Big Coalition

2
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La maglia della   Nazionale IngleseLe elezioni inglesi sono state giovedì scorso, ma ancora non si sa chi governerà. Hanno perso tutti. Ma le istituzioni inglesi sopravviveranno anche a questo. E se succedesse in Italia?
Facciamo un gioco. Guardiamo a quello che è successo (e che sta succedendo) nel Regno Unito e proiettiamolo in Italia. Ma il finale è diverso.

Election day. Il giorno prima delle elezioni, il 40% degli elettori britannici era ancora pronto a cambiare idea. Non a stare fuori dalle urne (affluenza al 65%, con un aumento del 4% rispetto alle elezioni), ma semplicemente a scegliere chi li convince di più. L’elettore medio britannico non si lega “per la vita” ad una parte politica, ma cambia prospettive. E non si tratta di una percentuale marginale. Guardiamo alla storia più o meno recente delle elezioni in questo paese. L’ultima maggioranza risicata risale al 1974, quando i Labour contavano appena 3 seggi in più dei Tories. Ressero fino a fine mandato, ma nel 1979 lasciarono il governo a Maggie Thatcher, iron lady (e non per le sue performance nel triathlon). Maggie vinse con 43 seggi di vantaggio, nel 1983 fu confermata con 144 seggi di vantaggio, nel 1987 ne aveva ancora 102, fece la staffetta con John Major che vinse anche le elezioni del 1992, ma con soli 21 seggi di vantaggio. I tories lasciarono il potere dopo 28 anni ininterrotti di governo, gli inglesi avevano cambiato idea (e ancora oggi lamentano i disastri del liberismo thatcheriano, ma rimpiangono la sua figura autoritaria e rispettata). Il nome nuovo era quello di Tony Blair, che quando conquistò Downing Street aveva appena 44 anni. Era il Primo Maggio del 1997 e i Labour dominarono: 179 seggi di vantaggio, controllo assoluto. Quattro anni dopo ancora 167 seggi in più dei Tories. Poi l’Iraq, il neoliberismo, un calo di consensi, ma ancora una vittoria nel 2005, più risicata, con una maggioranza di 67 seggi. Il trascinamento fino al 2010 è doloroso, Blair lascia il posto a Gordon Brown, l’economia peggiora. Tutti guardano ai Lib-Dem come il futuro.

I partiti. I protagonisti sono sostanzialmente tre. I Labour, il centro-sinistra inglese, partito decisamente atipico nel panorama left-winged europeo. Nella loro accezione storica erano socialisti e partito dei lavoratori, bandiera sotto la quale hanno perso regolarmente le sfide elettorali con i Tories negli anni Ottanta e Novanta. Poi è arrivato il “giovane” Tony, ed è nato il New Labour, la “terza via”. Amici del libero mercato e delle privatizzazioni (proprio come la Thatcher), perchè no, anche un po’ guerrafondai (proprio come la Thatcher), i Labour hanno cominciato a vincere. Non hanno retto 28 anni e Blair non è la Thatcher, però dopo 14 anni sono ancora lì e nulla esclude che rimangano al governo altri cinque anni, o che ci ritornino dopo una breve attese. I Tories, il centro-destra, spiazzati dal salto a destra di Blair hanno pensato bene di fare il contrario, focalizzando sui temi di ambiente, sanità e scuole. E continuano a perdere, anche nelle elezioni del 2010, Cameron si ritrova in area con la porta sguarnita ma pensa bene di mirare sul palo. Ma queste dovevano essere le elezioni dei Lib-Dem, il volto nuovo del centrosinistradestra britannico. I Lib-Dem sono diversi. Guardano anche loro all’ambiente, sono pro-Europa, supporter del welfare state e delle tasse più alte per i ricchi. Insomma, nel loro interno ci sono sinistroidi convinti e liberisti convinti. Per cui si spaccano in fazioni. E perdono.

I giornali. Una curiosità. Nel Regno Unito i giornali si schierano esplicitamente con un partito e lo dicono alla luce del sole. Cambiano anche idea. Ad esempio, il Guardian, giornale “di sinistra”, per queste elezioni ha sposato i Lib-Dem. A parte il Sunday Mirror e il Daily Mirror, schierati coi Labour, tutti gli altri hanno supportato i Tories.

I risultati. Tre in ballo, tre che perdono. I Tories in teoria vincono, con 95 seggi in più rispetto al 2005, ma non basta per avere una maggioranza in parlamento. O trovano un alleato o mettono su un governo di minoranza destinato semplicemente a traghettare il paese verso nuove elezioni o a fare molto poco. Perdono di brutto i laburisti, ma meno del previsto, 91 seggi in meno. I Lib-Dem, su cui molti scommettevano (ad esempio il Guardian), rimangono più o meno uguali, ma perdono 6 seggi. Sono l’ago della bilancia, ma devono allearsi o con i Tories, ma su temi fondamentali sono distanti anni luce, oppure con i Labour, ma su temi fondamentali sono distanti anni luce. Il fatto che siano divisi internamente non aiuta. Insomma, tutti scornati.

