R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Rita Levi-Montalcini

1
Share on Facebook930Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Rita Levi-Montalcini (Torino, 22 aprile 1909). Figlia di un ingegnere e una pittrice, Rita sempre ricordò di avere passato una infanzia felice, in una famiglia benestante, ma soprattutto immersa in una atmosfera culturale vivace e stimolante.

RLV1Una fortuna che ammise essere fuori dal comune. Unico neo, un padre “all’ antica” che non condivideva l’emancipazione anche solo lavorativa delle donne, tanto che Rita dovette esplicitamente chiedere al padre il permesso di approfondire gli studi.

Ottenne la laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, lavorando con Giuseppe Levi e avendo come compagni di corso Salvador Luria e Renato Dulbecco, due altri premi nobel. Tutto lasciava pensare a una onorata carriera universitaria in quel di Torino, ma nel 1938 le leggi razziali fasciste la costrinsero ad emigrare in Beglio, con il suo mentore Giuseppe Levi. Rita fu infatti ebrea sefardita, ovvero discendente degli ebrei abitanti della penisola iberica, cacciati dalla stessa dopo la reconquista cattolica. Curiosamente Rita sempre mantenne un atteggiamento freddo nei confronti della sua religione al punto tale che, seppur disprezzando Mussolini e il fascismo che le causarono certo difficoltà, si sentì sempre offesa e ostacolata più come persona che come ebrea.

La Montalcini tornò a Torino nel 1940, quando i nazi-fascisti avanzarono fino ad invadere il Belgio. Costruì un laboratorio prima nella sua camera da letto, poi in un paesino dell’ astigiano, quando i bombardamenti di Torino degli alleati resero difficile e pericolosa la ricerca in città. Da notare che risultati scientifici di prim’ordine furono ottenuti dalla Montalcini e da Levi in questi laboratori fai-da-te, e si capisce l’orgoglio con cui Rita ricordava quei tempi e quei fatti. Con il vuoto di potere lasciato dal fascismo nel 1943 e con i nazisti che scorrazzavano per l’ Italia, le cose si fecero ancora più difficili per Rita che, dopo alcune peripezie che la videro rifugiata a Firenze, riuscì a sopravvivere fino alla fine della guerra. Tornò a Torino intenta a riprendere le sue ricerche (aveva anche servito come medico presso il quartiere generale ango-americano), fino all’ invito a Saint Louis per una breve visita di ricerca nel 1947.

Rimase invece trenta anni negli Stati Uniti, dove portò a termine gli esperimenti che culminarono con la scoperta e lo studio del fattore di crescita nervoso, NGF (Nerve Growth Factor), una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per questi studi vinse il premio Nobel per la Medicina nel 1986. Dopo il periodo statunitense, fu Direttore del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per poi ritirarsi “per raggiunti limiti d’età” proseguendo però i suoi studi come ricercatrice e guest professor dal 1979 al 1989.RLV2 Dal 1989 al 1995 lavorò anche presso l’Istituto di neurobiologia del CNR. Fino alla fine collaborò quotidianamente con la Fondazione EBRI, European Brain Research Institute, “fondato e ispirato scientificamente dalla Prof.ssa Rita Levi-Montalcini“. Come logico, vinse molti premi relativi alla sua attività scientifica, fu membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali fra cui, prima donna di sempre, l’ accademia pontifica e fu presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Non ebbe mai paura della morte e sempre volle tenere ben distinti la sua persona fisica dalla sua persona intellettuale sempre viva, stimolata e intelligente fino all’ ultimo.

Semplicemente, fu una donna, e prima ancora persona, eccezionale. Aveva “strong opinions”, sempre presentate con calma ma con la forza della logica e del ragionamento. Ricordiamone qui alcune.

- Monaca della scienza. Decise da adolescente di non sposarsi e di non avere figli, perchè “non avrebbe mai obbedito a un uomo come sua madre obbediva a suo padre”. Non si può giudicare una scelta del genere, ma è innegabile che questa sua indipendenza, questa sua emancipazione spinta fino alla rinuncia ai figli siano qualità da ammirare.
- Positivismo spinto. Molte volte la Montalcini spinse le sue scoperte scientifiche ben al di là della biologia e medicina. Dimostrò che una parte del cervello, l’emisfero destro dove “risiedono gli istinti di basso livello, arcaici, animaleschi”, è meno sviluppato somaticamente e funzionalmente del sinistro. La Montalcini usava dire che le piccole e grandi tragedie umane erano la conseguenza della prevalenza dell’ emisfero destro su quello sinistro, e che dovere invece fare vincere quello sinistro,
della ragione.

- Libera pensatrice. Non ebbe educazione religiona, solo si sentiva italiana e ebrea di origine. Non le occorse di essere parte di una minoranza perseguitata per la religione. Ovvero, lo sapeva ma non se ne sentiva parte. Da piccola si sentiva uguale agli altri. Quando le chiedevano, quale è la tua religione? Rispondeva: libera pensatrice. E tuo padre? Ingegnere, diceva.

- Memoria storica italiana. Fu ammessa alla accademia pontificia e intrattenne buone relazioni con tutti i papi, da Paolo VI a Ratzinger, ma non con il papa buono, Roncalli, che lei non considerò mai come tale perchè ricordava che era stato molto amico di Mussolini e che disse che Mussolini aveva fatto un grande bene per l’ Italia.

- Senatrice a vita. Soprattutto durante il governo Prodi 2006-2008, fu decisiva varie volte nel votare la fiducia al governo in Senato (il presidente Ciampi la nominò senatore a vita). Si attirò le ire per questo delle scorie fasciste, oggi ancora al potere in Italia. Un certo Storace le ironizzò sull’età della senatrice suggerendo di fornirla di un paio di stampelle, i soliti giornali col manganello avviarono una campagna stampa contro i senatori a vita solo per colpire lei. Ma non fu solo il cattivo gusto, la vergogna dell’ italia berlusconizzata che rinnegava i suoi migliori elementi. La Lega Nord si spinse a proporre un emendamento alla finanziaria per ridurre i fondi agli enti di ricerca dove lavorava Rita. L’emendamento fu respinto, con la Montalcini che si astenne dal voto perchè in “conflitto di interesse”, dando così l’ennesima e purtroppo inascoltata nè capita, lezione all’ Italia e agli italiani tutti.

Forti ideali quindi, supremo intelletto e determinazione.

Ci mancherà. Una prece.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook930Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?