Il giorno più corto che ci sia?

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In quest’epoca di crisi, è più che mai importante non farsi trovare spiazzati riguardo ai più comuni argomenti di conversazione. E quale argomento è più caldo dell’eterna questione su quale sia il giorno più corto dell’anno?….

Sgombriamo subito il campo: il giorno più corto dell’anno è il solstizio d’inverno (ossia il momento in cui il Sole è più basso sull’orizzonte) che cade il 21 o il 22 dicembre, a seconda degli anni. La discrepanza dipende dal fatto che ogni 4 anni, un anno è bisestile e questo sfasa un po’ i calcoli. Nel 2014, il giorno più corto dell’anno sarà il 21 dicembre ed il solstizio cadrà per esattezza alle 23.03.

Ma allora possibile che il Popolo si sbagli? Non dicevano forse i nostri nonni che il 13 dicembre, Santa Lucia, è il “il giorno più corto che ci sia”!? E allora?? E allora, con un’elegante opera di cerchiobottismo, andremo ora a dare una parte di sacrosanta ragione anche al Popolo.

Esistono due motivi che giustificano il detto popolare: uno astronomico e uno storico, più interessante.
Partiamo dal primo: proprio intorno al 13 dicembre (per la precisione il 10) è il momento dell’anno in cui il Sole tramonta prima (alle 16.40 alla latitudine di Roma). Tra parentesi: il giorno in cui sorge più tardi è il 5 gennaio. Siccome, tendenzialmente, la percezione della durata del giorno è legata all’ora in cui fa buio, ecco spiegato perché si considera Santa Lucia il giorno più corto che ci sia.

Per la seconda spiegazione, dobbiamo tirare in ballo il Caio Giulio Cesare. Fu lui, infatti, ad emanare il primo calendario del mondo occidentale nel 44 a.C., detto calendario giuliano. Qualche anno dopo morì Gesù, venne fondato il cristianesimo che si diffuse nel mondo, così come la tradizione di celebrare la Pasqua. Tutto bene.
Beh, non proprio perché Pasqua si festeggiava in date diverse a seconda dei luoghi e questo non poteva lasciar tranquille le alte sfere ecclesiastiche. Così, con lo scopo di mettere ordine e far sì che la Pasqua cadesse sempre più o meno ad inizio primavera, nel 525 d.C., Papa Giovanni I stabilì che la Pasqua andasse celebrata la prima domenica dopo la prima luna piena dopo il 21 marzo (che all’epoca, come oggi, coincideva con l’equinozio di primavera, ossia quando giorno e notte hanno la stessa durata e quando comincia la primavera). Da quell’anno in poi (e ancora oggi) quella fu la regola.

C’era però un altro maledettissssimo problema: il calendario di Giulio Cesare includeva sì gli anni bisestili ed era molto accurato, ma, che Iddio lo perdoni, non era perfetto. L’anno giuliano non coincideva esattamente con il reale anno solare: c’era uno sfasamento di circa 11 minuti ogni anno. Il risultato era che, man mano che passavano gli anni, tutti i fenomeni astronomici compreso l’equinozio/inizio di primavera cadevano sempre più indietro nel calendario. Per esempio, nell’anno mille l’equinozio/inizio di primavera cadeva il 15 marzo (e non più il 21); a fine 1500 si era arrivati all’11 marzo e così via. In altre parole il 21 marzo non era più, climaticamente, un giorno di inizio primavera, ma già primavera un po’ avanzata. Di conseguenza, continuando così, la Pasqua che si continuava a calcolare prendendo come riferimento quella data, si sarebbe celebrata un giorno che, climaticamente, era estate e non più di primavera. Follia!

Per porre rimedio a questo caos che oserei definire astronomico, un altro Papa (Gregorio XIII) promulgò un nuovo calendario (detto gregoriano) che andava (e va) in accordo con i fenomeni astronomici. Per far ciò stabilì che non fossero più bisestili gli anni secolari (1700, 1800, ecc.) eccetto quelli le cui due prime cifre risultassero divisibili per quattro (1600, il 2000, ecc.). E inoltre per correggere gli errori di sfasamento accomulatisi dal 44 a.C. cancellò dieci giorni: nel 1582 si passò direttamente dal 4 ottobre al 15 ottobre. Quei dieci giorni semplicemente non sono mai esistiti. Con questa astuta cancellazione, i fenomeni astronomici tornarono a cadere negli stessi giorni dell’epoca di Giulio Cesare: l’equinozio di primavera il 21 marzo e il solstizio d’inverno il 21 dicembre (o 22) e non l’11 come era arrivato a succedere nel 1581.

Già capito tutto?
Tra il 44 a.C. e il 1582 d.C., così come l’equinozio, anche il solstizio d’inverno, ossia il giorno più corto dell’anno, per effetto del summenzionato sfasamento, cadeva, ogni anno un po’ più indietro: dal 21 al 20, poi il 19, poi il 18….poi il 13….e così via. In particolare si può calcolare che intorno al 1200 il giorno più corto dell’anno era effettivamente il 13 dicembre! Il Popolo ha ragione!!! Il Popolo è sovrano!!

E’ interessante notare che queste due spiegazioni ci forniscono anche una stima dell’epoca in cui è nato il detto “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”. Se è vera la prima spiegazione astronomica, allora il detto è nato dopo il 1582, quando, come oggi, il sole tramonta prima, intorno al 13 dicembre. Se invece crediamo alla seconda spiegazione (storica) allora deve essere stato inventato prima del 1582 e più esattamente intorno al 1200, quando, effettivamente il 13 dicembre era il giorno più corto dell’anno. E quando viveva il Sommo Poeta. Et voilà.

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