Le istituzioni. Il parlamento è “hung”. Bloccato, in senso dolce. Impiccato, per la precisione. Non si sa chi sarà il primo ministro. Gordon Brown, al quale Blair ha sapientemente passato il testimone nell’ultimo scatto verso il baratro, abbandona anche la leadership dei Labour. Non sarà lui. Cameron, che ha cantato vittoria appena finite le elezioni, quasi a negare la realtà dei fatti, è il probabile candidato. O come governicchio di minoranza, oppure con l’alleanza dei Lib-Dem… E i Lib-Dem devono decidere se “vendersi” al miglior offerente e salire in poltrona, oppure stare alla finestra, fare qualche dispetto e aspettare il prossimo turno.

Cosa succederà. Probabilmente ci sarà una big coalition, i Lib-Dem sceglieranno di allearsi con i Tories oppure con i Labour, troveranno (prima) un accordo sui grandi temi economici e si andrà avanti alla Merkel. Ma i punti dell’accordo saranno sotto gli occhi di tutti.


Election day. Il giorno prima delle elezioni, il 40% degli elettori italiani era ancora pronto ad andare al mare. Il meteo avrebbe deciso le elezioni. E non si tratta di una percentuale marginale. Guardando alla storia più o meno recente, secondo i punti di vista, l’Italia ha avuto 32 governi diversi dal 1974 ad oggi, oppure ha avuto un solo governo per 36 anni. L’economia peggiora. Tutti preferiscono non pensare al futuro.

I partiti. I protagonisti sono sostanzialmente cinquanta, oppure uno. Citiamo i principali. Berlusconi, che ha come principi la plutocrazia faccendiera, la demagogia, la televisione e l’ipnosi. Anche il leader del partito (che attualmente è al governo) si chiama Berlusconi (o Pidielle, non ricordo). I “New PD”, partito che come la fenice si suicida regolarmente per poi rinascere dalle proprie ceneri e questo non andrebbe neanche male, se non vivesse solo un giorno come le rose. In un certo senso si può tracciare un parallelo con i Lib-Dem, non tanto per le idee (in quanto è difficile definirle), quanto per le divisioni interne. Poi ci sono una serie di partiti che sono in netta minoranza, ma che sgomitano per essere l’ago della bilancia, proprio come i Lib-Dem. In questo senso il PD sta cercando di ridurre il consenso per diventare un piccolo partito che possa finalmente essere l’ago della bilancia.

I giornali. Ufficialmente sono tutti indipendenti e per il giornalismo d’inchiesta. In realtà le redazioni – oltre ad aggiungere qualche riga e un titolo alle notizie ANSA – sono alla costante ricerca del cavallo vincente per sposarne la causa.

I risultati. Cinquanta in ballo, cinquanta che vincono. il PdB governa, distribuisce poltrone, raccatta tangenti e non riesce a fare una legge degna di questo nome. Il PD discute su come fare opposizione, si interroga sul perchè delle sconfitte e programma la rinascita per il 2090. Poi però si suicida e rinasce dalle proprie ceneri. Casini cerca di fare l’ago della bilancia, ma per ora nessuno lo nota, tranne un cammello che cerca di passare per la sua cruna.

Le istituzioni.
Che istituzioni? Il potere legislativo è della casta corrotta. Il potere giudiziario è delle toghe rosse. Il Presidente della Repubblica è un comunista, così come la Corte Costituzionale. Resta il potere esecutivo, ma le esecuzioni di chi è al potere al momento non sono consentite dalla legge. Purtroppo.

Cosa succederà. Quello che è successo negli ultimi sessant’anni. Se un partito avrà la maggioranza non governerà per le faide interne, se nessun partito avrà la maggioranza, ci sarà ingovernabilità. In realtà ci saranno accordi tra i partiti. Nascosti. A meno che il Regno Unito non ci conquisti.

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

matzeyes

Nato nei favolosi anni settanta, si sente scienziato (e incredibilmente lo pagano come tale), romantico, padre sapiente, nostalgico, sognatore (ad litteram), scrittore, giornalista, teorico della cospirazione, giocatore di baseball, cittadino del mondo (più d'Europa), anticonformista, rivoluzionario di sinistra, vero cattolico. In realtà è solo un (po') coglione, ma almeno è anche lui un fondatore de l'Undici.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    ho sentito che in Inghilterra il 10 – 15% dei voti avvengoni via posta per cui praticamente uno vota per tutta la famiglia o il condominio. e che al seggio non ti chiedono il documento. è un segno che la democrazia inglese è molto avanzata oppure indice di scarsa attenzione verso le elezioni.
    mi immagino cosa succederebbe se si votasse così a Scampia o a Locri. Probabilmente quello che succede adesso.
    g.

    Rispondi
  2. kiki

    E con un premier italiano, in SudAfrica 2010 finalmente (per loro) vincerà i mondiali.
    La speranza è che vedendo i successi di Ancelotti e CApello, cerchino di strapparci anche il Banana…

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?