Generazione perduta

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Mostra di A. Pomodoro a Milano (foto di Jumpi)Agnelli G., Andreotti G., Bazoli G., Berlusconi S., Ciampi C. A., Cuccia E., De Benedetti C., Fazio A., Geronzi C., Letta G., Prodi R….Cosa li accomuna? L’età, hanno tutti più di settanta anni. E il potere. Il potere vero.

Nel male o nel peggio, hanno plasmato il divenire italiano negli ultimi dieci, venti, trenta anni. Bersani P., Casini P., D’Alema M., Ferrara G., Fini G., Rutelli F., …Cosa li accomuna? L’ età, hanno tutti più di cinquanta anni. E il non avere mai avuto potere. Il potere vero.
Un’altra cosa li accomuna, sono tutti politici. La mia ricerca forse non è stata molto accurata, ma è proprio difficile trovare potenti italiani che non siano in avanzata andropausa.
Dopo aver scoperto che gli ultimi sette presidenti di Confindustria sono “figli di”, aver scorso la lista dei componenti del consiglio di amministrazione del patto di sindacato RCS senza trovare qualcuno che abbia meno di settant’anni non “figlio di” e aver controllato il consiglio di sorveglianza di Mediobanca, dove sono certo presenti persone con meno di 70 anni, purtroppo però nate in altri paesi (Tunisia, Germania e Francia), mi sono scoraggiato e lascio ai miei venticinque lettori la fatica di contraddirmi.
Marzullianamente, la domanda nasce spontanea: possibile che la generazione dei cinquanta-sessantenni di oggi abbia prodotto solo personaggi mediocri, per di più politici, non in grado di raggiungere la vetta, ovvero di dare un contributo proprio all’evolversi del paese? Se tentiamo un paragone con altri stati, gli esempi di Blair, Clinton, Haider, Obama, Sarkozy, Schroeder, Zapatero, … parlano chiaro. Fuori dalla politica, basta pensare che in America l’età media dei CEOs (Chief Excecutive Officer = Amministratore Delegato, NdA) è 53 anni.

Li hanno chiamato i baby boomers. I più fortunati di sempre. Cresciuti senza mai avere visto una guerra, con il progresso tecnologico in “full swing”. Questa generazione è stata la protagonista, o la testimone, di bruschi cambiamenti. Quando erano giovani hanno viaggiato, studiato, mangiato e bevuto molto più dei loro genitori e nonni.
E’ quantomeno un paradosso che la generazione che per la prima volta ha potuto disporre di tanti mezzi economici e intellettuali non si sia assunta l’onere e l’onore di dirigire l’Italia, non si sia presa il potere vero e quindi non abbia potuto contribuire con la propria esperienza e energia all’evolversi del paese. Una generazione perduta?
Si potrebbe tentare di convincersi che sia sempre stato così, che l’ Italia è sempre stata pensata e fatta dai più vecchi. Non è vero. Mussolini (figlio di un fabbro) a 39 anni era presidente del consiglio, Licio Gelli (di mugnaio) nei suoi magnifici anni ’70 aveva appena passato i cinquanta, Enrico Mattei (di carabiniere) è stato ucciso a 56 anni. Tutte persone che sono o dovrebbero essere ricordate nei libri di storia per la loro fondamentale influenza, quindi per il loro potere. Molti personaggi ancora sulla breccia oggi sono arrivati in cima molto giovani e ci sono restati, indisturbati. Se l’ Italia allora non era così immobile prima di loro, viene da pensare che siano stati proprio i nuovi modi di vivere e pensare, le mille possibilità di scelta e il “trickled down” benessere di quegli anni ad avere disorientato e castrato quei ragazzi. Può essere, anche se questa spiegazione non può certamente valere per molti altri paesi in cui i loro coetanei, almeno politici, hanno già smesso di esercitare il potere vero. Siamo quindi di fronte all’ ennesima anomalia italiana.

