Smart is the new sexy

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Quando si vuole capire un concetto, si usa spesso partire dalla definizione che ne dà il dizionario, nonchè dall’etimologia della parola. Se volessimo capire cos’è un nerd, potremmo partire dalla definizione che ne dà Wikipedia (parlando di nerd quale miglior fonte…).

Wikipedia docet: “Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale (magari associata a un quoziente intellettivo superiore alla media), ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione. Stando a ciò, il termine italiano più vicino al significato della parola ‘nerd’ potrebbe essere sfigato o secchione. Lo stereotipo vede queste persone affascinate dalla conoscenza, specialmente quella riguardante la scienza e la matematica; i “nerd” sono inoltre considerati poco interessati alle attività sportive e sociali. Anche l’aspetto esteriore è rappresentato da un cliché ben definito: indossano vestiti niente affatto alla moda, spesso tipici di persone più in là con gli anni (come gilet o mocassini), e portano gli occhiali. A partire dagli anni novanta molte persone che si consideravano “nerd” iniziarono a sostenere che tale appellativo avesse una valenza positiva, ed iniziarono ad usarlo per connotare le persone che hanno competenze tecniche di un certo livello, tralasciando ogni implicazione riguardo alla socialità e socievolezza”.

Quello che m’intriga di più, non è tanto capire chi è nerd – mi sembra un quesito abbondantemente risolto da Wikipedia – quanto piuttosto quando è nata la figura del nerd e perché. Le prime domande che mi sono posta è: “ma i nerd sono sempre esistiti o sono un’invenzione della società moderna?”, “tra cent’anni esisteranno ancora?”, “e se sì, domineranno il mondo o ne saranno schiacciati?”. Per rispondere a queste domande ho sottoposto un test composto di 10 domande a un campione selezionato di persone, alcune con caratteristiche nerd, altre apparentemente meno. I risultati sono stati abbastanza omogenei e potrei riassumerli nel fatto che i nerd sembrano essere percepiti come “persone con la testa tra le nuvole, a cui piace perdere tempo su un problema finché non lo risolvono, con scarsa vita sociale”. Vi ricorda qualcosa? A me sì.

Ricorda moltissimo Einstein per esempio, o un qualsiasi scienziato o ricercatore appassionato. Sulla base di questi elementi ho cercato di capire quando il nerd acquisisce una sua dignità autonoma in quanto tale, ovvero quando acquisisce il diritto di avere una parola tutta per sé per descriverlo. Sempre secondo Wikipedia: “Secondo una prima teoria, la parola apparve per la prima volta in un libro del Dr. Seuss “If I Ran the Zoo”, pubblicato nel 1950, dove era semplicemente il nome di uno degli animali immaginari del libro. Un’altra teoria sostiene che nerd sia una versione di Mortimer Snerd, il nome del pupazzo da ventriloqui di Edgar Bergen. Un’altra ancora sostiene che sia l’acronimo di Northern Electric Research and Development, azienda in cui gli impiegati avevano dei pocket protectors (astucci da tasca per penne e matite, NdA) con l’acronimo N.E.R.D. stampato sopra. Ed un’altra ancora vede nerd come un derivato della parola drunk (ubriaco in inglese) invertita (knurd), usata per definire chi non beve durante i ritrovi sociali.

A parte il fatto che io propendo per le ultime due spiegazioni (ma è una predilezione personale), mi sembra chiaro che nessuno abbia trovato tracce della parola prima della Seconda Guerra Mondiale. E il punto è proprio questo. Dopo la guerra, la società americana è cambiata molto, come la società occidentale in generale. Il vecchio sistema del “concerto delle potenze” europee fu sostituito da un assetto del tutto nuovo. Gli Stati Uniti e la Russia iniziarono a emergere come le due grandi potenze economiche e mondiali. Il baricentro del potere mondiale si spostò oltre l’Atlantico, dove la ricchezza economica, la potenza militare e la capacità della società statunitense di alimentare miti collettivi sembrarono giustificare appieno il concetto che il ventesimo fosse il “secolo americano”.

Gli Stati Uniti iniziano a diventare “creatori di miti”. Inizia una lotta con la Russia per chi andrà per primo nello spazio, sulla Luna, inizia la conquista di mondi sconosciuti, inizia la grande sfida tecnologica, il capitalismo, il liberalismo, arriva la televisione, se ne intuiscono le capacità di comunicazione e di globalizzazione, si inizia a pensare a un tipo di società consumistica, basata sul progresso tecnologico e la capacità di produrre continuamente e sempre di più. Lo stato e le grandi aziende americane investono dunque sulla ricerca, sui cervelloni, sulle grandi menti, gli scienziati pazzi.

