Il potere dei vecchi

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Il potere dei vecchiI pensionati hanno complessivamente in tasca il portafoglio più grosso e costituiscono un serbatoio di voti e di tessere molto importante. Dal vertice della piramide fino alla base: il potere rimane saldamente in mano alla generazione più anziana.

Il prezioso articolo di Giorgio Marincola uscito qualche tempo fa su L’Undici ci illuminava su come in Italia le leve del potere vero siano per lo più saldamente in mano alla generazione di ultrasettantenni venuti al mondo prima dell’ultima guerra mondiale. Passando alla quotidianità più vicina a noi, per vedere chi ha più potere basta fare un piccolo esperimento: provate in una qualunque mattina di un giorno feriale ad andare in un supermercato.

Lo sprovveduto che pensa: “alle 10 del martedì mattina ci metto un attimo che tanto tutti sono a lavorare” rimarrà esterrefatto: varcando la porta scorrevole si troverà in mezzo ad una marea di capelli grigi, permanenti tinte e spelacchiate, zanette, gobbe, grosse badanti dall’Europa dell’Est. Insomma, se si esce dalla zona universitaria, negli orari di lavoro la città è in mano a umarells arzilli e umarells non deambulanti, a vecchie sclerotiche e a nonnine sorridenti, a baby pensionati e ad anziane trascinate da donnone slave. Il fatto è che sono tantissimi e hanno tempo da perdere e soldi da spendere (magari non molti, ma un po’ sì).
Perciò al bancone e alle casse si formano lunghe file di vecchietti che mostrano insofferenza, ma che si muovono lentamente, che si dilungano in chiacchiere e si inventano questioni incomprensibili sulla mortadella nostrana o sulle offerte per i soci, ma guardano in cagnesco chiunque ordini al bancone più di un etto di prosciutto. Se si va in farmacia o dal medico o in banca o alla posta o in piscina si assisterà alle stesse scene, per non parlare degli spettacoli pomeridiani dei cinema che sono frequentati esclusivamente dai possessori della convenientissima carta d’argento.

Il più o meno dignitoso assegno che l’INPS garantisce tutti i mesi è sicuro e generalmente superiore a quello di un precario, un neoassunto, uno sfigato di neolaureato tra i 20 e i 35 anni che si suppone debba anche pensare al proprio futuro.
Il potere dei vecchi
Quindi? Qual è il problema? Il problema è proprio la dimensione del fenomeno. Perché anche se singolarmente i pensionati del supermercato non hanno una disponibilità finanziaria così elevata e non sono certo degli spendaccioni, è proprio la loro quantità che gli conferisce un grosso potere, perché tutti insieme costituiscono un potentissimo gruppo di consumatori.

Se al vertice della piramide sociale le leve del potere vero sono ancora in mano agli ultra settantenni, alla base la classe sociale più coesa e con in mano il portafoglio complessivamente più grosso sono ancora loro. Che si tratti di vecchietti che sono cresciuti durante la dittatura fascista e si sono fatti il mazzo nel dopoguerra o di baby pensionati che ancora all’inizio degli anni ’90 andavano in pensione con 15 anni 6 mesi e un giorni di contributi, è un dato di fatto che ora hanno lo stipendio sicuro tutti i mesi e che, avendo esaurito la fase della vita in cui si fanno progetti per il futuro, devono solo preoccuparsi di come spenderlo. Il potere dei vecchiLe varie riforme del sistema pensionistico hanno colpito le generazioni successive innalzando l’età pensionabile e abbassando pesantemente l’assegno che si percepirà una volta ritirati dal lavoro, ma non hanno intaccato il potere d’acquisto di chi era andato e continua ad andare in pensione con sistema retributivo. Così, mentre i loro figli più grandi si fanno in quattro per garantire ai loro nipoti una vita con opportunità che siano almeno pari a quelle che hanno avuto loro e i loro figli più piccoli si barcamenano tra un contratto a tempo e un precariato senza prospettive, gli unici che hanno la sicurezza sociale ed economica sono proprio i vecchi.

La massa di vecchietti è enorme. È silenziosa ma sa farsi sentire ed ogni governo deve fare i conti con questo elettorato attento e coeso, impossibile da contraddire se non a rischio di indesiderate e immediate perdite di consenso.

Se è vero che non possono scioperare né minacciare di salire sulle gru, è un dato che il sindacato dei pensionati (la SPI-CGIL) è ormai quello con più iscritti e quello più visibile nelle manifestazioni di piazza e quindi più influente.

Aggiungiamo che il contributo che i nonni danno alle famiglie è imprescindibile in un paese dove i fondi per l’istruzione e i servizi per l’infanzia vengono sforbiciati ogni anno (anche a causa del peso che le pensioni hanno sulla finanza pubblica) e dove l’indipendenza economica si raggiunge sempre più tardi, magari proprio grazie all’appartamentino che il nonno è riuscito a comprare con la liquidazione e che altrimenti per una giovane coppia senza aiuti sarebbe un miraggio.

