Prendiamole a schiaffi! (è ciò che vogliono)

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Ultimamente ho visitato diverse case in vendita. L’esercizio è interessante nonché divertente. Si entra per qualche minuto nelle vite degli altri, si spiano pezzi di quotidianità altrui, ci s’infila nell’intimità di sconosciuti.

La decisione di vendere una casa è spesso legata a qualche accadimento significativo: c’è il vedovo che vende dopo la morte della moglie, ma anche la famiglia che aspetta un nuovo figlio e vuole più spazio. O chi molla tutto e se ne va sull’Appennino a coltivare la terra o quello che s’è innamorato di una tipa dall’altra parte del mondo.

Spesso finisci a vedere case abitate da persone simili a te, perché è spesso simile chi ama la stessa cosa. Così di frequente i venditori delle case che ho visitato erano una giovane coppia (per giovane s’intende un essere umano fino ai 45/50 anni d’età, NdA) che costituisce una tipologia classica, un pattern ricorrente e spesso ben identificabile. Chi mostra la casa è però sempre lui, il marito o il compagno. Lei non c’è mai o meglio c’è: nelle foto sul comodino, nei vestiti negli armadi e nelle parole e negli sguardi di lui. Quasi sempre è lei che ha deciso di vendere; per qualche fissazione strana non ne può più di star lì: vuole 800 mq. di giardino, vuole uno studio più grande, non sopporta i vicini di casa. Ma lei non ha tempo per mostrare la casa: è a lavoro, ha mille impegni, non ha un minuto libero, ha i catzi e i controcatzi: è un’incombenza che spetta sempre a lui, che deve stare lì a sorbirsi la millesima visita e a rispondere alle solite domande.

Lei è una donna in carriera che la sera torna a casa stanca ed incazzata e s’incazza ancora di più perché lui non è ancora stato capace di vendere la casa. Il fatto è che lei non ha ancora deciso se vuol essere una donna in carriera o una madre che allatta i pargoli. E’ stata educata ad emanciparsi, a cercare soddisfazioni professionali, a realizzarsi al di fuori della famiglia, ecc. ecc., ma, allo stesso tempo, ad un certo stadio dell’esistenza non può sottrarsi all’istinto materno. E, siccome, specialmente nel nostro paese, conciliare le due velleità è assai difficile e complesso, tutta la frustrazione per non riuscire a prendere una decisione viene sfogata e riversata su di lui. Il quale qualsiasi cosa faccia, la fa male.

Se le propone di essere un marito che si sacrifica per la carriera di lei, lei s’incazza perché vuol fare la madre e lui è un debole, se invece le dice che accetterà la promozione al lavoro e avrà meno tempo per stare a casa, lei s’incazza perché vuol fare la donna in carriera e lui è un prevaricatore. Di fronte a questo impasse, lui reagisce semplicemente smettendo d’agire, non prende più alcuna iniziativa, non propone più niente, non s’azzarda a suggerire questo o quello. Si ritira in una sbiadita vita d’attesa, salvo poi sbroccare magari dopo vent’anni.

Quando vai a vedere la casa, il suo sguardo è spento, depresso, rassegnato. La stanchezza nei suoi gesti, le smorfie che dicono: “Tanto decide tutto lei”…sono lì a testimoniarlo.
A letto – dove si misura l’intesa tra due persone e dove i nodi vengono sempre al pettine – lei è probabilmente frigida e lui ha difficoltà d’erezione. Lei eternamente tesa e tirata, lui bloccato e incapace di mettere in pratica le proprie pulsioni. Un macello.

