Liscia, gassata o di fontanella?

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In Italia, dove consumiamo il più elevato volume procapite di acqua in bottiglia (172 l/anno), sembra davvero difficile ragionare di acqua pubblica quale bene comune (appunto, quale bene comune?)

La scelta delle minerali non trova giustificazioni, è semplicemente un scippo che il consumatore si auto-infligge con una certa periodicità. Scippo di tempo, impiegato per approvvigionarsi delle pesanti confezioni; scippo di spazio, necessario allo stoccaggio casalingo delle stesse confezioni; scippo di materie prime, inutilmente utilizzate a produrre-trasportare-smaltire gli imballaggi (PET e, in minima parte, vetro); scippo di denaro, ossia la differenza di prezzo medio fra una qualsiasi minerale e la SanRubinetto® (anche la bolletta idrica più cara riporta costi almeno 200 volte inferiore per l’acqua di rubinetto); scippo di salute, che dipende da frequenza delle analisi richieste (inferiore per le minerali rispetto all’acqua di rete) e modi di conservazione dell’acqua in bottiglia.

Se nessuna considerazione utilitarista, sia essa posta in termini di tempo, spazio, risorse o salute, riesce ad invertire l’andamento di un mercato (delle acque minerali) che vale 1 mld € l’anno e vede i consumi crescere in volume mediamente del 3% l’anno fin dalla seconda metà degli anni ’90, cosa può smuovere l’utente ad opporsi all privatizzazione del servizio idrico?

Lo so, ne sono certa, in questo caso la motivAZIONE sta nel gusto! Che non è il gusto di abbinare la giusta minerale con la carne rossa o il formaggio (per questo esistono gli idrosommelier, prendere nota!); la difesa del bene acqua e della sua accessibilità universale verrà dal gusto di ognuno di essere prosumer consapevole e al passo col tempo.

Prosumer è colui che ha solo nozioni di quella che fu l’era della produzione e ora si accinge a lasciare alle spalle anche l’era del consum(ism)o ready-made, in un impeto di autodeterminazione e coscienza di fronte alla furia del mercato. Serge Latouche parlerebbe di un progetto di uscita dalla economia. Economia non intesa nel senso aristotelico di oikos nomos (dal greco “regole della casa”, politica),  ma come crematistica, ossia la produzione di beni in vista di uno scambio mercantile. I prosumer del mondo occidentale, accortisi di soffrire dell’imperialismo dell’economia che induce a vedere ogni problema sottoforma di un chiodo, perché in testa ha solo l’idea del martello, cerca di scalzare il “chiodo fisso” della ricchezza individuale con la ricchezza collettiva e autogestita. Molto più prosaicamente, i ruoli di produttore e consumatore si integrano per ridurre il ruolo del mercato e garantirsi (almeno) la sovranità alimentare.

Da qui a chiedere che la gestione del servizio idrico sia sottratto al mercato e alla speculazione, il passo è minimo. L’acqua, ossia il 70% di ognuno di noi, in mano ai privati costituisce vantaggio solo per questi ultimi. La privatizzazione dell’acqua (come di energia, autostrade e banche) secondo la Corte dei Conti ha fatto aumentare i profitti (dei privati) ma solo per effetto dell’aumento delle tariffe, le più alte in Europa, e non per il recupero di efficienza o la promozione delle politiche di investimento. L’attenta e dettagliatissima relazione può essere scaricata dal sito ufficiale: “Obiettivi e risultati delle operazioni di privatizzazione di partecipazioni pubbliche”. Un’ulteriore prova che le battaglie portate avanti da anni da cittadini, associazioni e movimenti per la ripubblicizzazione dei beni comuni – a partire dall’acqua – non hanno, e non avevano niente di strumentalmente ideologico.

E’ noto che nel decennio 1986-1995 (ovvero prima della emanazione della Legge Galli, quando il servizio idrico era interamente affidato ad enti pubblici) gli investimenti sulle rete e le infrastrutture ammontavano a 2 mld €/anno; nel decennio successivo, quando tutte le gestioni sono diventate SpA, molte aperte ai privati e alcune collocate in Borsa, gli investimenti sono crollati a 700 mln €/anno. D’altra parte, le tariffe sono aumentate del 61% nell’ultimo decennio, a fronte di un’inflazione pari al 22%. In aggiunta, in tutti i piani d’ambito gestiti da SpA, la previsione dei consumi di acqua da qui al 2023 prevedono un aumento del 20%, in un paese che è già tra i massimi consumatori di acqua potabile e minerale sul pianeta.

L’acqua potabile è bene comune perché insostituibile per la vita dell’uomo (e non solo) e deve essere sottoposta a gestione totalmente pubblica (che non significa lottizzata!), trasparente e partecipata dai cittadini. Perché questo diventi possibile, è necessario partecipare! Il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, nato nel 2007 con la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico, organizza una manifestazione nazionale il prossimo 20 marzo a Roma, per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa. Contemporaneamente si darà il via al Referendum per l’acqua pubblica. Tre SI per ribadire fuori l’acqua dal mercato! Fuori i profitti dall’acqua!

Prosumer del 2010, è la tua ora, informati, informa, partecipa!

Linkografia minima
Legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico”
Manifestazione 20 marzo 2010, Roma.
Referendum per l’acqua pubblica

http://www.acquabenecomune.org/

http://www.degustatoriacque.com/

http://www.degustatoriacque.com/cartacqua.pdf

http://www.massmarket.it/acquaminerale.htm

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