R.I.P. – Il morto del prossimo mese: Francesco Cossiga

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Nella migliore tradizione del giornalismo di inchiesta, evitando la sciatteria delle pagine dei morti di fogliacci strapaesani e gazzettini parrocchiali, l’Undici, come sempre all’avanguardia, questo mese propone una nuova frizzante rubrica allo scopo di omaggiare prima di tutti personaggi meritevoli di nota che (a breve) non ci saranno più.

Iniziamo con Cossiga Francesco (Sassari, 26 luglio 1928).
Questo simpatico radioamatore, capitano di corvetta, ferventissimo cattolico e quindi, alla maniera dei sepolcri imbiancati italiani, divorziato con stile, fu protagonista degli ultimi quaranta anni della politica italiana. La sua persona pubblica quasi iconifica la schizofrenica, caotica e geniale evoluzione del paese e dei suoi abitanti durante la seconda metà del 900. Ricordiamo quindi alcuni punti salienti della sua carriera, che fornisce una chiave di lettura per la comprensione critica di passati e presenti avvenimenti, quasi tutti purtroppo funesti.

Preambolo- molti osservatori delle cose italiche pubblicamente affermano che Cossiga impazzì durante i suoi ultimi anni come presidente della Repubblica. Molto più probabilmente, Cossiga fu affetto da ciclotimia, cosa peraltro mai ufficialmente confermata dallo stesso. La nostra personale opinione è che tutto questo sia irrilevante, che tutto ció sia questione di lana caprina. Per chi non avesse capito, insomma, questa storia della pazzia/ciclotimia è solo una versione più raffinata del televisivo “ci è o ci fa”, utile solo per spostare l’attenzione dai personaggi e dai fatti per buttarla in caciara, o se preferite dirlo in maniera più chic “analisi-profiling psicoanalitico e attitudinale della persona in questione”. Sesso degli angeli,insomma. A noi invece interessano l’uomo e le sue azioni.

Minitro interno nel 1977Quando la contestazione si fa dura, i duri iniziano a contestare i contestatori. Dopo una folgorante carriera nella Democrazia Cristiana, Cossiga è ministro dell’interno all’ acme della contestazione violenta. La maggioranza dei contestatori dell’epoca, in realtà non-violenti, potranno probabilmente ricordare le amorose attenzioni della polizia, impsolite cose anni 70. polizia a fare casinoegnata in un inutile quanto pretestuoso derby con frange estreme per giustificare tutte le nefandezze dell’epoca. Cossiga era il responsabile, se non l’organizzatore, di tutto questo sistema. Highlights dell’epoca furono l’invio di veicoli trasporto truppa blindati (M113) nella zona universitaria di Bologna dopo l’omicidio di Pier Francesco Lorusso probabilmente per stemperare la tensione e l’omicidio di Giorgiana Masi dopo il quale Cossiga negò in modo categorico che il proiettile vagante potesse essere stato sparato dalla Polizia, nonostante numerose foto e testimonianze inequivocabili abbiano successivamente portato all’identificazione di un poliziotto con tanto di nome e cognome immortalato mentre in borghese, vestito con una maglia a strisce, si era infiltrato nella manifestazione per fomentare i disordini. Nel 2008 il nostro eroe ha consigliato al Ministro degli Interni di gestire le manifestazioni e le occupazioni delle scuole in corso in quei giorni infiltrando provocatori che suscitino violenza sì da giustificare l’uso contro di loro della forza pubblica come fece lui nei sui migliori anni. Non si registra ufficialmente un ruolo attvo del Cossiga durante le giornate del luglio 2001, vertice G8 Genova. Evidentemente gli allievi avevano imparato per bene i consigli del maestro e procedevano da soli. Gli stessi allievi sono laboriosamente all’operai, in qualche progetto di cui probabilmente mai sapremo, as we speak.