La filmografia americana è piena di riferimenti in questo senso (Doc, di “Ritorno al futuro” – per fare un esempio noto a tutti – è una figura archetipica, rappresentante del ricercatore pazzo e invasato con nessuna possibilità di inserimento sociale). Scrittori di fantascienza, come Philiph Dick o Ray Bradbury, iniziano ad avere grande successo di pubblico e di critica. E i supereroi si moltiplicano. Il più grande, il più amato, il più riconosciuto di tutti è ovviamente Superman. Il fumetto di Superman ha origine alla fine degli anni ’30, subito prima della Guerra. Durante la Seconda guerra mondiale i supereroi divennero ancora più popolari, sopravvivendo al razionamento della carta e alla perdita di parecchi disegnatori di talento caduti al servizio delle forze armate. La ricerca di racconti semplici di vittorie del bene sul male che potessero far consolare o parzialmente dimenticare gli orrori del momento e della guerra può spiegare la popolarità dei supereroi in tempo di guerra (nacquero anche eroi nazionalisti e patriottici quali Capitan America della Marvel che in più di un’occasione salvò il mondo dalla minaccia nazista). Fino agli anni ’80 i supereroi imperversano, riempiono pagine e pagine di fumetti, arrivando perfino al grande schermo (è del 1978 il film “Superman” con Cristopher Reeve). L’idea di un’identità segreta, insospettabile (Superman è un giornalista con gli occhiali spessi che si cambia dentro una cabina telefonica, Batman è un ricco ereditiero dedito ai vizi e alle belle donne…) diventa un’idea condivisa.

In questo complesso panorama fanno la loro prima comparsa i nerd… Cervelloni, asociali, bruttini ma intelligentissimi, detentori di una conoscenza tecnologica elitaria, diventano fondamentali in una società che sta tentando di conquistare il mondo con il progresso e con l’idea del progresso. In fondo, a pensarci bene, non potrebbe essere Superman il primo nerd? Portava gli occhiali neri con la montatura grossa, era timido nella sua vita quotidiana, i suoi super poteri gli conferivano una superiorità tecnologica invidiabile (sapeva volare, poteva girare intorno alla Terra in pochi minuti, se non secondi!).
In una società in cui un impiego puramente intellettualistico del proprio tempo diventa legittimo, in quanto fautore di quel progresso tecnologico che serve alla conquista del mondo da parte degli Stati Uniti, il nerd inizia ad avere una possibilità, inizia ad avere un proprio posto nel mondo, una funzione addirittura. Il successo non è più conclamato dall’avere belle donne, i soldi, la macchina: si può avere successo essendo Bill Gates. E i nerd conquistano un’identità collettiva e iniziano ad identificarsi ai super eroi, sfigati agli occhi di tutti, ma segreti detentori di doti straordinarie, come Superman o come i protagonisti del film “La rivincita dei nerd”, che alla fine risultano vincitori rispetto al modello del bel surfista (addirittura riescono a soffiargli la donna a un certo punto!).

Gli anni ’80 sono decisamente il decennio d’oro dei nerd, il momento in cui hanno un’identità collettiva molto forte e una rivalutazione sociale ancora più imponente, grazie alla diffusione dei computer e alla loro abilità nel loro utilizzo. La loro popolarità è aumentata fino ad arrivare a un punto in cui “nerd” non è sempre percepita come una parola offensiva, c’è addirittura un orgoglio nerd e sta diventando quasi di moda.
Riprova ne è la sit-com americana “The big bang theory”, i cui protagonisti sono quattro nerd, che non si possono certo definire dei vincenti, però sono sicuramente molto simpatici, sono dei veri e propri “eroi”. Ecco, finalmente i nerd ce l’hanno fatta, sono riusciti a far vedere al mondo che sono loro i veri supermen e tra cent’anni domineranno il mondo… Vi conviene iniziare a essere dalla loro parte! (Io ho iniziato anni fa)
Perché ricordate, “smart is the new sexy”…

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    no, dai, vabè che siamo in tempi di revisionismo, vabè che c’è il revival della terribile musica degli anni ’80, però riabilitare i nerds no, allora ci meritiamo i libri di Pansa

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  2. nexus ray

    Che le nerd sono molto molto più rare! Ma anche loro possono essere molto sexy…

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