22 maggio: Santa Rita da Cascia

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Il 22 maggio si celebra Santa Rita da Cascia. La Santa degli Impossibili è un esempio di libertà e di forza trovate nella Fede. E un esempio di come nella storia, la Chiesa abbia saputo cogliere la modernità dei sui Santi facendoli aderire alle esigenze del momento.gli impossibili

Breve riassunto della leggendaria vita di Santa Rita

Santa Rita da Cascia, nata Margherita Lotti nel 1381 e morta a Cascia (Perugia) il 22 maggio 1447 è una delle Sante più venerate, popolare tra i fedeli per esere la Santa degli impossibili (o dei casi impossibili)i. La sua biografia è sufficientemente nota e costellata di episodi ai limiti della leggenda se non della superstizione.

L’agiografia di Santa Rita ci narra che nacque in una famiglia agiata da madre devotissima (già il suo concepimento è figlio della preghiera) e che già da piccina fu contornata da un’aura miracolosa culminata con il celebre episodio delle api: Rita aveva pochi giorni quando, deposta all’ombra al margine del campo in cui lavoravano i genitori, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio.

le api miracolose di santa rita

Ma la sua vocazione verso la santità si manifestò definitivamente dopo il matrimonio. Promessa sposa con un giovane del paese, Rita dovette subire le angherie e le violenze del marito. Sopportò con pazienza ma non con rassegnazione e la sua gentile opera di convincimento portò alla conversione dello sposo. Questi però, coinvolto in una faida, venne assassinato. Nonostante l’esempio della madre i figli giurarono vendetta e per prevenire atti di sangue che dannassero l’anima dei giovani si dice che la madre pregò il Signore affinché impedisse altra violenza da parte dei figli: Io te li dono. Fa di loro secondo la tua volontà . Fatto sta che i due si ammalarono e morirono da lì a poco.

Ormai libera da vincoli familiari, si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di S. Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro; ma fu respinta per tre volte, nonostante le sue suppliche. I motivi non sono chiari, ma sembra che le Suore temessero di essere coinvolte nella faida tra famiglie del luogo e solo dopo una riappacificazione, avvenuta pubblicamente fra i fratelli del marito ed i suoi uccisori, essa venne accettata nel monastero.

Per la tradizione, l’ingresso avvenne per un fatto miracoloso, si narra che una notte, Rita come al solito, si era recata a pregare sullo “Scoglio” (specie di sperone di montagna che s’innalza per un centinaio di metri al disopra del villaggio di Roccaporena), qui ebbe la visione dei suoi tre santi protettori già citati, che la trasportarono a Cascia, introducendola nel monastero, si cita l’anno 1407; quando le suore la videro in orazione nel loro coro, nonostante tutte le porte chiuse, convinte dal prodigio e dal suo sorriso, l’accolsero fra loro.

In un’epoca di miseria diffusa in cui le donne non avevano spazi di libertà, Santa Rita trovò la sua libertà nella Fede, dalla quale trasse la forza per combattere e vincere la violenza anche a costo di enormi sofferenze personali. L’amore per Dio è più grande di quello per la vita terrena e dà la forza per superare le piccolezze di questa vita. Inoltre oggi sono sempre di più le donne che partecipano attivamente a faide di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta mentre Rita fu un esempio di qualità tutte femminili grazie alle quali le faide violente furono messe da parte.

Beatificazione e Canonizzazione di Santa Rita

Ciò che è più emblematico è probabilmente l’iter che ha seguito prima la sua beatificazione avvenuta nel 1627 (quindi già due secoli dopo la sua morte) e soprattutto la sua canonizzazione avvenuta addirittura nel 1900, a oltre 600 dalle gesta della Santa degli impossibili.

Per anni (per secoli) la Chiesa ufficiale ha tenuto in disparte Rita da Cascia, una monaca venerata dai ceti più popolari e soprattutto dalle donne che vedevano in lei un esempio di libertà e di forza. In più gli episodi miracolosi che la coinvolgevano erano visti quasi come una sorta di superstizione. È per questo che durante il processo di Canonizzazione nel 1600 non si insistette molto su questo: l’Inquisizione non avrebbe visto di buon occhio api miracolose, corpi che levitano e guarigioni inspiegabili e calcare la mano su questi miracoli avrebbe potuto portare all’accusa di eresia.

