Forza Berlusconi!!!

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Marlon Brando ne Mettiamoci subito d’accordo. Berlusconi non è un mafioso. Non ha mai portato la coppola o stato associato formalmente a qualche famiglia.

Però grazie alle rivelazioni di questi giorni (naturalmente taciute o spun-down dalla grande maggioranza dei media italiani) si iniziano finalmente a dipanare le misteriose circostanze che diedero in disponibilità a un bauscia qualsiasi
vagonate di soldi per costruire da zero un pezzo di città.

 

Dobbiamo accontentarci di queste ricostruzioni, visto che il diretto interessato non ha mai voluto chiarire l’origine delle sue fortune. Insomma, il Berlusconi imprenditore-politico, quello del ghe pensi mi, della fu Standa, della Mondadori, delle “tre I”, delle tre reti televisive, del milione di posti di lavoro, del meno tasse per tutti, insomma il self-made man italiano, esiste perché ha riciclato i soldi, un sacco di soldi, della mafia.

 

Questa cosa del resto si è sempre sospettata, ed è appena un poco più grave, o se volete coerente con il fatto di avere un sodalizio ultradecennale con un oggi senatore mafioso, di avere avuto un pluriomicida come stalliere (ops, un galantuomo!), un corruttore di giudici come avvocato, di avere evaso un mucchio di denaro, di aver posseduto un canale televisivo fuorilegge per anni, di essersi comprato ufficiali della Guardia di Finanza che dovevano controllarlo, ecc. ecc. ecc.  (tralasciando quello che ha fatto da politico)….uff che noia! Cose note, straripetute, verificate.

Ok, ok, in un paese normale il nostro grande imprenditore (in compagnia di molti imprenditori et similia che affollano i giornali italiani) se ne starebbe rinchiuso nelle patrie galere da un bel po’, o più probabilmente non avrebbe mai potuto iniziare la scalata.  Sarebbe diventato comunque ricco facendo qualche affare poco chiaro, ma a un livello quantitativamente molto più basso, come molti tipici italiani che si arrangiano, a modo loro, scaricando il costo della loro furbizia sulla collettività.
D’accordo, invece dei festini con le escorts in Sardegna al massimo sarebbe andato in Brasile due settimane all’anno e in viale Zara il sabato, unica moglie permettendo.

Ma, tornando alla realtà, Berlusconi oggi comanda l’Italia, e tutto fa pensare che lui o il suo sistema la comanderanno per un po’. Va bene, “scurdammoce o’ passato” e concentriamoci sui fatti di questi giorni, ma soprattutto sul futuro. Sui futuri rapporti mafia-Berlusconi. Ieri, come detto, erano molto amichevoli. Oggi lo sono di meno, molto meno. Un po’ per le responsabilità politiche del Silvio, che almeno deve dire di essere contro la mafia, provocando quindi qualche dubbio nei suoi vecchi amichetti. Un po’ perché è scomodo anche per lui adesso avere un passato così ingombrante. Ma soprattutto perché i suoi soci si sono accorti di essere stati fregati nel forse ultimo affare fatto insieme, quando per salvarsi da bancarotta e prigione, scegliete voi l’ordine, nei primi anni ’90 si è buttato in politica. Per avere qualche speranza ha quindi promesso ai soci che lo avessero ancora una volta appoggiato molti benefici pratici, e non solo vile denaro.

La politica aveva sempre fatto favori alla mafia e viceversa, ma la possibilità di avere un socio presidente del consiglio fece perdere la proverbiale prudenza contadina ai massimi esponenti di cosa nostra.  Infatti, alla fine, per i nostri uomini di onore arriva il pacco. Il nostro non mantiene le promesse. Passata l’emergenza, non ha più bisogno dei vecchi amici e soci. I soldi li ha fatti da un bel po’, adesso ha il potere politico, e in 15 anni prende in mano l’ Italia come mai nessuno prima, neanche Lui a
metà ’900. Una dittatura molle basata sulla mancanza di spina dorsale morale degli italiani, sul “liberi tutti, vinca il più furbo” tanto caro alle popolazioni dello stivale da molto prima che si pensasse all’ Italia. Gli uomini d’onore quindi si irritano, fanno mettere striscioni negli stadi, iniziano a muoversi con messaggi trasversali, e questo già durante il primo governo Berlusconi.

I fatti di questi ultimi mesi sembrano invece indicare un comportamento molto più aggressivo: le mosse e le dichiarazioni dei Graviano, di Spatuzza e di Ciancimino hanno del clamoroso. Il nome del PdC in carica e di Dell’Utri risuonano nelle aule dei tribunali come quelli di qualsiasi Lima o Cosentino. Per nominare Andreotti in un processo di mafia ci sono voluti vent’anni, altri tempi. Difficilissimo capire quanto di tutto questo teatrino sia concordato, quali interessi veramente si vogliano difendere, ma questo movimento fa decisamente pensare che dopo una iniziale irritazione sia subentrata la paura. La paura o paralizza o fa reagire, e la mafia non si paralizza, o la si distrugge o vince lei.

Nel film “Il padrino” vi sono delle bellissime scene in cui la cupola, i capifamiglia mafiosi sono riuniti attorno a un tavolo prendendo le decisioni di massimo livello. Si capisce che tutti si rispettano e si temono, e che i capi non rispettati o non temuti sono sottoterra da un po’. Una riunione simile ai giorni nostri in Italia prevederebbe un televisore a capotavola dove da un Tg1 qualsiasi l’ex capo dell’ IMM (investimenti milanesi mafia) sproloquia da rappresentante degli italiani, protestando la sua limpidezza, innocenza e giurando morte alla mafia. Si capisce che i capifamiglia possano spaventarsi. Si giocava a guardie e ladri, poi un ladro è diventato capo delle guardie, facile che voglia fare cappotto e stravincere. Ha già instaurato una dittatura molle, comanda saldamente e non si muove foglia che lui non possa sapere. Non è un Prodi qualsiasi, non è un normale rappresentante del popolo, quelli che al massimo vengono ai funerali e che non hanno idea di come funzionano le cose nostre.
Semplicemente, per loro è invece il capo della famiglia più grossa e più forte, con profonde conoscenze e esperienza del business, e che se quindi si mette in testa di cambiare le cose ce la puo’ fare.

Così ci tocca fare il tifo per Berlusconi per avere una piccola speranza di cambiamento in Sicilia a breve. Certo, in Sicilia, mica a Milano. La mafia dei livelli alti, degli investimenti nei villaggi olimpici canadesi non sarà attaccata dal nuovo potere, dovrà solamente pagare pegno. Come hanno pagato pegno il popolo italiano, le istituzioni, la RAI, De Benedetti, ecc. ecc. Fare affari o avere a che fare con lui è sempre stato pericoloso.
Ma il nanetto per primo sa che una passeggiata a Palermo con i negozianti che lo osannano per averli liberati dal pizzo è l’unica maniera per farsi ricordare da tutti come vuole lui, l’unto del signore, la fortuna d’Italia.
A noi non resta quindi che tifare…….Forza Berlusconi!!!!!!!!!!!!

 

 

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

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