Il film del mese: I gatti persiani di Bahan Ghobadi

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la locandina del film I gatti persianiDopo tanto scialo di mezzi, special efx, premi, L’Undici si prende una pausa di riflessione con un film fatto in casa (come la birra alle feste fine anni ’90) e si è andato a vedere un film che parla di giovani che suonano Indie Rock, ma non il solito film indipendente americano stile Sundance, no, questo arriva addirittura dall’Iran, ma non il solito film iraniano che ti fa scrivere sui muri Abbas Kiarostami, viva la figa, ma un film di una freschezza e di una potenza eccezionali.

Volete visitare la Teheran vera? Non ci avete capito niente della Onda Verde anti-Ahmadinejad? Vorreste immaginare come vivano i giovani in una realtà laicizzata ed urbana, ma al tempo stesso sotto un regime teocratico e repressivo? Spendete due orette scarse al cinema, a vedere I gatti persiani di Bahman Ghobadi, anche lui in trasferta nella tentacolare capitale dall’amato Kurdistan de Il tempo dei cavalli ubriachi, e costretto a girare in 17 giorni e senza alcun permesso un nuovo capitolo del neorealismo iraniano.
La storia: Negar e Askhan due giovanissimi musicisti indie rock, appena usciti di prigione per aver suonato musica occidentale, hanno ricevuto via email un invito per suonare a Londra nel giro dei festival underground. Serve una band, serve un passaporto e servono dei visti; per ottenerli, si mettono nelle mani di Nader, giovane maneggione motorizzato che conosce ogni angolo di Teheran, dove si guadagna da vivere trafficando CD, DVD, documenti falsi e quant’altro.
Nader diventa lo psicopompo dei due giovini musicisti ed il filo conduttore del film; è seguendo il terzetto di protagonisti, a volte soli, a volte in coppia, spesso in trio, che si scopre poco alla volta la ricchezza della scena musicale giovanile iraniana, la passione travolgente che consente a ragazzi poco più o poco meno che ventenni, tutti musicisti nella realtà, di suonare negli scantinati, sui tetti dei palazzi, nelle stalle, in aperta campagna, tenendo d’occhio prima di iniziare le prove il momento in cui il vicino impaurito, o solo rompicoglioni, esce di casa, perché “l’ultima volta ha chiamato la polizia e ci siamo fatti tre giorni di galera”.
E come i cani di una scena del film e i gatti del titolo non possono essere portati per strada, pena l’intervento degli inflessibili Guardiani della Rivoluzione, chi fa musica, o anche chi vuole incontrarsi con i coetanei, deve nascondersi alla vista, organizzare concerti e feste nei garage o nelle case private. Il film è tutto qui, sia pure con un finale drammatico.
Siamo di fronte a un capolavoro? Mereghetti lo consiglia caldamente, Cannes 2009 lo ha premiato (Premio speciale della giuria Un certain regard)… Sgombriamo il campo dai peana e facciamo ammenda subito leggendo nel pensiero della nostra collega Anselma Dell’Olio, per la quale se un film non è fatto negli USA e non incensa le magnifiche sorti e progressive del glorioso popolo americano, non vale nemmeno la pena di essere girato: i gatti persiani ha una trama esilissima, è ripetitivo, ingenuo, a tratti scontato (il trafficone dar core bbòno sembra tratto da una fiction con Claudio Amendola) e, non contento, ha il suo climax in una scena copiata pari-pari da Persepolis di Marjane Satrapi.
Tutto vero, Anselma. Ma è altrettanto vero che siamo di fronte a un film di una freschezza e di una potenza eccezionali. Mai lagnoso, né auto-commiseratorio, anzi positivo ed ironico. E cazzo, che musica! ve che cartole che hanno sti due, mica quegli insulsi di julie's haricut Dall’indie froceggiante dei protagonisti a ballads chitarra-voce da fare accapponare la pelle, da un pezzo folk moderno con tanto di ballerini che sembra uscito da un video anni ’80 di Battiato a un rap che è un pugno in faccia (Video da coming soon), da un rock al limite del dead metal al blues di Rana Farhan, unica star affermata di tutto il film.
Quello che emerge è il quadro di un paese ricchissimo di petrolio dove la gente fa la fame per strada, dove i Guardiani della Rivoluzione pretendono di controllare tutto, dalle feste al trasporto degli animali domestici, ma la popolazione è quella tipica delle metropoli di tutto il mondo, dove giovani e anziani hanno il mito dei film di azione USA e della Bellucci, ma sono pronti a denunciare il vicino per paura, dove sette giorni di galera non si negano a nessuno.
E alla fine, si esce dal cinema con una convinzione: puoi mettere il tappo a tutto, ma non alla creatività giovanile. Se non una risata, di sicuro una canzone vi seppellirà.

 

Moneyshot

 

“Un barbone accanto una Mercedes, tutta la sua vita vale quanto il suo noleggio (dio alzati, sono anni che ti devo parlare)”

 

Scheda tecnica

 

REGIA: Bahman Ghobadi
SCENEGGIATURA: Roxana Saberi, Hossein M. Abkenar, Bahman Ghobadi
ATTORI: Hamed Behdad (Nader), Ashkan Koshanejad (Ashkan), Negar Shaghaghi (Negar)
FOTOGRAFIA: Turaj Aslani
MONTAGGIO: Hayedeh Safiyari
PRODUZIONE: MIJFILM
DISTRIBUZIONE: Bim Distribuzione
PAESE: Iran 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 101 Min

 

Il sito italiano del film: http://www.igattipersiani.it

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. lime

    Sei riuscito a vederlo in lingua originale? Io ho trovato il doppiaggio davvero poco credibile, con voci lagnose inadatte ai personaggi. Mi ha un po’ rovinato il film.

    Rispondi
  2. Gigi

    se vi è piaciuto I gatti persiani allora non dovete perdervi Heavy metal in Bagdad.
    molto più duro calato in realtà ancora più difficile, quella appunto di Bagdad, dove non solo ci sono le guardie che ti danno la caccia, ma magari quando provi il palazzo di fianco salta per aria.
    se invece I gatti persiani non vi è piaciuto per i suoi (pochi) limiti allora apprezzerete Heavy metal in Bagdad …
    http://www.heavymetalinbaghdad.com/

    Rispondi

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