In un’epoca in cui la lotta di classe non è neanche più ricordata come ipotesi teorica, in cui i lavoratori sono in balia di una crisi di cui non hanno responsabilità ma che li ha resi la parte passiva e vulnerabile del sistema, in cui i disoccupati e i precari non sono rappresentati né tutelati, in cui un numero sempre più rilevante di stranieri vive in Italia senza nemmeno conoscere quali sono i loro diritti, i pensionati diventano il gruppo sociale (non voglio usare la parola classe) con più sicurezze.

Abbiamo visto che gli anziani hanno per diversi aspetti il potere economico in quanto classe dirigente e gruppo di consumatori, il potere politico in quanto occupano le più importanti cariche istituzionali e costituiscono un imprescindibile serbatoio di voti e di tessere del sindacato ed il potere di influenzare la vita delle famiglie con il loro contributo pratico ed economico. Come ci insegnano Peter Parker e il suo alter ego Spider Man da un grande potere derivano grandi responsabilità. Il potere dei vecchiEd è un fatto che sui più anziani ricadono le più grandi responsabilità a livello politico, economico e sociale. Se questo mancato passaggio di consegne sia dovuto alla volontà di perpetuare il proprio ruolo dei padri (o meglio dei nonni) o al terrore delle responsabilità dei figli, se si tratti di un mantenimento delle proprie posizioni che fa comodo a tutti, se si tratti di capacità degli uni e di perenne inadeguatezza degli altri non si sa, sicuramente questa situazione è frutto di un mix di questi e molti altri ingredienti.

Un paese in cui il potere è in mano alle generazioni più anziane inevitabilmente farà fatica a pensare a un nuovo modo di fare politica, ad avere una visione più moderna dell’economia, progettare il futuro.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Micangelo

    E’ un articolo tendenzioso. Uno di quelli che con cinismo subdolo mira a far credere che appunto la lotta di classe è fra padri e figli o nonni e non magari fra manager di aziende che sopravvivono grazie a decine di anni di incentivi statali che guadagnano più di 400 volte i propri dipendenti o fra altri dipendenti che magari non hanno aumenti contrattuali da anni e magari managers di aziende comprate dallo Stato a prezzi stralciati con la scusa dell’imperativo di privatizzare che guadagnano centinaia di volte degli operai e di altri che hanno preso e prendono bonus milionari per far fallire o gestire male imprese pubbliche rese SPA ecc. ecc. Che cosa vuoi che comandino gli ultrassettantenni che magari guadagnano la pensione minima e sono vessati dalle tasse? Uno scritto come questo serve per mettere popolo contro popolo e magari creare le basi ad esempio per perpetuare una legge folle come la legge Fornero e far rimanere al lavoro gente che ha lavorato 35 e 40 anni e che vorrebbero godersi il meritato riposo con pensioni che per tanti e’ gi’ prevalentemente contributiva e far rimanere a spasso milioni di giovani disoccupati che qui magari verrebbero aiutati a dediderare o quasi a pretendere di avere per vivere una sorta di elemosina mensile come sussidio. ….Si costruiamo il futuro dell’ Italia facendo beccare fra loro le galline per qualche chicco di grano ..nell’aia.

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  2. Maria Sorrentino

    ci sono pure quelli che non hanno nulla….e vivono malamente in case di riposo inadeguate….sono d’accordo di rinnovare la classe politica ..ma il sistema non cambierà finche’ non passano a miglior vita..stando negli agi vivono a lungo…vedi ..ANDREOTTI…

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  3. Gigi

    in Svizzera il parlamento aveva proposto una legge che tagliava (davvero di poco) le pensioni. un referendum popolare l’ha bocciato.
    gigi elvetico

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  4. Gigi

    evidentemente la questione non è solo italiana se oltralpe il governo Sarkozy in vista delle elezioni regionali per compiacere l’elettorato anziano si è affrettato a fare approvare un pacchetto di leggi che da un lato inasprisce le pene se i reati sono effettuati contro anziani o disabili, dall’altro introduce una spece di coprifuoco per i giovani tra i 14 e i 17 anni.

    g.

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  5. Gigi

    Anni fa in un periodo appena meno esaurito di questo avevo iniziato a tenere il conto degli omicidi fra generazioni in famiglia. E’ stato un bel derbaccio: Pietro Maso ed Erica ci hanno provato, poi è arrivata AnnaMariaFranzoni ed ha sparigliato tutto: dopo essere stata beatificata dai media asserviti all’ancien regime la partita è stata definitivamente vinta da quella generazione.
    Non resta che scrivere una bella sceneggiatura. Penserei ad una metafora anarchico-rivoluzionaria alla George A. Romero, tipo The Revolution of the Young Dead.

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  6. giampi

    Non bisogna più immaginare una lotta tra le classi, ma una lotta tra le generazioni…Gigi, prova a buttar giù una sceneggiatura di un film in cui i giovani cominciano a far la guerra ai vecchi per rovesciare i rapporti economici e di potere.
    Come nome della banda più feroce di giovani proporrei: Brigate Pietro Maso.

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