Non è tutta colpa mia!

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E’ decenni che provate a farmi fuori. Avete speso miliardi, mi avete dato la caccia in ogni angolo del pianeta, mi avete criminalizzato, adorato e schifato, ma io sono ancora qui, più viva e vegeta che mai, crisi o non crisi, recessioni o non recessioni.

Niente e nessuno è più forte e desiderato di me. Nessuna seria analisi a livello globale dovrebbe prescindere da quanto influisco sull’economia, la società e la politica del mondo intero. E, dopo quarant’anni dovrebbe essere evidente a chiunque che la guerra che mi fate, così com’è ed è stata condotta, non la vincerete mai. Al contrario, il risultato è rendere sempre più potente me e chi si arricchisce grazie a me, così che voi dovete spendere sempre più soldi per combatterle.

Sapete cosa? Dopo quarant’anni mi fate quasi compassione, come una squadra demotivata che sta perdendo quattro a zero in casa: la colpa non è solo mia, ragazzi! Possibile che non vediate la sfilza di errori che continuate a commettere e i casini che combinate? Ma devo essere proprio io a dirvelo?

Plantas (foto di Jumpi)

Il caso della Colombia, un paese tuttora automaticamente associato al mio nome, è paradigmatico. Tutto cominciò con l’arci-famoso Pablo Escobar che una trentina d’anni fa, si rese conto di quanto mi desideravo negli USA e di quanto fosse facile ed economico portarmi lì dal suo paese. Pablito però esagerò un pochetto: il suo impero arrivò a sottrarre montagne di dollari all’economia USA e la sua personalità erano così sfacciata e violenta che USA e Colombia gli scatenarono contro una guerra senza quartiere che finì con la sua morte nel 1993. Nel frattempo però, io ero diventata un business.

Una foto di Escobar giovane ed ancora senza baffi appena arrestato per traffico di cocaina a Medellin (Colombia). Uscirà presto dal carcere…

Un esempio? Nella complessa e variegata galassia delle guerriglie sudamericane solo una continua ad operare con forza: le FARC (Forze Armate Rivoluzionare di Colombia). Il motivo della loro sopravvivenza è semplice: fanno i soldi grazie a me. Nate mezzo secolo fa con il proposito di lottare per i contadini vessati dalle oligarchie al potere, le FARC hanno di fatto perso ogni ideale politico e la loro lotta è ora fine a se stessa. Allo stesso tempo, qualche anno fa, per contrastare il taglieggiamento e le espropriazioni dei guerriglieri, i grandi proprietari terrieri cominciarono ad assoldare milizie private paramilitari. I paras diventarono però così potenti da trascendere il motivo della loro origine e sfuggire al controllo dei loro committenti. Anche grazie a me, oggi sono una presenza pericolosamente rilevante in Colombia. Di fatto in Colombia esistono perciò due pseudo-mafie che destabilizzano il paese: le FARC e i paramilitari che si finanziano trafficando con me. E’ interessante notare che nelle zone controllate o da una o dall’altra organizzazione, in teoria agli opposti per connotazione politica, l’atteggiamento repressivo sia il medesimo: violenza sommaria, sequestri, discriminazione verso omosessuali e sesso femminile. E i famosi narcos colombiani? Il loro enorme potere resiste solo nei film e nell’immaginario collettivo mondiale. Certo, non sono scomparsi, ma si preoccupano per lo più di investimenti economici e di farsi accettare nei club più prestigiosi di Bogotà o Medellin.

Le organizzazioni di trafficanti di maggior successo non si trovano però più in Colombia, bensì in Messico. Il motivo risiede, in gran parte, proprio nell’ottusità della guerra che mi fate, come fosse solo una questione di polizia, legge e ordine. E’ vero che la morte di Escobar fu l’episodio più eclatante di una effettiva vittoria contro i cartelli colombiani che permise di smantellare il loro commercio sull’economica rotta Colombia-Caraibi-USA. Ma il fatto è che nel giro di poco tempo, divenne operativa la seconda rotta più economica, quella che passa attraverso il Messico, e i messicani sostituirono i colombiani nella gestione degli affari. Quale fu perciò il risultato netto della guerra ai narcos colombiani che costò miliardi ai contribuenti? Aumentare il potere e le entrate economiche di nuovi trafficanti e destabilizzare un paese di cento milioni di abitanti (il Messico, NdA), terzo partner commerciale con gli Stati Uniti che condivide con essi migliaia di chilometri di frontiera. Bene, bravi, bis! Bei coglioni!

Al grammo comprata al produttore in Sud America valgo poco più di un dollaro; dopo vari passaggi che avranno arricchito narcos, FARC, paras, ma soprattutto i trafficanti messicani, a New York mi compreranno per circa 80 dollari al grammo. Un guadagno pazzesco. Che cosa pensate e pensavate? Che fatti fuori i colombiani, non saltasse fuori nessuno a prendere il loro posto? Credete forse che di fronte a tanti soldi non ci sarà sempre e dovunque la fila per rimpiazzare l’ultimo narcotrafficante fatto fuori dalla polizia??