Riforma servizi segreti 1978 – Nel gennaio 1978 riformò i servizi segreti dando loro la configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva riforma del 2007. Il Nostro fu quindi al centro dello snodo politica-servizi segreti durante gli anni di piombo, le stragi, la strategia della tensione, via via fino ai giorni nostri. In realtà uno snodo politica-servizi non dovrebbe esistere, ma abbiamo fatto tutti il militare a Cuneo e sappiamo cosa voglia dire occupare, o addirittura inventare, questo snodo senza dover andare ad approfondire il ruolo dei servizi segreti durante gli anni della stazione bologna, NAR, italicus, piazza fontana, Ustica, ecc. ecc. fino a Sergio de Gregorio e l’intervista a Buscetta, Telecom Serbia, dossier di Pollari contro magistrati e politici, misteriosi personaggi che spiano le dichiarazioni fiscali di Prodi e famiglia, Guzzanti  e la sua commissione Mitrokhin e i suoi consulenti, il signor Franco amico di Ciancimino senior, ecc. ecc.

Rapimento e assassinio Aldo Moro 1978 – Qui si potrebbero scrivere tonnellate di carta anche solo per ricapitolare i fatti, sicuramente senza riuscire a chiarire tutte le circostanze. Magari l’esimio Gigi potrà illuminarci sul tema revisando i films sull’argomento, che certamente possono aiutare. A me è piaciuto Buongiorno notte, per esempio.
Atteniamoci solo a un paio di fatti.
Nel marzo 1978, quando fu rapito Aldo Moro dalle brigate rosse, Cossiga creò rapidamente due comitati di crisi, uno ufficiale e uno ristretto, per la soluzione della crisi. Molti fra i componenti di entrambi i comitati sarebbero in seguito risultati iscritti alla P2; ne faceva parte lo stesso Licio Gelli sotto il falso nome di ingegner Luciani. Inoltre vi erano problemi di fughe di notizie che inquinavano o depistavano le indagini. Un consulente delle commissioni, Pieczenik, chiese di ridurre progressivamente il numero dei partecipanti alle riunioni riservate. Rimasti solo Pieczenik e Cossiga, affermò lo statunitense che la falla non accennò a richiudersi.
Per i più pigri, Aldo Moro comunque fu ucciso, ritrovato nel bagagliaio di una R4. La Democrazia Cristiana tirò un sospiro di sollievo, le BR si suicidarono, il PCI si rese conto di come in realtà non contava un cazzo e che in Italia, al dunque, lo stato e le massime decisioni erano ancora prese dai fascisti di una volta e dai Kissinger dell’epoca, e il popolo tutto fu invitato a staccare il cervello guardando indietro tutta e il drive in. Fino agli ultimi giorni il Nostro fu impegnato in una battaglia sgradevolissima a colpi di insulti con Maria Fida Moro, la figlia, e il suo prediletto nipote, Luca (vedere le lettere dalla prigione di Moro).

Episodio figlio Donat Cattin – Come si può notare dai fatti già elencati, l’interrando fu un maestro nello smentire categoricamente in diretta le nefandezze più rivoltanti.
Questo ci può anche stare, si fa dappertutto, in nome della ragion di stato, che non stiamo qui a questionare ora. Solo in Italia invece il Cossiga fu maestro del vantarsi delle stesse maleffate una volta che le “nuttate” erano passate. Come per le varie esternazioni/confessioni su Moro, Gladio, golpisti e massoni rivelate anni dopo a babbo morto, Cossiga infatti nel 2007 ammise ( con il reato ormai caduto in prescrizione) di aver soffiato all’allora ministro Donat Cattin la notizia dell’imminente arresto di suo figlio, brigatista. Ovviamente all’epoca fu assolto dall’accusa dal parlamento, quando già era presidente del consiglio nel 1980.