Ma la vera complicazione è che lei vorrebbe che fosse lui a toglierla da questo vicolo cieco, vorrebbe che lui le dicesse con maschia autorità cosa deve fare della sua esistenza (una scelta che deve ovviamente corrispondere a ciò che lei intimamente desidera, ma non riesce ad ammettere, NdA). In altre parole, lei vorrebbe che lui fosse maschio, altro che coppia democratica e paritaria! Altro che “mi sacrifico per te”! Ma, in primo luogo, lei non lo può ammettere né a se stessa né a lui (sarebbe una diminutio del suo ruolo di donna emancipata) e poi lui è stato educato ad allontanarsi dal modello di maschio repressivo e autoritario, e invece ad essere un uomo disponibile e “democratico” (che palle! NdA).
Insomma: lei sta chiedendo a lui di prenderla (metaforicamente) a schiaffi, ma a lui è stato insegnato che le donne non si toccano neanche con un fiore (metaforicamente e non). Lei vuole che lui torni a casa e le dica: “Adesso si fa così, così e così, e tu stai zitta”, mentre quando lei torna a casa schizzata e butta la borsa contro il muro, lui le sussurra: “Vuoi che ti prepari una tisana?”. Altro che tisana!!! Altro che “Sei una persona meravigliosa”, quello che lei vuole è un bel manrovescio (metaforico s’intende) che le tolga dalla testa ogni problema.

Parliamoci chiaro: di fronte a questi scenari (autentici e verificati), dobbiamo guardarci allo specchio e ammettere che qualcosa nell’educazione alla gestione di coppia degli ultimi trent’anni è andato storto. Qualche errore è stato fatto. Per carità, intendiamoci, non andava bene il delitto d’onore, la mancanza di diritti per le donne, e l’uomo che torna a casa incazzato perché la cena non è ancora pronta, ma anche così non va mica tanto bene…

E allora? E allora bisognerebbe essere forse più solidali nella coppia, ammettere reciprocamente di trovarsi a volte a disagio nel ruolo che ci è stato assegnato e di quanto sia difficile essere veramente “liberi” (di scegliere di fare ed essere ciò che si vuole). La coppia non deve diventare un luogo d’amplificazione dei condizionamenti sociali (e familiari). E soprattutto  giocare, giocare di più! Giocare a dare e prendere schiaffi (sempre metaforicamente), giocare a fare il maschio e a fare la femmina, che sono i ruoli che Madre Natura ci ha assegnato ci piaccia o no, magari anche ingannandosi reciprocamente, fingendo di fingere.
In fondo, ragazze, siamo realisti: l’uomo è veramente facile da gestire: anche in questo caso, vale ciò che accade a letto: l’uomo non è complicato sessualmente, è “meccanicamente” semplicissimo, quasi banale. Non ci vuole molto a dargli ciò di cui ha bisogno e quindi dateglielo: fatelo sentire maschio, imploratelo che vi prenda a schiaffi (metaforicamente), anche se poi siete voi che guidate la barca, e vi assicuro che lui, maschio, lo sarà sul serio e vi darà tante soddisfazioni, nel letto e fuori dal letto.

Certo che qualche sculacciata (vera) ogni tanto…

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. La boldi

    siii!!! ma quali corsi prematrimoniali?!?!? un bel corso di teatro ci vuole!!!Giochiamo a che io ERO la moglie e tu ERI il marito!
    ….e recitarono tutti felici e contenti! =P

    Ma alla fine hai trovato casa?

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  2. warez

    Salve a tutti…Non sono una novizia,ma neanche un’esperta…Prediligo un bdsm soft,senza segni permanenti…Le mie preferenze vanno a spanking e cera…Escludo assolutamente aghi,scat,clinical e pratiche dannose per la salute…Cerco un master non troppo sadico,tra i 30 e i 40 anni,che abbia tempo per coltivare il rapporto con la sua schiava. Non mi interessa un rapporto 24/7 o virtuale.No assoluto a master con schiava,a donne e a coppie.

    CHE RAZZA DI PRETESE!!! VERGOGNA! persino come schiave sono esigenti!

    porco mondo!

    wareZ

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  3. Marinda

    Lui: Io sono come sono.
    Lei: Cerca di cambiare.
    Lui: Ecco sono cambiato.
    Lei: Non sei piu’ quello di una volta…
    Neanche noi siam più quelle di una volta. Fateci divertire e quando siamo isteriche – perchè almeno una volta al mese lo siamo – niente sculacciate, ma uscite sbattendo la porta. Al legno non vengono lividi.

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