Sant’Antonio Abate (17 gennaio)

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Un'immaginetta del SantoIl 17 gennaio ricorre Sant’Antonio Abate, anacoreta ultracentenario morto nel 357. Sembra incredibile ma questo tipo che ha vissuto nel deserto, in tombe abbandonate o in castelli inaccessibili e diroccati dedicando la sua vita alla preghiera e alla spiritualità respingendo le insistenti tentazioni del maligno è un modello da seguire per tutti noi.

Santo Antonio Abate il Sant’Antonio dalla barba bianca, da non confondersi con Sant’Antonio da Padova, quello nato a Lisbona, visse per lo più in Egitto e morì ultracentenario il 17 gennaio 357. Si tratta di un Santo popolarissimo tanto da essere il Santo più rappresentato nella pittura del Medio Evo (chi abbia fatto queste statistiche non si sa, ma è opinione diffusa che sia vero).
Rimasto orfano seguì alla lettera l’insegnamento del Vangelo che diceva di liberarsi di tutti i beni terreni per donarli ai bisognosi e dedicarsi alla preghiera. Il giovane Antonio (al momento di questa scelta aveva una ventina d’anni) desideroso di una spiritualità più profonda e di appartenere solo a Dio decide di iniziare la sua vita da anacoreta nella contemplazione dei misteri divini. La vita di Sant’Antonio fu un vagare solitario tra eremi improvvisati, tombe antiche e castelli diroccati. In questi anni da eremita Antonio diviene (per noi abbastanza misteriosamente) popolare tra pellegrini, sacerdoti e vescovi e fu senz’altro l’esempio più stimolante e noto di anacoretismo ed è considerato il caposcuola del Monachesimo. Riproduzione del famoso dipindo di Domenico Morelli in cui Sant Antonio deve resistere al richiamo della figaLa solitudine, gli stenti e la castità lo esposero naturalmente alle tentazioni del maligno. Non c’è bisogno di stare in isolamento per 20 anni per sentire le tentazioni della carne e spararsi qualche sogno erotico o avere una fame bestia o come minimo sentire il bisogno di svagarsi un po’, ma sembra davvero che il Diavolaccio ci si mise di impegno per portare Antonio dalla parte sbagliata, ma senza successo. Le durissime prove, i pensieri osceni, i dubbi con cui il maligno lo tormentò per anni rafforzarono la Fede di Sant’Antonio e la sua forza e il suo carisma portarono molti pellegrini a cercarlo per chiedere consigli o per seguire il suo esempio. Per questo anche se non scrisse mai una vera e propria regola è oggi ritenuto il fondatore del Monachesimo.
La sua scelta di vivere in solitudine, in preghiera, povertà e castità inaugurò una nuova via alla Santità fino ad allora appannaggio quasi esclusivo dei Martiri.
Nella nostra epoca le scelte di Sant’Antonio Abate oltre che essere impraticabili ci appaiono inutili e autorefenziali. Dove si trova un posto isolato dal mondo? Poi che esempio sarebbe uno che si rinchiude in un castello diroccato e sperduto in cui ogni tanto gli calano il cibo da una finestra? Certo che oggi quelli che vivono isolati stanno nella casa del grande fratello e non sono proprio degli anacoreti anche se l’unica cosa che devono fare tutto il giorno è resistere alle tentazioni della carne, ma se non ci riescono tanto meglio. Però la scelta estrema di Antonio ci mostra che la Preghiera non è un gesto superficiale tipo quello dei giuocatori di pallone (specialmente brasiliani) che si fanno il Segno della Croce ogni minuto ed equiparano i riti della preghiera a qualche passo di samba o indicano il cielo dopo un gol come se Nostro Signore avesse un qualche ruolo nelle nostre meschine attività pratiche quotidiane. Sant’Antonio continua ad insegnarci che avvicinarsi al Signore è una scelta intima e spirituale non una coccarda da esibire per il proprio rendiconto politico o personale, un qualcosa di più alto rispetto alla banalità ostentata da certi devoti di facciata.
Quindi  l’esempio di Antonio deve essere apprezzato proprio quando la vita mondana (mondana intesa propria del mondo, dei suoi aspetti temporali e dei suoi interessi materiali) è l’unica via, in cui le tentazioni non si fuggono, ma si cercano e in cui la spiritualità è spesso ridotta alla banalità stile new age. Quindi cediamo volentieri alle tentazioni della carne, della gola, del mondo, ma cerchiamo di tendere a qualcosa di più, di più alto, più vero, più gratificante e duraturo. Antonio con la sua spiritualità e le sue privazioni visse più di cento anni ed ancora oggi è uno dei Santi più venerati. Noi non dobbiamo per forza arrivare a tanto, ma annichilirsi nella vanità del mondo è davvero un peccato gravissimo.

Sant’Antonio Abate è il protettore dei suini (e per estensione di tutti gli animali domestici) e di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale (macellatori, scannatori, salatori di prosciutti, insaccatori di salumi) e anche dei pompieri e di quanti lavorano col fuoco (forse se la piccola fiammiferaia si fosse rivolta a Sant’Antonio si sarebbe salvata).

Tra i simboli che lo rappresentano spiccano l’autorevole bastone Tau e il simpatico porcellino con una campanellina al collo.

“Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro” (Sant’Antonio Abate)

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