5 febbraio: Santa Agata e Santa Alice

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Il Santo del mese: Sant'Agatha e Santa LuciaCosa hanno in comune una Santa Vergine e Martirizzata in Sicilia il 5 febbraio 251 ed Santa Alice (Adelaide) da Vilich vissuta in Germania e morta a Colonia nel 1015. Anche sforzandomi a parte la ricorrenza del 5 febbraio direi quasi niente: due diversi percorsi verso la santità.

Il nome Agata deriva dal greco Agathé che significava buono, di animo nobile. Nella Grecia Antica le persone per essere apprezzate dovevano essere kalos kai agathos cioè belle e buone, proprio come oggi, per questo sarebbe opportuno scrivere Agatha con l’h.
Agata nacque a Catania da famiglia nobile intorno al 235 in piena epoca di persecuzioni contro i cristiani quando dopo l’editto dell’imperatore Settimio Severo i cristiani potevano essere denunziati e se non facevano pubblica abiura venivano semplicemente torturati e uccisi (che giustizialisti sti romani!).

Sant'Agatha e San Pietro nel dipinto di Giovanni Lanfranco

Sant’Agatha e San Pietro nel dipinto di Giovanni Lanfranco (1615 circa)

Cresciuta nella sua fanciullezza e adolescenza in bellezza, candore e purezza virginale venne notata dal proconsole Quinziano che folgorato se ne incapricciò. Ma la fanciulla si era consacrata totalmente a Cristo imponendosi il flammeum, il velo rosso portato dalle vergini consacrate. A nulla valsero i tentativi di seduzione del proconsole. Seguirono quindi la subdola ma vana rieducazione di una cortigiana dissoluta e dedita al vizio e le inevitabili torture. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma nulla poteva scalfire la Fede della giovane Agata che venne ripagata con la visita di San Pietro (un Santo davvero importante, uno tutto d’un pezzo e che difficilmente si scomoda) che accompagnato da un bimbo portalanterna ne guarì le ferite provocando ulteriore ira nello sconfitto Quinziano il quale non esitò a metterla a morte su un letto di carboni ardenti. Il popolo conquistato dal sacrifizio di Agata inseguì il proconsole con l’intenzione di lapidarlo (il perdono Cristiano non aveva ancora fatto molta presa) fino alle sponde del Simeto dove Quinziano fu disarcionato da cavallo ed annegò nel fiume.

Insomma lasciando perdere i particolari truculenti da horror movie di serie B ci resta un racconto in cui realtà e credenze popolari si confondono così come la Fede e la superstizione (ancora oggi il velo rosso di Sant’Agata miracolosamente sopravissuto al rogo è invocato per invocare miracoli). In ogni caso la storia di Agata ci mostra che il sacrificio, la Fede e la preghiera fanno davvero miracoli come guarigioni insperate ma soprattutto possono donare la forza per ribellarsi al destino imposto e alle angherie dei potenti o addirittura provocare sollevamenti popolari contro un’autorità dispotica e ottusa. Una festa dedicata a Sant'AgathaInsomma Agata ci insegna che la Fede non è solo allinearsi alle imposizioni ufficiali ma che una consacrazione profonda all’insegnamento di Gesù può portare a soluzioni rivoluzionarie.

Una raffigurazione di Santa Alice

Una raffigurazione di Santa Alice

Alice deriva greco Alykè, radice del nome Adelaide (abbreviato Heidi) in Germania, diventato Alis in francese antico, esportato in Inghilterra come Alicia e ritornato nei paesi latini come Alice. Un vero nome giramondo.

La storia di Santa Alice è molto diversa da quella di Sant’Agata. Nata anch’ella da famiglia nobile, ma in un castello nella Germania di qualche decennio prima del 1000. I genitori destinarono le sue eredità alla costruzione del monastero di Vilich (non ad una megavilla in Sardegna da adibire a festini di dubbio gusto) designando Adelaide (siamo in Germania per cui si usa questo nome qui) come badessa. Nonostante avesse poco più di 20 anni si dimostrò subito una grande organizzatrice introducendo la regola di San Benedetto. Alla morte della sorella badessa del monastero di Colonia fu posta alla guida anche di questo e si distinse per le opere di carità verso i poveri e per l’efficace organizzazione che dette ai due monasteri. Le vennero accreditati doni mistici e grazie alla sua intercessione avvennero numerosi miracoli. Insomma una vera Santa tedesca tutta organizzazione, senso pratico e carità da socialdemocrazia mitteleuropea. Anche i miracoli non meglio specificati potrebbero essere l’aver evitato la morte per stenti a molti poveri o l’organizzazione di monasteri diventati punto di riferimento di molti pellegrini ed esempio per altre realtà religiose.

Insomma due vie diverse per raggiungere la santità. Due esempi altrettanto importanti: da un lato la Fede giovane e quasi incosciente di Agata estrema fino al sacrifizio che smuove l’Altissimo e le coscienze del popolo; dall’altro il pragmatismo di Alice di Vilich che con la forza di Cristo organizza istituzioni che sono di conforto per tutti i fedeli e i bisognosi.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. signor G

    La Santità non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la santità non è uno spazio libero:
    Santità è partecipazione

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  2. San Namo a Divertì

    Effettivamente la tua ossessione per i Santi comincia a preoccuparmi… o è solo per fare un’unica festa di onomastico??? Mi raccomando sii un padre giusto che le accompagni verso la santità. Già aiuta non farle uscire col ragazzo fino a 30/35 anni.

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