Ridge, Brooke e la dolce vita

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Pare che Ridge abbia lasciato Brooke per trascorrere una notte di passione con Taylor. La prima volta che Ridge lasciò Brooke per Taylor (tutti personaggi della soap opera Beautiful, NdA), avevo la metà dei miei anni e la mia fidanzatina faceva il liceo. Sono passati vent’anni e ancora siamo qui, fermi alla stessa scena…

Ieri, entrando in un bar del centro, lo schermo della tivvù era occupato dai loro immutati ed immutabili volti. Stavano giurandosi amore eterno ancora una volta. Ridge e Brooke. La visione dei loro occhi negli occhi è rassicurante come la carezza della mamma. Il loro continuo prendersi e lasciarsi, la loro eterna presenza è dolce, così come dolce è il pensiero che, vedendoli, s’insinua dentro di noi. Il pensiero che sia possibile rimanere dove si era, avere ancora le stesse possibilità, rigiocarsi i propri vent’anni, riviverli ora e continuare a viverli in eterno, con gli stessi sguardi, gli stessi sogni, le stesse persone, negli stessi luoghi. Non cambiare mai, proprio come loro. Fermi all’età in cui abbiamo scoperto l’amore, il tradimento, l’emozione ineguagliabile delle “prime volte”.

Fellini aveva capito tutto, già cinquant’anni fa. Al di là della riduzione giornalistica (e quindi superficiale), il suo “La dolce vita” fotografa spietatamente proprio una serie di individui cronicamente incapaci di crescere. Nel 1960 quel mondo era minoranza, mentre oggi non lo è più: oggi s’incontrano in ogni dove persone simili al Marcello protagonista del film, imprigionato in una vita dal sapore dolce, ma anche amaro perché mai veramente libera e “ariosa”.

L’Italia cattolica e provinciale è il “set” perfetto della dolce vita passata e presente, vissuta da tanti Ridge e Brooke italiani, che conducono una vita ferma in uno stato bambinesco, affidandosi a meccanismi conosciuti, modi di fare e di essere sperimentati, luoghi e circostanze prevedibili, e fondamentalmente legati all’età d’oro dell’adolescenza. E per questo, in un certo senso, comunque divertenti, giovani, movimentati, proprio come la dolce vita di Marcello.

Pochi giorni fa, sono capitato ad una festa, i cui partecipanti avevano in media una quarantina d’anni, e che, per luogo, dinamiche, argomenti di discussione e perfino scelte musicali poteva tranquillamente stare svolgendosi vent’anni fa. Ma non si trattava di un nostalgico revival! Non era un ritrovo di vecchi compagni di scuola, no! Era tutto vero, tutto autentico, tutto attuale!! Tutto stava genuinamente accadendo come negli ultimi vent’anni. Era una festa piena di Ridge e di Brooke!!

I Ridge e i Brooke si rifugiano in vite “acroniche” (senza tempo), mettendo in scena sempre il medesimo copione. Come nel film “Il giorno della marmotta (Ricomincio da capo)”, dove il protagonista è costretto a rivivere sempre la stessa giornata, intrappolato in un circolo temporale. Decenni trascorsi correndo pochi rischi, con le infradito ai piedi, mangiando le tagliatelle della mamma, cenando in ristoranti all’aperto per le vie del centro, e lasciando che tutto scorra tra indolenza e comodità. Una vita fatta di poche sconfitte, ma anche poche vittorie, come osservava Marincola su L’11 di qualche tempo fa, ma una vita che l’onnipresente immagine televisiva dei veri Ridge e Brooke rende socialmente possibile , accettabile e assolutamente normale.

Lo stesso Marcello de “La dolce vita”, seppur cronicamente incapace di andare “al di là” e di perseguire o perfino di avere delle ambizioni, è protagonista di una vita fatta di belle donne, feste, divertimenti, frequentazioni interessanti. Una vita però sempre pervasa dall’inquietudine di potere, ma non volere oppure volere, ma non potere. Marcello galleggia sulla realtà, esposto a qualsiasi tentazione adolescenziale alla quale non resiste in nessuna circostanza.

Nella scena finale su di una spiaggia, dopo una festa notturna, una ragazza “acqua e sapone” chiama Marcello, ma lui non riesce a sentirla nonostante sia molto vicina: solo “al di là” di un piccolo corso d’acqua. Marcello non riesce a comunicare con lei e si congeda tornando dagli amici di sempre con una smorfia che sa di fatalismo come a dire che la scelta è “al di là” delle proprie possibilità…

E come Marcello, anche i Ridge e le Brooke di oggi non riescono e non vogliono sentire altri richiami, scegliendo sempre la strada che non solo è la più comoda, ma non è neanche così male. Ridge continua a passare tra due topolone come Brooke e Taylor e Marcello tra Anouk Aimée e Anita Ekberg: perché dovrebbero voler cambiare? Come trovarsi al fondo di una bella valle con due valichi di fronte, e optare sempre per quello che non solo è più accessibile, ma che lascia anche intravedere una valle altrettanto attraente, disinteressandosi però sempre della possibilità che oltre il valico più alto, si trovi un valle ancora più bella. Quando Marcello si nega la possibilità di andare “al di là” e di ascoltare un altro richiamo, poi torna a far festa con gli amici, mica torna in miniera!

Se invece la vita di Marcello, dei Ridge e delle Brooke fosse una merda, se la mamma non facesse le tagliatelle, se non ci fossero più le feste adolescenziali, se invece delle infradito bisognasse mettersi le calosce per il fango, allora forse l’energia ci sarebbe e sarebbe quella della disperazione, del desiderio di scappare da una vita triste, cupa e totalmente amara. Ma così non è… e allora con un sorriso fatalista, ci si congeda da un richiamo che c’invita anche solo ad andare a dare un’occhiata a cosa c’è “al di là” e si torna ad una “dolce vita” sempre uguale. Marcello torna dai soliti amici per una nuova avventura romana e Ridge e Brooke in televisione continuano a lasciarsi e giurarsi amore eterno…

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