanti anche quella dell’eliminazione di leggi omofobe (soprattutto in Paesi dove ancora è punibile con la pena di morte).
Sempre in campo anche il MIT, il movimento di identità transessuale, che si occupa della difesa dei diritti di quella parte della comunità che più delle altre viene bistrattata e ignorata, vittima di abusi fisici ed emotivi da più parti (la tutela dei diritti nell’ambito lavorativo, ad esempio, è uno dei campi su cui si concentrano molti degli sforzi di questa associazione).
ironia, ironia, per piccina che tu sia ...Solitamente sono anche presenti (scarse) rappresentanze politiche di partiti di sinistra, oltre ad associazioni culturali varie come l’UAAR.
I colori e le feste che rendono caratteristica questa manifestazione in tutto il mondo hanno lo scopo di ricordare che la comunità LGBT è presente, i propri membri non dovrebbero sentirsi inferiori o nascondersi per paura, ma anzi vogliono essere visibili ed integrati in una società che uscirebbe sicuramente arricchita dal loro apporto, ma che ancora, sicuramente in Italia, li considera cittadini di serie B.

 

 

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