La gran parte di questo guadagno è una diretta conseguenza del fatto che mi avete reso illegale. La mia coltivazione, trasporto e vendita sono così rischiosi che, ad ogni passaggio, il prezzo per avermi sale vertiginosamente. Perché non mi legalizzate? Vi parlo per esempio della marijuana. Se la si legalizzasse negli USA, il prezzo crollerebbe, anche perché gli americani potrebbero coltivarla a casa loro e uno dei risultati sarebbe che una consistente parte delle entrate dei cartelli messicani si volatilizzerebbe. In alcuni stati come la California, il possesso di lievi quantità di marijuana è trattato come un eccesso di velocità, ma la motivazione del provvedimento risiede soprattutto nell’intento di non sovraffollare le carceri: la legalizzazione di produzione e commercio è cosa ben diversa. Ok, ok, già vi sento, già vi vedo fare strane smorfie: anche se a livello teorico questa sarebbe senza dubbio una buona strategia, comprendo che, nella pratica, la questione della legalizzazione diventa assai complessa. Ma cominciare a valutarne alcune forme…beh, sarebbe un atto “umanitario”. Magari considerando che si potrebbe destinare parte delle immense quantità di denaro spese per combattere militarmente i narcotrafficanti in campagne di sensibilizzazione, educazione, ecc.

Vi concedo comunque un’altra dritta: perché invece di giuocare solo a guardie e ladri, non colpite sul serio l’economia dei trafficanti? Un esempio banale, ma significativo: chi fa soldi con me, mi porta dal Sud America all’Europa o negli USA, dove incassa denaro contante che percorre la strada inversa. Finora vi siete concentrati soprattutto sulla prima parte del traffico, ossia solamente cercando me; ma perché non date la caccia anche alle enormi masse di cash coinvolte in questo giro?? Ci sono già cani addestrati a individuare banconote, ma potreste anche indagare seriamente sui depositi bancari o sui beni posseduti per scovare i trafficanti: questo sì che significherebbe fargli del male!

Un’immagine di New York City (USA)

Altro aspetto che fareste bene a considerare quando parlate di me, così come di altre attività illegali, intrecciata alla questione della legalizzazione, è la figura del consumatore. Ossia di chi, sostanzialmente, garantisce, finanzia e rende possibili i summenzionati, esorbitanti guadagni. Finché sarò illegale, i soldi sborsati da chi mi compra e consuma a New York, a Londra o Milano finiranno inesorabilmente e certamente nelle tasche di narcos messicani o colombiani, FARC e paras, ma anche delle italianissime mafia, ‘ndrangheta e camorra, che mi portano in tutta Europa. Chiaro come il sole.

Anche in questo ambito, sottovalutate ampiamente il ruolo del consumatore! Per prima cosa, dovreste accettare l’evidenza che ci sono milioni e milioni di persone che mi cercano e mi vogliono. E poi, perché non “educare” questi consumatori all’altrettanto chiara evidenza che i soldi da loro spesi finiscono a finanziare le peggio organizzazioni criminali del pianeta?? Invece il mio consumo è un costume socialmente sempre più accettato. Dovreste inoltre riconoscere chi mi usa non è mica più solo lo sballato che vi chiede una moneta alla stazione, bensì soprattutto gente “rispettabile”, inserita in ogni settore della società. Questo è difficile da mandar giù, lo so. Però dovrebbe essere reso socialmente chiaro a tutti che, oggi, chi mi compra è un finanziatore delle mafie e contribuisce a destabilizzare nazioni come la Colombia, il Messico (o l’Italia…). Se esistono i narcotrafficanti, se i mafiosi s’arricchiscono, è perché esiste anche chi è disposto a pagarmi 80 dollari al grammo! Se, come consumatori, cominciate ad interessarvi della moralità dell’azienda produttrice di un paio di scarpe o di una barretta di cioccolata e selezioniate le vostre scelte di conseguenza, perché non fate lo stesso con me? Perché non volete riconoscere che quando mi comprate state aiutando dei criminali?? Viviamo nel famoso villaggio globale: tutto è interconnesso a cominciare dall’economia e dai movimenti di danaro. Piaccia o no, ogni azione da consumatori in senso lato, ha una connotazione positiva o negativa non solo per chi la compie, ma anche per persone e realtà distanti migliaia di chilometri. Che non si vedono (e quindi non dolgono), ma prima o poi finiscono per arrivare sotto casa…Capito chi sono? No? Eppure siete in tanti a conoscermi personalmente…ben 12 milioni in Europa, con tanti italianucci…

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Giusy Sartori

    Per me è “Ineccepibile”…Ma la maggior parte della gente che conosco ‘criminalizza’ le droghe, non i gruppi che la producono e la trattano…

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