Il film del mese: Toy Story 3 – La grande fuga

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non ci posso credre: un cameo di Totoro in Toy StoryIl 7 luglio è uscito Toy Story 3. dopo un mese in cui tutti ne hanno detto e scritto sperticati elogi e in cui ha battuto ogni record di incasso (Avatar escluso) è possibile scrivere qualcosa che non sia sintetizzabile con “ennesimo capolavoro della Pixar”? Difficile. L’Undici ci prova con undici brevi considerazioni.

1.    Dopo aver inventato e sdoganato l’animazione digitale e dopo aver sperimentato in tutte le direzioni qui non ci sono sfide per portare l’animazione verso territori inesplorati, ci si concentra soprattutto sul 3D. Che è spettacolare e  non invasivo (e consente incassi maggiori), ma anche visto in 2D, questo Toy Story sarebbe stato lo stesso un capolavoro. La sperimentazione teorica si concentra nell’incredibile cortometraggio che come da tradizione precede il lungo: Night and Day (Quando il giorno incontra la notte) è una strabiliante riflessione su animazione tradizionale, CGI e 3D, sulla “paura dell’ignoto” e sul volere esplorare l’infinito. Incredibile.il cortometraggio day & night è incredibile
2.    È il terzo episodio di una saga, conosciamo già i personaggi e come in tutti i sequel si lavora di accumulo. Ok, non c’è la straordinarietà di un robottino che per mezz’ora si aggira sulla terra desolata senza dire una parola, né lo stupore per un vecchietto scorbutico che fa volare la sua casa con un milione di palloncini, ma è meraviglioso lo stesso (e in più Toy Story fa guadagnare milioni anche col merchandising).
3.   È un film di animazione, i protagonisti sono dei giocattoli, ma il tutto è talmente credibile che a un certo punto il cow boy Woody è un pupazzo inanimato in mano al bimbo Andy. Ha gli stessi occhi sgranati e lo stesso sorriso che ha sempre ma la costruzione della scena produce un incredibile effetto Kulesov che ci convince che il pupazzo sia commosso davvero.il familiare volto di Pudovkin starà guardando un piatto di minsetra, un cadavere o una donna nuda?
4.    L’incipit del film è un’apoteosi di inseguimenti, colpi di scena, esplosioni in faccia allo spettatore… un concentrato del puro stile blockbuster hollywoodiano. Gli autori ci fanno capire che potrebbero andare avanti all’infinito, ma sanno che il cinema è “bigger than life” e che quindi deve avere a che fare con la vita: ok lo spettacolo, ok che ci vogliamo divertire, ma non può essere solo un gioco. E infatti questo susseguirsi di scene spettacolari era il gioco del bambino Andy. Il gioco (che come tutti sanno è bello quando dura poco) finisce: il film e la vita vera possono cominciare.
5.    Se Toy Story è la vita, gli autori continuano la loro riflessione sullo scorrere del tempo e sulla perdita che la vita comporta: dell’infanzia per il bambino Andy, di un figlio che cresce e se ne va da casa per la madre, del bambino che è l’unica ragione per cui sono vivi per i giocattoli. Se per gli umani si tratta di mutamenti difficili ma che aprono una nuova stagione della vita, per i giocattoli si tratta proprio della fine, di una morte che potrà portare al limbo di una soffitta o all’inferno di un inceneritore e l’illusione dell’asilo illustrata dal mellifluo Lotso, orsetto rosa profumato di fragola, non è proprio un Paradiso.
6.   Iken e barbie: che coppia queer, regazl nido prigione è un posto per bambini, ma le dinamiche e i personaggi che lo popolano sono quelli del mondo degli adulti. E sono loro ad esserne i più spaventati.
7.    Avrete letto o vi avranno detto che Ken e Buzz che parla in spagnolo sono divertenti: beh, fanno davvero ridere. Poi la Barbie non è solo la bionda scema che conosciamo e con Ken forma una straordinaria coppia Queer.
8.    Il team di sceneggiatori sfodera una quantità di trovate che potrebbe riempire decine di film ed ha la capacità di attraversare repentinamente i generi dalla commedia, al dramma, dall’horror al melodramma. Per far questo devi saper padroneggiare ogni situazione dalla scrittura, alla realizzazione al montaggio se no salta fuori un’accozzaglia senza senso: chi ha fatto questo film è davvero bravo. Scene brevi e apparentemente semplici (il gioco di Andy all’inizio, la mamma nella stanza vuota di Andy, il flashback del clown triste, il cane invecchiato…) che in pochi istanti arrivano al significato più profondo del momento e colpiscono a fondo lo spettatore: questa è l’essenza del cinema.
9.   Temi ricorrenti e stile riconoscibile: i film della Pixar non sono riconducibili ad un’unica persona (il regista cambia ed è sorretto da una grossa struttura), ma si tratta indubbiamente di cinema d’autore.
10.    Io ho terminato le elementari già da qualche anno, ma quando tra i giocattoli della bimba Bonnie ho visto Totoro, non sono riuscito a trattere un “è Totoro, c’è anche Totoro” (Sì, c’è anche un cameo di Totoro, in omaggio all’ammirazione che Lassater e compagni hanno per Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli).
In sala c’erano molti bimbi, ma quando Lotso dice cinicamente “dov’è il tuo bambino adesso, sceriffo?” si sono sentiti un paio di “NOOOO”, “è proprio stronzo” e non erano bambini.
Undici. Toy Story 3 è un altro straordinario, meraviglioso capolavoro della Pixar.tutti insieme che lotso ci guidas al sunnyside

