Forever young!

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Siamo solo noi. Siamo solo noi, più o meno quarantenni, nati al principio della fine del boom economico, a cavallo tra anni ’60 e ’70, quando tutte le illusioni stavano finendo. Siamo solo noi ad essere stati educati per vivere in un certo modo e in un certo mondo ed esserci ritrovati a vivere in un altro mondo che funziona in un altro modo.

Ci hanno detto: “Finisci quello che c’è nel piatto! Rattoppa il maglione e non buttarlo! Risparmia e sappi che ogni cosa che arriverai a possedere sarà frutto del tuo duro lavoro”. E poi invece quando è stato il momento di mettere in pratica questi precetti, siamo stati bombardati da messaggi sociali che ci intimavano a rottamare e comprare più del necessario, ad amare il superfluo, a consumare a più non posso perché altrimenti l’economia va male. Se siamo arrivati a comprarci una casa, lo dobbiamo quasi interamente ai soldi dei nostri genitori, non al nostro lavoro, anche perché sono assenti le condizioni per poter guadagnare abbastanza.

Ci è stato insegnato a credere in valori fondanti e apparentemente indissolubili quali la religione, la famiglia, il lavoro e fiducia nel futuro: studia e troverai un impiego, cerca una ragazza e sarà la tua sposa per sempre. Se ti applicherai e seguirai la strada tracciata, tutto andrà meglio e il futuro sarà brillante. E invece ci siamo ritrovati con tre famiglie, otto nonni, separazioni, divorzi, mille lavori precari, legami sentimentali spesso provvisori e una totale incertezza nel futuro. Le strade da seguire sono diventate mille, tutte attraenti, senza che nessuno ci avesse insegnato a scegliere, perché la possibilità di scelta non era contemplata nel mondo per il quale siamo stati preparati.

Siamo solo noi, la prima generazione dall’apparizione dell’homo sapiens ad uscire distrutta dal naturalissimo confronto con i propri genitori. A 35 o 40 anni loro avevano già messo su famiglia, comprato una casa (con i loro risparmi), avevano un lavoro stabile e una vita solida. Alla stessa età noi siamo ancora in strada a berci un mojito, senza sapere che catzo faremo domani. Questo paragone c’induce inevitabilmente a sentirci dei falliti, accerchiati e schiacciati dai sensi di colpa. Per non essere stati capaci di fare ciò che i nostri genitori hanno fatto, per non aver costruito nulla di veramente solido, per sentirci d’essere in ritardo su tutto, per avere ciò che non ci siamo guadagnati e quindi meritati. Con un’aggravante: sono gli stessi nostri genitori, gli stessi che ci hanno educato a vivere in una certa maniera che ora, in qualche modo, ci spingono a vivere in un’altra: dandoci i loro soldi (pochi o molti), coccolandoci e iper-proteggendoci e, in definitiva, concedendoci le condizioni per ordinare un altro giro di mojito. Un corto circuito, un disorientamento totale.
Una voce dentro di noi ci rimprovera di non essere diventati adulti, di essere rimasti bambascioni irresponsabili, edonisti senza futuro. Ma allo stesso tempo non riusciamo a trovare le strade e le modalità per mettere in pratica ciò che ci è stato insegnato e quindi per essere diversi. E’ come se c’avessero insegnato a guidare una Ferrari e c’avessero poi portato a correre su un circuito sterrato…

Siamo alla ricerca del momento di passaggio tra adolescenza ed età adulta, la linea d’ombra da oltrepassare per diventare “qualcos’altro”, per lasciarci alle spalle la leggerezza della gioventù e vivere la vita adulta per la quale siamo stati educati. Abbiamo visto film e letto libri che parlavano di questo inevitabile passaggio, ma non riusciamo a trovarlo, non arriva mai: non è stato l’inizio dell’università, né la laurea, né il primo stipendio, né compiere 30 anni, né il matrimonio e neanche il primo figlio. Eppure c’avevano detto…
La generazione successiva non avrà questi problemi: è già cresciuta in un mondo disilluso, una giungla nella quale si soffre, ma lo si sa sin dal principio, dove conta sopravvivere costruendosi propri schemi e strade che possono cambiare ogni giorno, perché non esiste più alcun modello o filosofia.

