Buone notizie da un idraulico di Buenos Aires

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Per anni c’hanno sbomballato con ‘sta storia del Villaggio Globale ed ora che il mondo si sta realmente trasformando in un’unica, immensa comunità, fatichiamo a comprenderne ed analizzarne le conseguenze.
 La “globalizzazione” intesa come strabiliante facilità di scambio di idee, culture, comportamenti sta facendo a pezzi ogni concezione “stato-centrica”. Quello che percepiamo intorno a noi non va più intepretato nell’ambito di uno scenario nazionale, regionale o locale, bensì in uno sfondo planetario che fa sì, ad esempio, che un accademico di Buenos Aires senta di avere più in comune con un webmaster di Berlino piuttosto che con l’idraulico che vive a cinquecento metri da lui. La cultura che li ha formati, purtroppo quasi esclusivamente capitalista e anglo-sassone, è veicolata dalla tivvù, da MTV, dalla musica, dal cinema e ora da internet, ossia da mezzi di comunicazione transnazionali che uniscono o dividono persone e classi sociali a prescindere dalle distanze.

Lo stesso dicasi dell’informazione. Oggi siamo informati di avvenimenti che hanno luogo in quasi ogni angolo del mondo. Eppure invece di inquadrarli in uno scenario globale, ci sembrano tutti accaduti dietro casa nostra. Per i giornali, il cui funzionamento ci ha spiegato Matzeyes nell’ultimo numero, è manna dal cielo: ogni giorno, in uno dei cinque continenti, è matematico che capiti una tragedia da sbattere in prima pagina.
Negli ultimi due mesi ci sono stati due terremoti devastanti: Haiti e Cile che hanno reso felici i titolisti-terroristi di tutti i giornali. Ci è perciò più “facile” concludere che oggi ci siano più terremoti e non che veniamo informati di più terremoti. Nel 1960 il Cile fu colpito dal più violento terremoto mai registrato: 3.000 morti e tsunami devastanti fino al Giappone. Dubito che il giorno dopo i giornali riportassero foto, video e testimonianze dirette del cataclisma…

Questa estensione del nostro orizzonte offre anche potenzialità strabilianti. Oggi se hai qualche problema pratico, come ad esempio accendere la caldaia, stirare una camicia o configurare la stampante è molto probabile che qualcuno ci sia già passato e abbia messo la risposta in un sito, forum o blog.
Wikipedia
, “l’enciclopedia libera che chiunque può modificare” è l’esempio più significativo di questa filosofia fondata sul contributo gratuito di persone che cooperano allo sviluppo di qualcosa di utile per la collettività. L’open source (o codice aperto) è un altro esempio del potere dell’interconnessione globale. L’open source è un software (programma informatico) che viene sviluppato e modificato da tante persone, anche sconosciute, sparse per il mondo, per espresso incoraggiamento dei suoi autori. L’idea è che la collaborazione di diverse persone (in genere libera e spontanea) “unite” da internet conduce ad un prodotto finale migliore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. Se non siamo sorpresi ed entusiasti di una roba del genere significa che non ne capiamo la portata o siamo delle persone inaridite.

Il browser Firefox, il sistema operativo Linux e la suite OpenOffice sono alcuni dei più noti progetti open source.
Quindi, se questa filosofia funziona, perché non applicarla in altri contesti? Ad esempio, la scienza … Matthew Todd è un chimico che a Sydney sta coordinando un ricerca biomedica open source. L’idea è la stessa dell’open source informatico: ognuno, in qualsiasi parte del mondo, può contribuire con idee, tempo o vari tipi di risorse a progetti che mirano a sintetizzare farmaci per malattie che non “interessano” le aziende farmaceutiche.
L’idea di Todd idea è quella di fornire uno scheletro (l’equivalente del kernel, il nucleo di un sistema operativo informatico) a cui gli scienziati aggiungano dati e risultati, per far avanzare assieme il progetto.

In particolare, Todd e il suo gruppo stanno cercando di sintetizzare in maniera economica ed efficiente una molecola (il praziquantel) che è il principio attivo per curare una malattia tropicale chiamata schistosomiasi. La schistosomiasi colpisce 200 milioni di persone soprattutto in Africa orientale e Sud America ed è la malattia parassitaria più grave in queste regioni, dopo la malaria.

Un esempio di due enantiomeri.

Il praziquantel è efficace nel trattamento della schistosomiasi, ma è necessario produrne in grandi quantità a un prezzo molto più economico. Il praziquantel è sintetizzato come due molecole speculari (come le nostre mani), chiamate enantiomeri. Il problema è che un solo enantiomero è attivo contro la malattia, mentre l’altro causa fastidiosi effetti collaterali. Trovare un modo per sintetizzare solo l’enantiomero “giusto”, significherebbe ottenere una medicina più efficace e meno costosa. Realizzare questo tipo di sintesi (sintesi asimmetrica) è un tipico problema di chimica, la cui soluzione richiede molto lavoro e molto denaro. Le grandi compagnie farmaceutiche non sono interessate, perché la schistosomiasi (come anche la malaria) colpisce gruppi di popolazione che non sarebbero in grado di assicurare un profitto.

E allora? E allora mettiamoci insieme e collaboriamo! Viviamo o no nel vilaggio globale?! Todd e il suo gruppo non hanno né il tempo né i soldi per fare tutto da soli ed hanno perciò pensato all’approccio open source: hanno creato una comunità scientifica aperta e collaborativa a cui tutti possono partecipare. Non importa se il contributo è piccolo, perché molti piccoli contributi possono portare a grandi risultati. Il motto del progetto è: “Nessuno di noi è intelligente come tutti noi”. Sembra un’idea utopica e ingenua in un mondo che si nutre, in gran parte, di competizione e danaro, ma l’esperienza di Wikipedia, Linux e di internet in generale, dimostrano il contrario: la filosofia dell’open source funziona!

C’è una frase di Jim Lovell, uno degli astronauti delle missioni lunari (fu capitano di Apollo 8 e Apollo 13) che dice: ‘D’ora in poi vivremo in un mondo nel quale l’uomo ha camminato sulla Luna. Non è accaduto per miracolo, è accaduto perché abbiamo deciso di andarci’. È una frase molto significativa e molto vera. Perché sottolinea ciò che può fare l’uomo quando decide di unire sforzi e risorse per raggiungere un obiettivo, ma ci dice anche che esistono risultati che non vengono ottenuti perché non si decide di farlo, come, ad esempio, sconfiggere una malattia poco redditizia.
La buona notizia è che, oggi, nel villaggio globale, questa decisione la possiamo prendere più facilmente anche noi, unendoci ad altri, magari dal nostro computer di casa

 

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