Fashion addicted (anche in maggio)

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L’Undici fashion addicted non segue la moda e parla di moda proprio nel mese meno alla moda. Finalmente l’Undici parla di moda, perché che ne siate consapevoli oppure no, tutto quello che avete nell’armadio è condizionato dal lavoro di qualche pensoso stilista.

Solo sull’11 maggio poteva essere il mese in cui iniziare a parlare di Moda.
Magari qualcuno pensa che parlare di Moda sull’11 sia alquanto fuori luogo. Un argomento del genere può essere considerato frivolo o semplicemente poco interessante. Poi questa citazione mi è venuta in aiuto:
“Tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te, tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito, per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar De La Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari di color ceruleo, serve una giacca qui, e poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti, dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari ed innumerevoli posti di lavoro e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalla persona qui presente in mezzo ad una pila di roba!”
Il diavolo veste Prada di David Frankel 2006.

Condivido appieno l’opinione fatta esprimere a Meryl Streep, che nel film interpreta Miranda, il temuto direttore della rivista di moda più potente del mondo (più che una donna, un demonio, in Prada, naturalmente.).
La moda è un sistema strutturato che volenti o nolenti ci coinvolge tutti. Che scegliamo o non scegliamo secondo cosa va o non va, c’è qualcuno che tanto tempo prima ha creato quella cosa, che ha organizzato eventi e campagne vendite, che è stato pompato o ignorato dai media, che ha creato lavoro sul territorio o in Cina, che è stato copiato, che ha invaso il mercato e i tappeti rossi di festival del cinema o della canzone, o che è finito in quantità industriale in outlet e in bancarelle o in siti di stockisti.

La moda è creatività, espressione culturale, produzione, economia, potere, mercato, consumo. E noi ce la portiamo appresso sempre, in tutti i luoghi, in ogni momento. Perché tutti, ma proprio tutti, ci vestiamo ogni giorno, scegliamo un paio di scarpe con cui uscire di casa, utilizziamo un modello di telefonino o di computer piuttosto che un altro. Tutti oggetti che offrono una fotografia piuttosto concreta della nostra personalità, dei nostri gusti culturali, delle nostre scelte ideologiche, del nostro potere d’acquisto, del nostro atteggiamento verso il mercato. Un ritratto molto più chiaro, immediato e decodificabile di qualsiasi altra cosa. Quindi, cari amici dell’11: la gente sa più di noi dal nostro atteggiamento verso la moda che non dai libri che leggiamo o dalla musica che ascoltiamo, anche perché come ci si veste è sotto gli occhi di tutti, l’ultimo libro di nostro gusto è di dominio pubblico solo se letto su bus, aereo, treno o metropolitana.

Personalmente sono molto affascinata dall’aspetto creativo, dal percorso che dal niente porta alla realizzazione di un abito, di un paio di scarpe o di una borsa, ancor più di una tendenza. Come un colore, una forma, un materiale, compaia prima solo in certe vetrine, poi riempia luoghi d’acquisto, poi lo vedi ovunque, poi improvvisamente, scompaia. Quello che spesso non viene considerato è che il processo creativo, di vendita, di produzione, di distribuzione e di consumo finale procede all’unisono a livello mondiale con tempi comuni a tutti. Ogni anno escono 2 collezioni completamente diverse per l’estate e per l’inverno, si produce si consegna e si ricomincia con una collezione diversa. Si deve essere tutti pronti per la presentazione contemporaneamente e si deve produrre per consegnare in massimo 3 mesi il prodotto finito. Che deve essere venduto velocemente nei negozi, per far posto ad altre cose che verra

nno consegnate nell’arco di altri 6 mesi. Tutti devono sottostare a queste tempistiche: chi fa bottoni o cerniere, chi distribuisce tessuti o pellami, chi fa tacchi, chi suole, chi le fodere, chi taglia, chi cuce, chi stira, chi fa i lavaggi, chi fa le scatole, chi fornisce attaccapanni. E in più è creatività con la scadenza: se non la vendi subito poi non funziona più.

settimana della modaNew York, Londra, Milano, e Parigi, hanno ciascuna la propria settimana della moda (4 settimane fanno un mese, per giornalisti e compratori che devono seguire il tutto) con sfilate, migliaia di espositori in decine di fiere collaterali, centinaia di show-room multimarca. In ognuna di queste città la fashion week si tiene 2 volte l’anno, tutti gli anni: a settembre per le collezioni estive dell’anno successivo, e a febbraio per quelle invernali, con migliaia di addetti ai lavori che si muovono in aereo, occupano alberghi, cenano ad ogni genere di ristorante, spostando gusti e denaro, e impostando tendenze e creando lavoro per tutto il mondo. E facendo shopping, che fra gli addetti ai lavori si dice far ricerca, cioè comprare capi e articoli fonte di ispirazione per la collezione successiva.

Certo pensare allo stesso tipo di organizzazione per la musica con Bruce Springsteen che deve essere pronto per presentare un album in una settimana fissa a New York, magari lo stesso giorno di Lou Reed e Lady Gaga e il giorno dopo Pearl Jam e Jonas Brothers, ma anche Metallica o Vanessa Etheridge o Bob Dylan e i Greenday. E la settimana dopo tutta la stampa, tour manager, compratori e operatori del settore a Londra per Arctic Monkeys e la reunion degli Who, Gorillaz e Placebo e un fuori salone di suonatori della metropolitana. E a Milano Jovanotti e Gigi D’Alessio, Albano e Paolo Conte, I fuoriusciti dai talent-show con Casadei e la sua musica solare. (Parigi la vedo un po’ meno potente).
2 volte l’anno… Tutti a sottostare alla stessa tempistica.