E allora?
E allora, catzo, visto che noi siamo i primi e gli unici ad esserci ritrovati programmati per vivere da adulti, ma ora “imprigionati” in un’eterna gioventù, beh, allora, godiamoci questo privilegio, approfittiamo di questa sorte che ci è stata destinata. Sbarazziamoci dei sensi di colpa perché colpe non abbiamo, trascendiamo la questione se, come e quando diventare adulti, spezziamo il corto-circuito e continuiamo a vivere così: eternamente giovani.
Sono stati versati fiumi d’inchiostro, impressi chilometri di pellicole e incise migliaia di canzoni (tra le quali segnaliamo quella degli Alphaville e la più raffinata ballata di Bobby Dylan) per celebrare l’ancestrale desiderio di rimanere per sempre giovani. Bene, a noi è stata concessa, per primi nella storia, la possibilità di realizzare questo sogno…e allora? cosa esitiamo? godiamocelo! Godiamoci la leggerezza, i colori e la sana spensierata energia dell’eterna gioventù! Traiamone nuove e migliori aspirazioni, costruiamo un futuro più radioso, rimaniamo per sempre giovani!

Guariamo dalla sindrome di Peter Pan e facciamolo nella maniera più intelligente e brillante: diventiamo Peter Pan!

 

Forever young!

 

 

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Chi lo ha scritto

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giorgio marincola

    Esiste la parola, ed è naturalmente in ingleseZ, vedi commento al commentoZ. Step-grandfather.

    Rispondi
  2. giampi

    8 nonni: se sei figlio di genitori separati i quali hanno ognuno un/a compagno/a, i tuoi figli avranno 8 “nonni”.
    Purtroppo l’evoluzione linguistica procede più lentamente dei costumi, perché non esiste alcuna parola per definire i “nonni acquisiti”.

    Rispondi
  3. marco nicastro

    wareZ, sei nonni! non otto!

    …!

    peter pan è morto come lo è il punk e la creatininemia ti fa ricordare che la zona di passaggio, anche se diventata invisibile, è bella che passata ed è come nuotare dopo il tiramisu in acque gelide, continuare con altri giri di mojito.
    la tua però non è istigazione a delinquere nè illusione.
    è semplice e schietta disperazione di chi denuncia con una risata sardonica, tipo morbo di minamata o tetano, l’assenza di ogni via di fuga da questa discrasia generazionale e l’assenza di ogni forza per continuare a cercarla.
    a buon rendere

    in fede

    peter northZ

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  4. Gigi

    visto che sono quello che la mena col cinema sull’argomento vi consiglio addirittura un film italiano: LA BANDA DEL BRASILIANO guardate il videoclip: contro i cinquantenni

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  5. Gigi

    sono pienamente d’acordo a metà, nel senso che c’è almeno un equivoco, anzi due: un po’ l’abbiamo capita e quindi per scelta o per mancanza di alternave viviamo fino in fondo e con il necessario entusiasmo come adolescenti ma visto l’educazione che abbiamo avuto e che siamo impregnati di una cultura cattolica che ci fa nascere già con un peccato originale che non abbiamo commesso noi il senso di colpa sul groppone ce l’avremo sempre anche quando (se) usciremo da questa eterna giovinezza. Poi l’equivoco vero è che l’adolescenza è un periodo di merda, con i suoi vorrei ma non posso e con il senso di inadeguatezza tipici di quell’età. E’ un periodo che ha senso in prospettiva, rimanerci imprigionati per 30 anni e più è una sofferenza e una noia mortale. Io personalmente preferirei evolvermi nel bambino che giuocava a Subbuteo o a soldatini, l’infanzia sì che è un età con possibilità di felicità assoluta.

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  6. Franco

    So che hai avuto degli amanti
    bisogna pur passare il tempo
    bisogna pur che il corpo esulti
    ma c’é voluto del talento
    per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.

    Rispondi
  7. Galateo

    Bell’ articolo. Ci rifletterò su, sperando di chiarire i dubbi impliciti che lascia. Adesso però devo tornare all’ asilo.

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