Il film de chevet: Una calibro 20 per lo specialista – Thunderbolt and Lightfoot (Michael Cimino 1974)

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Il 31 maggio locandina del film una calibro 20 per lo specialistaClint Eastwood ha compiuto 80 anni. L’undici ha trovato sul comodinoUna calibro 20 per lo specialista, un film meno conosciuto ma che colpisce e chiede di essere visto e rivisto. Personaggi indimenticabili, attori in stato di grazia, donne meravigliose (come la Daisy di Hazzard), inseguimenti mozzafiato, mazzate da paura … cosa si può pretendere di più.

dai, diobò andate d'accordo che se no va tutto a puttane

dai, diobò andate d’accordo che se no va tutto a puttane

sogno o son desto? quella è una donna nuda. ed è anche una gran gnocca

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non c'è pezza: catherine bach è una bomba erotica

non c’è pezza: Catherine Bach è una bomba erotica

Clint Eastwood è Thunderbolt, l’Artigliere, veterano della guerra in Corea 35 anni prima del definitivo Gran Torino (2009). Lo conosciamo vestito da prete, quasi irriconoscibile (porta gli occhiali e non sembra neanche biondo), in fuga dagli ex complici il Rosso e Goody convinti che abbia nascosto il bottino di un vecchio colpo. Si imbatte in Lightfoot, Caribù (Jeff Bridgess), un ragazzo scapestrato e istintivo che sbuca dal nulla e che la fame di vita e l’incoscienza hanno portato a vivere di espedienti. Il ragazzo adotta il veterano regalando ad Eastwood il suo primo ruolo di padre scelto, custode dei valori della vecchia America ormai accantonati da una società già stanca ed egoista. Ed è curioso che qui Clint, già due volte il duro ispettore Callaghan (Dirty harry), sia proprio un fuorilegge. L’Artigliere è un solitario dotato di un’amara saggezza che si cala nella parte ma fatica a trasmettere al ragazzo altro che disillusione e la sua esperienza di eroe soldato e fuorilegge.
Riunitisi forzatamente con i due vecchi complici tenteranno un nuovo colpo ma le differenze di età, di esperienze e di carattere renderanno durissimo il rapporto tra i quattro e faranno sì che gli eventi non possano andare come pianificato.
L’esordio alla regia di Michael Cimino (prodotto dalla Malpaso di Eastwood) è un gangster movie dai temi classici della rivolta individuale, dell’amicizia virile e della violenza ma lo sviluppo è davvero atipico nella sua amarezza. Clint è il duro eroe che conosciamo ma è già malinconico nel suo scontro con l’infrangersi dei valori del mito americano. Il paese è troppo cambiato (anche le vecchie scuole non sono più al loro posto) e tornare a casa è impossibile perché si finirebbe col perdersi. Perciò la meta è “dovunque oltre i monti”.
L’andamento è movimentatissimo e il giovane Cimino è già un maestro nelle scene di azione, nel muoversi negli spazi aperti e nello stare addosso ai suoi personaggi rendendoli mitici e vulnerabili. La violenza è meno esibita rispetto ai canoni attuali, ma è una violenza vera che lascia il segno.
Le figure femminili singolarmente hanno ruoli marginali, appaiono e scompaiono improvvisamente come sogni meravigliosi (la ragazza nuda dietro la vetrata, la motociclista) e non lasciano il segno nella storia del film, ma lo lasciano dentro i suoi protagonisti perché le improvvise apparizioni di queste donne letteralmente fantastiche (una delle due ragazze del Motel èCatherine Bach, laDaisy di Hazazrd, oppure, la ragazza di colore in minigonna e stivali rossi nell’officina) coinvolgono Caribù e l’Artigliere (e lo spettatore) con una carica erotica davvero esplosiva.
Ci sono inseguimenti mozzafiato che hanno fatto la storia del cinema, scazzottate violentissime, sparatorie, fughe nei paesaggi sterminati del Montana o tra le montagne dell’Idaho, gag divertenti e surreali (il furto della macchina al distributore, la coppia spaventata nella scuola, la partenza dei carretti dei gelati), dialoghi serrati e donne meravigliose. In più la prova degli attori è magistrale e valse a Clint Easwood e al giovane Jeff Bridges la candidatura all’oscar (Bridges l’ha vinto finalmente nel 2010 per il suo Crazy Heart con un personaggio che potrebbe essere una conseguenza di Caribù). I compagni di avventura, il Rosso Leary (George Kennedy) e Goody (Geoffrey Lewis) sono due caratteristi perfetti nella parte rispettivamente del duro eroe di guerra intollerante verso l’energia dei giovani e sessualmente disturbato e del comprimario succube dei più forti e degli eventi più grandi di lui.
Insomma l’esordio del giovane Cimino (adottato dal già affermato Eastwood) è una prova magistrale (Ok, non arriva alle vette dei successivi Il cacciatore e I cancelli del Cielo) giuocata tra il gangster e il buddy movie, tra l’azione e il road movie, tra la violenza e gli inserti fantastici che danno al film un’aura magica ed evidenziano lo scarto tra dura realtà e sogno (americano).

io sarei disposto ad avere 37e2 tutta la vita per farmi una birretta al bancone con jeff bridges e clint eastwood

Sarei disposto ad avere 37e2 tutta la vita per farmi una birretta al bancone con Jeff bridges e Clint Eastwood

Caribù: “in fondo abbiamo vinto, no?”
L’artigliere: “Credo di sì, almeno per ora”
Caribù: “No, no, ormai è fatta, ormai è fatta.    Sai una cosa? Io non penso: che siamo criminali, sento che abbiamo fatto qualcosa: un buon lavoro. Io mi sento fiero di me, io mi sento come un eroe.”
L’artigliere: “Ti
senti bene? Ti vedo un po’ strano”

Caribù: “Forse hai ragione”

 

 

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