Nella moda i tempi sono tutto, se non li segui sei fuori, nell’abbigliamento, nelle calzature, negli accessori, se non esci nel momento preciso, non puoi più farlo e per il settore intero non esisti.
Pensate a sistematizzare alla stessa maniera autori ed editori, o registi ed attori…

Appurato tutto questo: cosa si fa in maggio nel settore della moda? Dipende.
Se siete un designer come Marc Jakobs state disegnando per Louis Vuitton la It bag (it bag = la borsa del momento, quella che tutte vorrebbero avere) per l’estate 2011.marc jacobs vestito con la sua it bag
Se siete un produttore italiano o un milione di cinesi, state cucendo le collezioni invernali 2010 che inizieranno ad essere consegnate nei negozi da luglio.
Se siete un negoziante vi state lamentando perché c’è la crisi, perché c’è sempre il cattivo tempo, perché esistono i centri commerciali, perché si svuotano i centri storici, perché in sintesi il negozio è sempre vuoto.

In effetti a maggio nessuno compra.
Non comprano i veri ricchi ossessionati della moda (nel mondo per lo più russi, arabi, calciatori e loro parenti). Questi personaggi si rifanno il guardaroba estivo a Natale, prima di partire per i mari caldi.
Non comprano i fashion addict, perché lo hanno fatto, se lo hanno fatto, subito a gennaio o febbraio quando arrivano le novità nei negozi. Perché o sei il primo o non sei affatto.
Resta la gente normale che compra al bisogno o a seconda delle disponibilità economiche. Se come quest’anno l’inverno non è ancora finito e si può continuare ad indossare le stesse cose che si portavano 2 mesi fa, siamo tutti contenti. Se è indispensabile acquistare entro Pasqua, lo si fa, diversamente, perché comprare a maggio, se nel giro di un mese inizieranno i primi sconti? Si cerca nell’armadio, si smettono le scarpe più grosse (anche se le scarpe meritano un discorso a parte perchè ormai non hanno più stagione), si guardano le riviste o come era vestita Angelina Jolie e Jhonny Depp a Cannes o cosa ha di nuovo qualche collega di lavoro.

gisele bundchen massaggiataMa se si ha voglia di qualcosa di nuovo, sempre di più al giorno d’oggi, maggio è il mese di outlet e mercatini, stock e catene internazionali low cost. Insomma oggi vanno i luoghi del saldo permanente, dove stiamo comprando tutti, a poco prezzo, quello che era stato scelto da Vogue fra le collezioni del 2009 degli stilisti più giusti. Dimostrando al mondo che non siamo addetti ai lavori e nemmeno possidenti russi. Ma comprare una camicia scozzese da 9.95 ci fa sentire comunque meglio che aver nell’armadio un costume nuovo pagato a febbraio 180 euro e non averlo ancora potuto mettere perché piove sempre.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Marinda

    Caro Galateo, massimo rispetto per chi lavora con le mani, col cervello, con la fuffa, con l’asfalto, con la penna, con i lego, con i mattoni. Massimo rispetto anche per te e per Oxford street. Bruno (con la umlaut)

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  2. Galateo

    Cara beutiful Betty,
    Massimo rispetto per le artigiane modelliste, custodi di un patrimonio di competenza artigiana acquisito in generazioni.
    Massimo rispetto per i mesi di lavoro. Delle modelliste, dei cinesi, ecc. Anche di quelli che mettono l’asfalto la notte 12 ore di file sulla A14. L’arte però non si misura nè a tempo nè a denaro. La competenza sì, la creatività no.

    Anyway, le modelliste non erano il punto dell’articolo. La moda è simboleggiata dai Dolci e Gabbane e dalle settimane della moda, e i pensosi stilisti continuano a fare un baffo, a me e al mio armadio, se non schifo.
    Spero le modelliste facciano ben pagare le loro preziose competenze per poter meglio sopportare i capricci degli invasati maestri di PR e fuffaggio, detti stilisti.
    Cantanti e attori? Hai ragione, anche lì molta fuffa e pochissima o nessuna arte, almeno nel mainstream.
    Senza rancore. Ci vediamo in Oxford Street :). Ali G

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  3. Marinda

    Caro Galateo. Arte non è. Ma cos’è arte? Io personalmente non riesco a sentir chiamare artisti nemmeno i cantanti o gli attori (tranne rarissimi casi). Ma certi abiti che richiedono mesi per trasformarsi da idea schizzata su di un foglio a capo per una sfilata o certe modelliste che lavorano alla calzata di una scarpa anche 24 ore consecutive, finchè non veste il 37 perfetto, mi fanno pensare a creatività e competenza. Firmato Donna Letizia per Ugly Betty

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  4. Galateo

    Creatività a comando, shopping creativo. Ossimori che solo in un mondo falso come quello della moda possono stare in piedi.
    Soldi che girano sì, cinesi che lavorano sì.
    Volente o nolente a me la moda mi fa una cippa. E se scelgo il maglioncino ceruleo, di sicuro il ceruleo c’era prima di ogni stilista di moda e ci sarà dopo. E l’infeltrito anche. E il maglioncino pure.
    Tutto il resto è fuffa per Dolci e Gabbane vari.
    Pietà per la vera arte, vera creatività e vera competenza artigianale.

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