Scurdammoce ‘o presente

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Il mio amico W. mi dice che è sempre bene poter parlare dei guai passati (invece di quelli attuali). Se siamo qui a farlo nel presente, significa che siamo ancora vivi e i guai non erano poi così terribili. Ancor più comodo è poterli considerare completamente passati, ossia archiviati, chiusi in una scatola e messi da parte. Come se appartenessero ad un’altra vita, ad un’altra persona.

Considerare invece che i guai passati abbiano a che fare con il nostro presente è molto più impegnativo: si tratterebbe di un esercizio che può mettere in discussione ciò che siamo oggi e la nostra capacità di affrontare le difficoltà attuali. Quasi sempre ci muoviamo invece per spostare il problema che abbiamo di fronte agli occhi. Con lo stesso scopo parliamo del passato: per non parlare del presente, per distogliere lo sguardo da ciò che ci affanna oggi e che ci risulta scomodo e faticoso affrontare.

Ultimamente in Italia si discute della trattativa tra Stato e mafia che avrebbe avuto luogo tra il 1992 e il 1993, tra gli attentati a Falcone e Borsellino e quelli agli Uffizi e a Roma. A scadenza quasi mensile politici, magistrati, pentiti e figli di mafiosi tracciano un vago scenario che peraltro appare assai credibile: dopo la perdita dei suoi storici referenti (alcune parti importanti della DC), la mafia cercò all’epoca nuovi interlocutori nello Stato che fossero credibili e affidabili. E per farsi sentire, per negoziare, per togliere di mezzo chi non era d’accordo, parlò come parla la mafia quando ogni altro mezzo è inefficace: mettendo le bombe.

Sono passati quasi vent’anni e si disquisisce di quel passato come stessimo parlando di un’altra era geologica, senza far discendere da quelle argomentazioni alcuna conseguenza sul presente. Come se si stesse analizzando il perché dell’estinzione dei dinosauri. Come se l’Italia in cui viviamo oggi non fosse la diretta conseguenza di quel passato.

Ma c’è un’altra distorsione: perché si discute dei rapporti Stato-mafia di vent’anni fa, quando sarebbe forse più urgente ed utile affrontare quelli odierni? Come non pensare che la legge per limitare le intercettazioni - lo strumento universalmente ed oggettivamente più efficace nella lotta alla mafia – possa essere un tassello di una attualissima “negoziazione” tra Stato e mafia? Della quale ovviamente si parlerà solo tra vent’anni…

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    L’analisi di Veltroni è la più verosimile:
    «Le stragi di mafia del 92-93 utilizzate per battere i Progressisti.
    Finirono quando iniziò nuova stagione politica. Riina e Provenzano capi della mafia? Sono solo bracci operativi»

    In questo caso sarebbe importante voltarsi indietro perché il presente è partito da quel passato.

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