Italia SpA: turista per sempre!

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

E’ ora di metter mano al più presto alla Costituzione. Cominciando dall’articolo numero uno. L’Italia non deve e non può essere più una Repubblica fondata sul Lavoro: l’Italia deve divenire una Repubblica fondata sul Turismo.

No, non siamo qui a far promesse che mai potremo mantenere, né a proporre tagli alla spesa, riforma delle pensioni e tutte quelle robe lì. Noi siamo qui per parlare chiaro, guardare in faccia alla realtà e fornire la Risposta definitiva a tutti i problemi del nostro Bel Paese.

Avete presente quelle famiglie in cui il nonno ha lavorato e fatto i soldi, il padre li ha più o meno ben amministrati ed il figlio se li sta sputtanando tutti? Bene, l’Italia è quel tipo di famiglia lì e noi, le ultime generazioni di italici, siamo i figli che si stanno scialando tutto. Ma Signoreiddio! Ma perché deve accedere ciò se siamo seduti su una miniera d’oro??? Possibile che nella classifica delle nazioni con più arrivi di turisti siamo solo quinti (e per di più in discesa) dopo Francia, Spagna, USA e Cina???
Ok, non è vero – come alle volte si dice – che l’Italia possiede metà del patrimonio artistico mondiale, ma siamo però in cima alla classifica delle nazioni con più siti patrimoni dell’umanità secondo l’Unesco.

I Romani, Michelangelo, Bernini, Palladio, ecc. hanno lavorato e prodotto perle di inarrivabile grandezza artistica (per non parlare di ciò che ci ha lasciato Madre Natura) e noi che facciamo? Nel migliore dei casi ci affanniamo con “le piccole e medie imprese”, la riconversione industriale, il rilancio del settore manifatturiero…Ma per piacere!!!! Secondo voi all’Arabia Saudita è mai venuto in mente di divenire un leader mondiale della fabbricazione di pellame o dell’industria alimentare??? Ovviamente no! Perché ha un mare di petrolio e vive di quello. E allora perché noi no? Perché non sfruttare il nostro “petrolio”?

Guardiamoci in faccia in tutta onestà: noi, italiani “moderni”, siamo appunto i figli lazzaroni e scapestrati incapaci di amministrare il patrimonio di famiglia. E allora come è saggio comportarsi in questi casi? Bisogna trovare un amministratore, ossia qualcuno che gestisca e faccia fruttare ciò che ci è stato lasciato e ci assicuri una certa rendita.

Ecco quindi la nostra proposta: dare in gestione il nostro patrimonio gastro-eno-cultural-artistico (musei, statue, capitelli, quadri, Pompei, ristoranti, pizza, vino ecc.) ad una grande multinazionale, un’azienda seria, un manager cazzuto che ci garantisca, a fine anno, un dividendo che ogni italiano incasserà come un vitalizio, dalla culla alla bara. Per l’unica ragione d’aver avuto la sorte di nascere in un paese pieno di ricchezze artistiche.
Una parte si investirà in ricerca, sanità, ambiente, tutte quelle robe lì.
La multinazionale non ci soddisfa? I soldi che ci arrivano sono meno dell’anno prima? No, problem, la si manda via e se ne trova un’altra. Altro che Termini Imerese, altro che Confindustria, altro che tesoretto!!! Perché dobbiamo affaccendarci in settori che dovremmo lasciare ad altre etnie? Perché non sfruttiamo quello che abbiamo e sappiamo veramente fare, ossia l’arte, la cucina e l’accoglienza?  I norvegesi stavano con le pezze al culo, pescando salmone con venti sotto zero. Poi trent’anni fa hanno scoperto un mare di gas e di petrolio e adesso sono una delle nazioni più ricche al mondo. Perché noi non dovremmo fare lo stesso? Trasformiamoci una volta per tutte in un mega villaggio turistico ben organizzato, ben curato e ben gestito! (Quindi non da noi…)

