Grandi Misteri: il digitale

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Digitale di qua, digitale di là, digitale a destra e digitale a sinistra, digitale terrestre e fotocamere digitali. Tutto è moderno e tutto è digitale, mentre prima di digitali c’erano solo le impronte. Ma si può sapere che catzo significa “digitale”??? Ecco l’11 pronto a svelare un altro Grande Mistero.


Partiamo dalle origini: la parola digitale deriva dal latino digitus (dito). Per questo le impronte digitali si chiamano così: sono le impronte delle dita. E fin qui ci siamo. Pensiamo ora ad una delle tante cose che facciamo con le dita…(no! non quelle cose!!!): con le dita contiamo, con le dita indichiamo numeri.
Eccoci! In informatica ed elettronica l’aggettivo digitale è associato a tutto ciò che si rappresenta con numeri o che funziona utilizzando numeri.

Dire digitale significa quindi dire numerico e ciò che è numero è discreto: dallo zero si passa all’uno, poi al due e così via. Al digitale è contrapposto l’analogico, ossia il continuo. In elettronica un segnale analogico è un segnale che varia in maniera continua da un generico valore A ad uno B attraverso un numero infinito e continuo di valori. Come ad esempio la tipica manopola del volume della radio o come le lancette di un orologio che possono indicare un numero infinito di punti sul quadrante e si muovono in maniera continua. In un orologio digitale invece i numeri “scattano” in maniera discreta (esempio: dalle 20.04.25 si passa alle 20.04.26) e per questo esiste un numero finito di combinazioni di numeri che un orologio può mostrare (in particolare 24 x 60 x 60 = 86.400 in un orologio con ore, minuti, secondi).

La diffusione del digitale è in buona parte dovuta al fatto che i computer utilizzano una logica digitale. In particolare si tratta di una logica binaria ossia basata su due stati (come l’interruttore della luce che può essere acceso o spento) relazionati a due livelli di tensione elettrica (alto e basso), rappresentati da un 1 e uno 0, che è l’unica cosa che un computer “capisce”.

Attenzione però: binario e digitale non sono sinonimi: per esempio il codice Morse è un sistema digitale che utilizza cinque stati: punto, linea, spazio corto (tra le lettere), spazio medio (tra le parole) e spazio lungo (tra le frasi). Siccome ora facciamo tutto con il computer, è comodo che tutto abbia una forma che il computer può leggere e manipolare.

Molti segnali analogici (per esempio un segnale audio sotto forma di voltaggio elettrico) sono convertiti in digitale attraverso appositi convertitori, per poter essere utilizzati da un dispositivo che lavora in e “capisce” solo una logica binaria, tipicamente un computer. Un esempio banale, ma efficace di questo processo sono i segnali di fumo: un segnale analogico ossia continuo, il fumo, è convertito in un segnale digitale da una coperta: o c’è fumo o non c’è fumo.

Nelle fotografie, il concetto è il medesimo: una foto digitale è strutturata “a puntini” (detti pixels) quadrati o rettangolari colorati diversamente, la cui composizione dà luogo all’immagine. Più puntini ci sono in una foto (per una data dimensione), più è alta la risoluzione e più dettagli la foto ci restituisce.
La rappresentazione digitale è divenuta quindi così popolare essenzialmente per due motivi: perché è il formato che i computer possono “comprendere” e quindi manipolare e perché, al contrario dell’analogico, il segnale digitale si può trasmettere, manipolare e copiare con molta facilità e senza perdita di qualità. In altre parole: con il digitale si possono fare più cose, più facilmente.

Tuttavia il segnale digitale non è di per sé migliore dell’analogico: è la tecnologia che sta dietro agli apparecchi digitali (ad esempio la televisione) che permette la soppressione di disturbi e rumore.
Ed ora parliamo della televisione digitale terrestre! In questo caso il segnale arriva in casa attraverso la pre-esistente tecnologia per la tivvù analogica (e quindi senza bisogno di un’antenna parabolica ad esempio), viene ricevuto dal decoder (che è incorporato delle tivvù moderne) che lo trasforma (decripta) in immagini televisive. Oltre a quanto detto sopra, uno dei vantaggi delle televisione digitale, è l’interattività grazie alla quale, ad esempio, si può comprare la visione di un programma. Una delle manifestazioni digitali della TV digitale è che l’immagine o si vede o non si vede, non ci sono vie di mezzo; al massimo, in casi estremi di scarsa potenza del segnale ricevuto, si possono vedere immagini “a quadrettoni”, perché i dati non vengono ricevuti bene, ma si tratta in genere di situazioni temporanee.

Con il digitale terrestre, inoltre, possiamo anche vedere più canali, mentre le frequenze della “vecchia” televisione erano ormai sature. E qui ci corre l’obbligo di fare un po’, solo poco di storia. Lo sviluppo del digitale terrestre in Italia fu fortemente “incoraggiato” da una classica legge berlusconiana (ossia “pro cazzi suoi”), la “legge Gasparri” del 2004, dal nome di uno dei servi del Padrone che ci mise la firma. La Corte Costituzionale aveva infatti stabilito sin dal 1994 che nessuno potesse possedere più di una certa porzione di canali televisivi, in particolare non più di due e che quindi Retequattro dovesse finire sul satellite entro il 31 dicembre 2003.

Maurizio Gasparri (Roma, 18 luglio 1956)

Niente paura: come sempre se c’è un problema, si cambia la legge e tutto si sistema. E così, come solo gli unti dal Signore sanno fare, con “un miracolo legislativo” si moltiplicò il numero di canali, rispetto ai quali si calcolava il limite di canali che un soggetto può possedere. Questo scopo si raggiunse nel 2004, con “un salto nel futuro”, ossia considerando che il numero di canali ricevibili fosse quello – molto alto – del digitale terrestre, anche se all’epoca praticamente nessuno aveva la tivvù digitale.

Per giustificare e stimolare questa inusitata modernità di un paese “pre-moderno” come l’Italia, il governo Berlusconi concesse aiuti statali perché gli italiani potessero acquistare i decoder digitali. In altre parole i decoder erano pagati dallo Stato e non dai cittadini per far sì che il digitale prendesse piedi e la legge Gasparri avesse una giustificazione nella realtà.

Guarda caso molti dei decoder finanziati erano prodotti da un’azienda di Paolo Berlusconi…ma sarà sicuramente un caso!!! Tuttavia, nonostante le numerose porcate, va detto che il digitale terrestre è diventato lo standard non solo in Italia, ma anche all’estero (per esempio proprio entro marzo la Spagna sarà il primo grande paese europeo a passare completamente a questa nuova tecnologia) decisamente prima di quanto i detrattori della legge Gasparri immaginassero. Insomma, come scriveva Marincola sul numero passato, stiamo messi così male, che ci tocca gridare: “Forza Berlusconi!”.

Per approfondire sulla Gasparri, clicca qui

 

 

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