Dove nasce ‘sta passione per il rugby

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Cosa rende il rugby così speciale agli occhi di milioni di persone? Io ci provo e se poi non vi piace, vi cerco e vi placco!!!!passione per il rugby

Innanzitutto vediamo dove e come nasce il rugby.
Narra la leggenda che nel 1823, durante un incontro di football giocato in una ridente cittadina inglese chiamata, guarda caso, Rugby,  un tal William Webb Ellis, stufo di calciare il pallone coi piedi, lo prende tra le mani e corre a segnare fra lo stupore generale. Detto tra noi, la storia sembra un po’ campata in aria, ma tant’è. Quel che è certo è che nella seconda metà del 19° secolo i vittoriani codificano questo sport che, nelle sue infinite varianti, è esistito sin dai tempi degli antichi greci.

Le regole: due squadre da 15 giocatori (23 se contiamo anche quelli in panchina) si affrontano in un campo più o meno grande come quello da calcio, con porte a forma di H. La palla è ovale e si passa sempre e soltanto all’indietro con le mani. Vince chi segna più punti.

Ma come si segnano i punti? Prima di tutto segnando una meta (5 punti), vale a dire schiacciando il pallone nella cosiddetta area di meta, situata dietro i pali. Oppure calciando il pallone in mezzo ai pali, sia con un calcio da fermo (3 punti) sia  con un calcio di rimbalzo durante una normale fase di gioco (il cosiddetto drop, e anche questo vale 3 punti) oppure “trasformando” una  meta (vale a dire che chi segna una meta può segnare altri 2 punti con un calcio da fermo).  Il gioco prevede fasi dinamiche e fasi statiche, come la mischia e la rimessa laterale, e ammette il contatto fisico entro certi limiti, rigorosamente regolamentati. Per esempio sono consentiti i placcaggi. Questo lo rende uno sport duro ma non cattivo. E in campo nessuno ora protesta.

Nato in Gran Bretagna, lo sport si è subito  sviluppato nei paesi del Commonwealth. Ora è uno degli sport più praticati in Nuova Zelanda, Sud Africa , UK, Australia, e Francia ed è in rapida espansione, soprattutto nella sua versione “light”, il rugby a 7, da poco ammesso alle olimpiadi.

E ora che il dovuto preambolo è compiuto occupiamoci del vero spirito che contraddistingue questo gioco e cioè la sportività: malgrado il campanilismo, la rivalità tra paesi ed etnie, questo sport unisce tutti. Non si è mai sentito parlare di hooligans, di risse fra tifosi, di stadi bruciati, di porte devastate, di pullman presi a sassate. Tutti i tifosi si incontrano prima e durante la partita a bere e mangiare insieme, e alla fine della gara tutti si ritrovano al pub per il terzo tempo, incluso i giocatori.l'allenamento è duro ma poi c'è il terzo tempo

E perché in Italia adesso se ne fa un gran parlare? Prima di tutto perché finalmente le partite della Nazionale vengono trasmesse dalle tv in chiaro. Grazie all’ammissione dell’Italia nel prestigioso Sei Nazioni, dopo anni di ostracismo, prima la Rai e poi La 7 hanno cominciato a trasmettere molte più partite. Inoltre molti sono stanchi degli eccessi del calcio, con i suoi estremi, le contestazioni, calciopoli, le risse fra i tifosi con conseguenze a volte letali!! E quindi si cerca qualcosa di più “tranquillo” fuori dal campo e aggressivo ma sportivo dentro il campo. Ecco spiegato l’arcano.
Però adesso che l’interesse è nato, per far crescere ancora di più l’audience è fondamentale che ci sia il ritorno mediatico e non solo. Per appassionarsi il pubblico deve vedere i propri beniamini vincere. E questo non è facile, specialmente in un paese dove i praticanti sono ancora pochi.

Ma come si fa ad acquisire una mentalità vincente? Semplicissimo: si reclutano commissari tecnici stranieri e giocatori oriundi. Ed è quello che è successo e sta succedendo tuttora. Questi oriundi dai nomi più o meno italiani hanno preso talmente a cuore la causa tricolore che cantano l’inno di Mameli a squarciagola, tanto da diffondere questa moda anche negli altri sport. Persino i nazionali di calcio adesso cantano l’inno, cosa mai vista fino a qualche anno fa. E tutto grazie a pseudo-italiani che giocano a rugby.
Oggi il numero di oriundi sta calando e nel giro sono entrati o stanno entrando anche campionissimi locali. Parlo di nomi quali i fratelli Bergamasco, Ghilardini, Bortolami, Masi, Ongaro, Perugini, Zanni; tutti nati e cresciuti in Italia, ma che militano in squadre estere fortissime. Questo gruppo misto crede nel progetto italia, gioca con ardore e addirittura alle volte vince, tra l’entusiasmo di un pubblico spesso ancora poco cosciente di ciò che avviene in campo, ma assolutamente voglioso di tifare e seguire la propria nazionale, proprio come è successo sabato scorso al Flaminio, contro la più quotata anche se rimaneggiata Scozia. Flaminio: il riscaldamento prima di Italia - Scozia
Questa passione si sta allargando a macchia d’olio, portando migliaia di bimbi a iscriversi in neonate squadre di rugby in tutta Italia. Il numero degli iscritti alla federazione rugby è più che decuplicato in pochi anni (stiamo arrivando alle 100.000 unità). Se le cose vanno avanti così, tra una decina di anni avremo un bacino di utenza incredibile a cui attingere e potremmo dire la nostra in campo internazionale. Anche se ormai già da qualche anno ci siamo tolti alcune soddisfazioni.
Direi che come piccola introduzione al mondo del rugby queste righe sono sufficienti. Ce ne sarebbe da dire ancora tantissimo: dalle pellicole cinematografiche di questi giorni alla coppa del mondo, dalle danze di guerra dei neozelandesi al rugby a 7, ma non voglio esagerare e quindi mi fermo qua.

Spero che stimoli anche voi a seguire questo sport magnifico, che merita senz’altro la vostra attenzione.

Il mondiale di rugby 2011 in Nuova Zelanda

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Cosa ne è stato scritto

  1. kiki

    “Come si acquisisce la mentalità vincente? Vincendo”.
    Julio Velasco

    Altro che oriundi bolliti

    E di vittorie e di mentalità vincente nel rugby italiano… tant’è che viene il sospetto che l’ammissione al 6 Nazioni sia stata “acquistata”; soprattutto quando si vanno a vedere le prestazioni degli azzurri ai mondiali o nei test match.

    E adesso, vieni a placcarmi, se ci riesci!

    Rispondi

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