 

Moneyshot:

 

Quando la comunità ormai ridotta all’osso di giocattoli dopo aver lottato in tutti i modi si prende per mano e accetta con consapevole dignità la propria morte è davvero commovente (ok, non come la morte che pervade tutto Up, però anche qui se si ha in tasca il fazzoletto è meglio).

 

Boxoffice

 

Visto che il film è uscito il 18 giugno negli Stati Uniti e il 7 luglio in Italia si può già fare un bilancio, anche se non definitivo: è stato un enorme successo. Coi dati aggiornati al week end del 1 agosto toy Story 3 ha incassato 391 milioni di dollari in USA e 827 milioni in tutto il mondo. In Italia è riuscito a rivitalizzare l’asfittico mercato estivo e incassare 12 milioni di Euro nelle prime 3 settimane. Si è anche trattato di battersi con il successo sopra le attese di Despicable Me (Cattivissimo Me) che è arrivato a 200 milioni e che in Italia dovrebbe arrivare in ottobre. Per la Pixar è il film che ha incassato di più. Al momento è il secondo cartone animato della storia per incassi, dopo Shrek 2 (441ML $ in USA e 920 ML totali), ma è probabile che lo superi. Come sempre la Pixar arriva a mettere d’accordo critica e pubblico. Il dettaglio del boxoffice di Toy Story 3.

 

Leggi qui quali saranno le prossime uscite per il cinema di animazione

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Oscar per Toy Story 3. Non c’è storia, anche quando la DreamWorks sfodera il suo miglior film (Dragon Trainer, leggi sull’Undici di aprile 2010) e quando è nominato un capolavoro assoluto come L’Illusionista, alla fine la Pixar è sempre una spanna sopra gli altri e si porta a casa la statuetta come miglior film di animazione. Compliments

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  2. Gigi

    Con l’ultimo week end di agosto Toy Story 3 ha abbattuto la soglia del miliardo (1.000.000.000) di dollari (billion dollars): al 29 agosto ha incassato 1.012.100.000 $ (un miliardo dodicimilioni e centomila dollari). Solo 7 film (Toy Story 3 compreso) nella storia del cinema hanno incassato più di un miliardo, solo 5 hanno fatto meglio di Toy Story 3 e un paio possono ancora essere superati. Lo sapete quali sono? ok Avatar e Titanic è facile, per gli altri con un piccolo sforzo e ci si arriva.

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  3. Gigi

    più che il passaggio dall’adolescenza all’età adulta c’è il passaggio, di cui si parla molto meno, dall’infazia all’adolescenza. In Toy Story l’adolescente Andy compare poco, ma anche qui agli autori bastano poche scene per mostrare questo passaggio all’orgogliosa ricerca di autonomia, alla presunzione di essere maturi ma anche al richiamo che l’infanzia continua ad avere. Il passaggio all’adolescenza comporta per la prima volta nella vita la comparsa della nostalgia.
    Un passaggio di cui invece non si parla mai è quello della madre che ha dedicato con piacere e soddisfazione la sua vita ai bambini, ma ora questi partono e lei da madre diventa non si sa cosa, non esiste neanche la parola. Ma certo la sua vita cambierà non poco ed occorrerrà uno sforzo mentale enorme per riadattarsi. Ecco, di questo non si parla mai e non è che possiamo pretendere di più da Toy Story visto anche che i protagonisti sono altri.

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  4. Anselmo

    Gigi, non vale!
    L’Undici ti paga l’entrata e tu te ne esci con il primo capitolo della tua tesi damsiana (“Effetto Kulesov e queerness latente nel cinema di animazione: una comparazione Pixar-Studio Ghibli”)praticamente già fatta!

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