francesco cossiga da vivo

Presidenza della Repubblica – Cossiga venne premiato per tutti i suoi servigi allo stato con la presidenza della repubblica nel 1985. Successe a Pertini, e questo fatto è una sottile ironia del destino. Trascorse i primi cinque anni relativamente tranquillo, ma dopo la caduta del muro iniziò il suo periodo da esternatore, picconatore.
Probabilmente intuendo che il sistema di potere costruito nel dopoguerra basato sulla conventio ad excludendum che voleva la DC e partitini vari detenere le vere leve del potere sotto la supervisione degli Stati Uniti impegnati nella guerra fredda, escludendo il PCI, cominciò insistentemente a volere rendere noto agli italiani i costi che in termini di legalità avrebbe sostenuto il mantenimento della pace pubblica durante il cinquantennio in cui in Italia vi era il più forte partito comunista d’Occidente. In altre parole, il fine politico Cossiga si accorse molto prima di altri che lo schifo reazionario e tangentaro della DC di governo non era più protetto dal clima internazionale e dagli USA, e quindi mise le mani avanti sul crollo, poi avvenuto con tangentopoli…..tranquilli, tutto è tornato come e peggio di prima! Tra le esternazioni da presidente, vi fu quella contro il magistrato Rosario Livatino, definito sprezzantemente giudice ragazzino,che fu assassinato dalla mafia nel 1990. Si autodenunciò come referente politico di Gladio, anche questo un caso ancora non del tutto chiarito meritevole di tonnellate di carta. Non consta poi qui elencare tutte le polemiche, litigi e colpi teatrali (invio di regalini, libri e gadgets con messaggi paramafiosi all’avversario o compare di turno) che dalle dimissioni da presidente della repubblica nell’aprile 1992 (due mesi prima della scadenza del mandato) accompagnarono il crepuscolo del Cossiga fino alla matura scomparsa.

Gli ultimi, lunghi venti anni e più – non videro Cossiga sedere pacifico sugli scranni del senato. Fu il king maker dell’operazione che fece diventare D’Alema presidente del consiglio dopo che Prodi fu sfiduciato formalmente da Rifondazione comunista nel 1998. Cossiga si vantò sempre di avere terminato la conventio ad excludendum e aver fatto maturare la democrazia italiana portando un ex comunista a palazzo chigi. A mio modesto parere questo invece fu l’evento politico, il turning point, più importante degli anni ’90 che sconvolse ancora una volta il quieto progredire della storia delle democrazie autentiche, ovvero fu l’ultima scelleratezza, l’ultimo sabotaggio dell’ interrando. Più di tangentopoli infatti, che doveva accadere come conseguenza inevitabile dell’inutilità di un sistema corrotto a libertà vigilata sorpassato dalla Storia, l’avvelenamento del governo Prodi soffocò nella culla  la possiblità di avere in Italia una seria sinistra riformista di governo, ovvero di una sana democrazia dell’alternanza, ovvero l’instaurarsi della seconda repubblica democratica, posto che la prima lo fosse veramente stato. Insomma, l’interrando progettò l’assassinio della seconda repubblica, come nel passato assassinò più volte i diritti, le forme e le pratiche dello stato che era chiamato a rappresentare. Con la complicità di altri eroi purtroppo troppo giovani e forse neanche all’altezza di questa rubrica (Massimo D’Alema, Franco Marini e il pietoso Qualchenome Bertinotti) il sapiente Cossiga riuscì a discreditare la parte più onesta (non sto dicendo “onesta”…solo la più onesta delle due) dell’Italia offrendo un piatto di lenticchie ai vecchi burocratici comunisti e ai “giovani” democristiani orfani della balena bianca, spianando la via al criminale mignon e quindi all’Italia berlusconiana che dura fino a oggi. Questo fu il suo ultimo capolavoro politico di cui si pagheranno le conseguenze a lungo. Fiero e contento, da allora Cossiga estremizzò, volente o nolente, la sua immagine anarco-pazzoide, talvolta con risultati vicini al ridicolo, ma fino agli ultimi giorni ogni sua affermazione fu accolta come rivelazione sul Sinai da un esercito di leccapiedi e pennivendoli, anche questi troppo miseri e giovani, di cui questa rubrica non si occuperà mai.

Non ci mancherà. Una prece.

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. giorgio marincola

    Se ne è andato giusto un anno fa. Certe cose ancora tirano su il morale.

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  2. Francesco Cossiga

    QUEST’ANNO NON AVEVO PROPRIO SCUSE PER NON INVIARE IL MIO MESSAGGIO DI FINE ANNO AGLI ITALIANI

    DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    FRANCESCO COSSIGA

    Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 1991

    Care Cittadine e cari Cittadini!