Nel 1737 un primo processo di canonizzazione fallisce provocando lo sconforto tra i numerosissimi devoti della Santa: nel secolo dei lumi la Chiesa ufficiale in lotta contro l’illuminismo viveva con imbarazzo le forme di devozione più ricche di elementi prodigiosi e fondate sulla credulità dei fedeli.

La venerazione di Santa Rita però non si ferma e il monastero di Cascia diventa meta sempre più frequentata da pellegrini, devoti e disgraziati in cerca di un miracolo impossibile.

Una prima svolta si ha con l’invasione francese del 1798: le monache cacciate dal monastero salvano le reliquie di Santa Rita e la leggenda narra che Rita si mosse spontaneamente per il dolore provocatole dalla presenza dei francesi: prima dell’invasione francese giaceva supina, all’arrivo dei transalpini alzò la spalla destra in atto di voler voltarsi verso il popolo.
Proprio la persecuzione di cui la devozione fu oggetto da parte degli occupanti fornì nuova linfa al culto, ne favorì il rinnovamento e dette vita al percorso per il riconoscimento ufficiale.

Dopo la rivoluzione industriale e dopo la Rivoluzione Francese la società cambiò profondamente e nel corso del XIX secolo i tempi si fecero maturi per la Canonizzazione definitiva di Santa Rita.

Gli uomini lavoravano sempre di più lontano da casa, e si staccarono sempre di più dalla vita sociale religiosa per occuparsi di economia o di politica: aderendo alle nuove forme di socialità laica e borghese e allontanadosi fisicamente dalla famiglia perdono parte del controllo su di essa lasciando implicitamente un ruolo più importante alla moglie fino ad allora relegata per lo più ad un’ubbidienza passiva. Lentamente la chiesa si femminilizza e le donne restano l’unico legame che può garantire al clero un controllo sulle famiglie. La religione prende sempre di più quelle caratteristiche che erano considerate tipiche della cultura femminile, cioè diviene sempre più infantile e superstiziosa. E così c’è il bisogno di esaltare figure femminili che guidano la famiglia: le biografie di Santa Rita così iniziano a ritrarla come parte attiva della conversione del marito e della lotta contro le faide.

santa rita illuminata dal SignoreLa chiesa della Restaurazione poi è nuovamente incline ad un ritorno alla santità vista nei suoi aspetti più irrazionali e magici. La ripresa di episodi leggendari in chiave falsamente storica non è tipica solo della chiesa di quel periodo, ma vi attingono a piene mani anche i nascenti nazionalismi.

In questo contesto è ora possibile ravvivare ufficialmente il culto di Santa Rita da Cascia per esaltare valori famigliari e femminili che i mutamenti epocali stavano mettendo in crisi. Santa Rita poteva essere offerta come modello di comportamento di fronte a conflitti tra coniugi o con i figli o ancora nei confronti della violenza nella società. “Se si perde il senso cristiano del matrimonio avviene di sovente che sembrino quasi insopportabili gli obblighi e i pesi del matrimonio” (papa Leone XIII 1880)

Alle soglie del 1900 la Chiesa propone in Santa Rita un modello esemplare di donna mite e devota. Allo stesso tempo questo modello però sottolinea il ruolo attivo e centrale della donna nella famiglia e quindi nella società.

La canonizzazione avverrà ufficialmente in pompa magna nel 1900, anno scelto simbolicamente per proiettare la Santa degli Impossibili nella modernità ancora attuale dopo il 2000.

Principale fonte di questo articolo è il testo di Lucetta Scaraffia: La santa degli impossibili. Vicende e significati della devozione a santa Rita.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    Il prodigio della rosa è uno dei vari aneddoti legati a Santa Rita: quando era ormai vecchia e costretta a letto ricevette la visita di una parente che le chiese cosa desiderava dalla sua vecchia casa di Roccasporena. Lei rispose: “una bella rosa rossa”. Considerato che era pieno inverno la sua richiesta destò un sorriso quasi di compatimento. Ma sommo stupore colpì le consorelle quando recatesi a Roccasporena videro nel giardino una meravigliosa rosa fiorita.
    Anche quella volta Santa Rita fece l’impossibile.
    Il fatto che la ricorrenza poi cada il 22 maggio favorisce le cerimonie con le rose. Scarseggiano purtroppo quelle con le api.

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  2. giampi

    Mi pregio di aggiungere che a Bologna, in occasione di Santa Rita, è tradizione comprare una rosa, farla benedire e porla sotto il materasso perché protegga chi vi dorme sopra.

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