D’accordo, è pienamente giustificabile che gli anni in cui si formò la generazione perduta abbiano influito e cambiato in maniera differente ogni grande realtà, nazione diciamo, a seconda delle proprie caratteristiche.
La generazione perduta prendeva forma in quegli anni e in quell’Italia si discuteva, manifestava e litigava molto, e forse per la prima volta, nelle fabbriche, nei circoli, nelle università, negli oratori. Quasi superfluo dire che i leaders di tutte quelle situazioni erano le persone che sarebbero dovute essere la classe dirigente degli anni a venire. A differenza dei loro coetanei di molti altri paesi, i ragazzi italianai che crescevano in quegli anni e si riempivano la bocca di parole rubate in tutto il mondo, da Berkeley a Beijing, abitavano però un paese distrutto e umiliato da una guerra mondiale in cui l’italiano era spesso la seconda lingua, un paese che non aveva voluto fare i conti con una meschina dittatura e i suoi molti sostenitori. Abitando una democrazia giovanissima, erano in media opportunisti e individualisti, piuttosto che cittadini o sudditi, ovvero persone abituate a fare sistema.
La generazione perduta è perciò caratterizzata dal paradosso di essere stata coinvolta in un movimento internazionale che in molti modi diversi cercava soluzioni e modelli con cui sostituire sistemi basati, fra le altre cose, su opportunismo e individualismo. Le parole d’ordine rubate ai gurus del tempo (a caso…Don Milani, Evola, Luther King, Mao Tse Tung, Marx, Nietzsche, … ) potevano essere molto differenti fra loro, a volte opposte, ma erano tutte inequivocabili, dure, totali, quindi poco adatte ai rampolli di un paese da sempre, e cioé da molto poco, frazionato, individualista e opportunista, basato sulla famiglia e Chiesa (o sezione), piuttosto che sulle istituzioni. Dunque per i nostri baby boomers è stato troppo difficile, pesante conciliare le radici e l’istinto con le idee(ologie) che venivano da fuori, che volevano cambiare un sistema in realtà mai esistito in Italia. Troppo moderni per crescere come i loro padri, ma allo stesso tempo troppo antichi e non attrezzati per adottare, elaborare indipendentemente e eventualmente superare i pensieri spesso rivoluzionari di quegli anni.
Ii risultato di queste spinte contrapposte è stato l’ impotenza e un corollario di questo disastro è stato quindi l’asservirsi dei cresciuti baby-boomers alla generazione precedente. Diventati grandi, i disorientati ex-giovani italiani iniziano a servire il potente di turno, guadagnando posizioni sociali, fama e soldi. Il potere vero gli rimane precluso, ma a loro va bene. Una vita adulta fatta di molte parole e pochi fatti, di poche vittorie ma anche di poche sconfitte, di battaglie ma non di guerre, senza salire mai alle stelle ma neanche cadere nella polvere. Sempre non disturbando i conducenti, ovviamente.

Un giudizio complessivo sulla generazione perduta?
Sicuramente, non se la sono passata male, soprattutto confrontando le loro vite con quelle dei loro padri o con quelle della generazioni seguenti, quelle del riflusso, o la ultima dei cococo.
La maggioranza dei baby boomers oggi è in profumata pensione. La classe dirigente che doveva esprimere sopravvive nelle posizioni di privilegio conquistate senza dare battaglia allo status quo creato dai loro vecchi, che li hanno usati come volevano. E’ anche naturale pensare che se queste erano le regole del gioco, le persone che hanno vinto la competizione fra coetanei erano i peggiori della loro generazione.
Parassiti. Attaccati al corpo del paese che quindi ne soffre. Quando e se sarà il loro turno, non sarà merito loro ma solo della livella, e sarà naturalmente tardi perché avranno settant’anni o quasi. Ci si dovrebbe augurare che quando finalmente le mummie se ne saranno andate ci sia un salto, una cesura, e si riparta alla generazione successiva.
La generazione perduta ha solo preso, ma non ha ancora finito di fare danno, perché il loro esempio sembra essere stato seguito dai loro figli. Purtroppo, all’orizzonte si vedono giovinastri prontissimi a diventare sottoposti dei furono impotenti. Auguriamoci di non dover descrivere una generazione di saprofiti.

 

[foto di Jumpi]

 

 

 

 

 

 

 

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Chi lo ha scritto

giorgio marincola

Giorgio Marincola è/è stato, in ordine sparso: fisico teorico, diplomato in sandwich-making al 67, Pret-a-Manger, Tottenham court road, "no-global" ante-litteram con le mani bianche a Genova 2001,  Ph. D., campione paesano di calcio "a portine", ricercatore alla University College London (a pochi metri da Tottenham Ct. Rd.), rifugista-capo-sguattero al Calvi, professore universitario associato, programmatore HPC e Android, ballerino di lindy hop, ingegnere di sistema, scarso chitarrista e scialpinista in lento miglioramento. Vive/ha vissuto diversi anni in tre-quattro paesi europei e a Londra. Si esprime fluentemente in 4 lingue e un dialetto, tipicamente a due a due. È tra i fondatori de L'Undici.

5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Matusalemme

    E cosa ha fatto di impattante per l’ Italia Mario Draghi fino ad adesso? Per ora e’ solo un (bravo) tecnico.

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  2. Marcella

    “La mia ricerca forse non è stata molto accurata, ma è proprio difficile trovare potenti italiani che non siano in avanzata andropausa.”

    Mario Draghi?

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