    è tradizione del nostro Paese che il Presidente della Repubblica, alla fine del vecchio ed alla vigilia del nuovo anno, rivolga un messaggio alla Nazione.

    Ma di tradizione pur sempre si tratta e non di legge imperativa: e ad essa, per seri motivi, è legittimo, anzi può essere, come nel caso presente, puranco doveroso, derogare.

    Nei tempi attuali e nel delicato momento presente, il mio messaggio, il messaggio del Capo dello Stato, rappresentante dell’ Unità Nazionale, non potrebbe e non dovrebbe giammai essere un evento soltanto formale, quasi un mero rito di circostanza.

    Non certo mancanza di coraggio o peggio resa verso le intimidazioni ma il dovere sommo, e direi quasi disperato, della prudenza sembra consigliare di non dire, in questa solenne e serena circostanza, tutto quello che in spirito e dovere di sincerità si dovrebbe dire; tuttavia, parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero, al mio costume di schiettezza, ai miei doveri nei confronti della Nazione E questo proprio ormai alla fine del mio mandato che appunto va a scadere il prossimo 3 luglio 1992.

    Questo comportamento mi farebbe violare il comandamento che mi sono dato, per esempio di un grande Santo e uomo di stato, ed al quale ho cercato di rimanere umilmente fedele: privilegiare sempre la propria retta coscienza, essere buon servitore della legge, ed anche quindi della tradizione, ma soprattutto di Dio, cioè della verità.

    Ed allora mi sembra meglio tacere.

    Vi sarà certo altra più appropriata occasione per farvi conoscere il mio schietto pensiero ed i miei propositi.

    Mi duole di avervi forse deluso Ma sono certo che voi, gente comune del mio Paese, vorrete comprendermi e, se lo ritenete, anche perdonarmi.

    Non voglio però farvi mancare questa sera, che spero di gioia e di serenità, il mio sincero e caloroso augurio.

    A voi tutti, cittadine e cittadini delle cento città, delle mille contrade di questo meraviglioso Paese, con animo fraterno e sincerità di cuore, formulo i più fervidi voti augurali di benessere e di serenità, per voi e per l’ intera comunità nazionale.

    Per la nostra Repubblica auspico ed alla nostra comunità civile auguro un anno di forte impegno nella libertà e nel coraggio, per il rinnovamento della società e per la riforma delle istituzioni democratiche e repubblicane, per mandato di voi, il popolo italiano, e con la vostra sovrana sanzione.

    Che Iddio protegga e benedica l’ Italia.

    Viva l’ Italia!

    VIVA LA REPUBBLICA!

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  3. Galateo

    Beget Bozzo, Pavarotti, Agnelli, Sordi, Cossiga….si inizia a respirare una più salubre aria fresca!

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  4. Ignazio

    Fate pure gli spiritosi, ma così si semina odio e va a finire come sabato che prima di Inter – Roma gli ultras hanno fischiato il minuto di silenzio in memoria del Presidente Cossiga (con tutto quello che ha fatto per noi…)

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  5. kiki

    Quando, deportato dalla mia dolce compagna in una cazzuta isola greca, ho letto della dipartita del Sen. Pres. Em., Lup. Mannar. Francesco Cossiga ho pensato alla gloriosa rubrica de L’Undici e mi sono detto: “ragazzi, visto il successo, che ne dite di puntare qualcun alttroo per la R.I.P. di settembre? Chessò,… SB, Md’U (non sta per Manchester d’United), FB…
    fateci sognare

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  6. Mass-imo

    oggi, il giorno dopo la fine dell’interrando in cui tutte le tv lo incensano di onori e tributi vorrei esprimere la mia gratitudine all’autore del caustico articolo.

    Mi permetto solo un piccolo consiglio: una didascalia nella foto ed un link ad un articolo che ne spieghi meglio i retroscena?

    Saluti
    massimo

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  7. Gigi

    non vedo l’ora che il pres. cossiga muoia per davvero per mettere il link di questo articolo in ogni forum. ma solo per questo sia chiaro.

    Rispondi

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