Non solo, non solo: noi abbiamo brands, (marchi) di una forza ineguagliabile: Venezia, Roma, la torre di Pisa…tutto il mondo li conosce. Ma chi ce l’ha Venezia? Ma chi ce l’ha Pompei? Il giorno in cui la gente non vorrà più visitare il Colosseo, il mondo sarà finito. Firenze trabocca di giapponesi: perché non li facciamo rimanere un po’ di più? Perché non li trattiamo un po’ meglio? Perché non costruiamo più musei? Perché non gli facciamo apprezzare anche Perugia, Bologna, Viterbo, ecc. ecc.? Perché non gli facciamo lasciare qui il doppio dei soldi? Perché non ci muoviamo per raddoppiare gli arrivi dei turisti?

Bisogna lavorarci ovviamente: valorizzare e pubblicizzare i siti turistici meno noti, rimettere a posto i musei, garantire alberghi dignitosi, taxi a prezzi civili, ecc. ecc. Tutte cose che noi italiani non siamo in grado di fare, anche perché siamo storicamente abituati a spennare lo straniero “invasore” senza alcun tipo di logica “aziendale”. Diamo tutto in concessione ad una multinazionale ragazzi!!! E’ l’uovo di Colombo!

I cinesi!!! Vogliamo parlare di quando i cinesi cominceranno a viaggiare? Vogliamo lasciarli andare in Spagna a mangiare del riso (neanche risotto…) mischiato con carne e pesce (la paella, NdA) o in Francia ad ammirare la nostra Gioconda? O vogliamo fare del marketing serio ed una valorizzazione oculata di quello che i nostri avi ci hanno generosamente lasciato?

In un’epoca di globalizzazione, ogni nazione si specializzerà in qualcosa: noi dobbiamo puntare a diventare il museo di qualità del mondo intero. Che gli anglosassoni lavorino e producano e poi vengano qui ad acculturarsi, divertirsi e mangiar bene, lasciandoci i loro soldi. E tutti saremo felici.

Qualche tempo fa, la trasmissione (comunista) “Report” mandò in onda un servizio che mostrava la fine che facevano le migliaia di reperti archeologici recuperati dai carabinieri: tutto buttato in un enorme capannone a Roma, lasciato lì a marcire. Questo non è come buttare il petrolio a mare? Non è dar un calcio alla fortuna? Perché non vogliamo prendere atto che questo è il nostro petrolio e valorizzarlo come si deve? Anzi: è meglio del petrolio perché il petrolio si esaurisce col tempo, mentre le ville di Ercolano e gli affreschi di Masaccio si rivaluteranno ogni anno di più. Ma perché i nostri ministri economici si affannano a raccattare quattro Euro quando c’abbiamo una miniera d’oro in casa?

Poi ci si può sbizzarrire con le idee e le proposte. Un pacchetto-standard potrebbe, ad esempio, includere: una pizza, una benedizione del Papa e una visita al Colosseo. Oppure: Pompei, un giro in gondola e un gelato panna e cioccolato. Certo, bisognerebbe studiare anche una convenzione con il Vaticano, ma, quando si tratta di preti e soldi, ci si mette senza dubbio d’accordo.

Insomma: tutto in mano ad una società straniera seria, gli italiani semplicemente a fine anno valutano se sono contenti e incassano un vitalizio. Chi vuole lavorare come bagnino, pizzaiolo, guida turistica, esperto culturale, ecc. sarà certamente assunto, gli altri semplicemente se ne staranno in spiaggia a cazzeggiare o al caffé a pontificare sui massimi sistemi. Per quanto mi riguarda, io propendo decisamente per la seconda ipotesi.
E come nuovo inno nazionale adotteremo, come già proposto da Federico Fellini, “Dove sta Zazà”!

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Cosa ne è stato scritto

  1. SherylMcgee

    According to my own monitoring, millions of people on our planet get the loans at different creditors. Thence, there is great possibilities to find a car loan in any country.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?