Tremate: Arriva la nuova, terribile, influenza M

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Borse preoccupate dal mercatoE’ scoppiata la paniconomia. Dall’influenza A a quella mediatica, come siamo diventati dopo quindici anni di psicosi di massa. E soprattutto, cui prodest?

Nel 1996 poteva essere una bistecca di manzo ad uccidervi. Alle 23.59 del San Silvestro 1999 un brivido ci percorreva perchè il bug del 2000 poteva far finire il mondo. Nel 2001 il kamikaze poteva salire sul vostro bus o far saltare il Duomo della vostra città. Nel 2004 era meglio stare lontano da polli o avicoli. Oggi tocca all’influenza A. Il che lascia presupporre che avremo una B, una C e così via per almeno 21 anni, nell’ipotesi ottimista di evitare le lettere straniere. Scegliendo di vaccinarci rischieremmo comunque la pelle, perchè si dice che gli effetti collaterali siano letali. Soccombendo all’influenza non potremmo assistere all’inondazione che coprirà le coste italiane al momento dello scioglimento della calotta polare.
Poco importa che dal “Worst Case Scenario” di 22 milioni di morti in Inghilterra per la mucca pazza ci si sia dovuti accontentare di 166 morti tra il 1995 ed oggi, 18 negli ultimi 5 anni (nel solo 2008 sono morte 500,000 persone in Inghilterra, circa 3000 per incidenti stradali, circa 5000 per suicidio…). Sono stati spese montagne di soldi pubblici per sterminare vacche in tutta Europa. Anche per il bug del 2000 le nostre tasse ci hanno evitato la catastrofe. Dopo l’11 settembre, grazie al nostro spirito di sacrificio fiscale, la spesa pubblica ha rinforzato la sicurezza negli aeroporti. L’industria delle forbicine per le unghie e quella dei sacchettini trasparenti hanno vissuto un autentico boom. Per arginare gli avicoli raffreddati, i vari governi hanno prenotato (e prepagato) grosse quantità di vaccini inutili ma rassicuranti. Non li abbiamo usati, ma per fortuna ci tornano utili oggi, per sfuggire alla HunoNuno.
Il Wall Street Journal del 16 ottobre 2009 racontava come la vendita del Tamiflu abbia trascinato le vendite della Roche verso un livello record.
Lo stesso giornale, il 2 febbraio 2006, riportava la dichiarazione del direttore esecutivo della Roche, Franz Humer: “E’ stato un anno eccellente per noi”. Certamente, perchè dopo la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di usare il Tamiflu in caso di pandemia, le vendite sono quadruplicate.
E’ semplicistico dire che la Roche è il vincitore economico del panico da influenza (per fortuna il Tamiflu, panacea per l’aviaria, funziona anche per quella A), non vale la pena soffermarcisi, così come è inutile immaginarsi vertici tra amministratori delegati di case farmaceutiche, top executives dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e Ministri della Salute… finiremmo nello scontato demagogico nazionalpopolare paranoico.
Più interessante guardare agli altri attori del mercato. Ve li presento.
I MEDIA. Se c’è un mercato, c’è una domanda e c’è un’offerta. Il prodotto sono le notizie. La domanda di notizie guida i profitti dei media e delle industrie pubblicitarie. Le notizie stampate sui giornali e trasmesse nei telegiornali sono il risultato dell’incontro di domanda e offerta. Stando a questo profilo, il prodotto ideale è la notizia di Berlusconi e Santoro pizzicati in un’orgia a base di trans e cocaina, in compagnia di una superdotata del Grande Fratello, mentre un kamikaze sfondava la porta imbottito di virus influenzali. I retroscena e i racconti dei personaggi, compresi i virus, si troveranno nell’ultimo libro di Bruno Vespa. Ma è vero? E’ vero che un titolo di 9 colonne “Moriremo tutti” vende più copie di un titolo a 4 colonne sull’ultima scoperta della scienza? E’ vero che nel nostro zapping ci fermiamo quando sentiamo una brutta e terrificante notizia? Siamo fatti davvero così? Mi piace pensare che l’Italia sia quella che ha smesso di fumare nei locali pubblici senza fare storie, contro ogni previsione. Preferisco dare la colpa a Bruno Vespa, Emilio Fede e compagnia bella, che entrano nelle nostre case da ormai 50 anni per raccontarci quello che vogliono loro. Altro che domanda. Lo avete letto anche voi, Bruno Vespa ha un contratto da 1,6 milioni di Euro all’anno. Ma cosa potrà mai capire di quello che vogliamo sentire noi uno che parla solo con senatori e deputati e ha una busta paga mensile a 5 cifre?
I POLITICI. La crisi del 1929 aveva affossato gli Stati Uniti. Intorno al 1935, l’economia era tornata a crescere, ma la disoccupazione era ancora massiccia. Non se ne usciva. Servivano misure impopolari. Il caso ha voluto che una bella guerra mondiale, con un “terrore” per definizione quale la germania hitleriana, fornisse il contesto ideale per la coesione nazionale e per le misure d’emergenza. E l’economia americana è rinata. Un po’ quello che è successo dopo il settembre 2001, quando la minaccia terroristica ha aperto la strada ad una serie di politiche economiche impopolari che probabilmente sarebbero costate la poltrona al governo in tempi “normali”. La paura fa bene alla politica. Soprattutto se è una finta paura. Nel 2005 Storace, Ministro della Sanità, ha “prenotato” (pagato) 56 milioni di vaccini, 20 milioni per gli animali, 36 milioni per le persone. Non è dato sapere quanti ne siano stati prodotti e consegnati. Poi il terribile virus ha pensato bene di mutare, rendendo inutile lo shopping farmaceutico, ma è un fatto che non abbiamo avuto milioni di morti per l’influenza aviaria. Storace ci ha salvato.
NOI. E noi? Cosa ci guadagnamo noi? Mio padre da piccolo mi raccontava la storia di quello che si dava le martellate sui testicoli perchè era contento quando li mancava. Direi che più o meno è lo stesso. Viviamo di scampati pericoli. L’economia si è lanciata da tempo a quantificare i beni non monetari, dalla qualità ambientale al sesso (anche se quest’ultimo pare se la cavi bene anche con la moneta). Per valutare l’impatto della malattia abbiamo i QALYs, i Quality Adjusted Life Years che cambiano il passo del tempo secondo la nostra qualità della vita (quanto vale un anno vissuto col mal di testa? Sei mesi di vita sana?). Beh, allora cominciamo a calcolare i FALY, Fear Adjusted Life Years. Io sarei disposto a lasciare almeno due-tre settimane di vita all’anno, a patto di avere un’esistenza serena e scevra dal panico di massa. Per non sentire le paure della gente sull’autobus. Per non sentire in diretta il racconto sull’agonia dell’ultimo poveraccio che ci ha lasciato con la malattia o la sfiga del momento.
P.S. Ho scoperto che c’è una cosa che si chiama telecomando con cui si può spegnere la TV. Posso anche mettere le cuffie dell’IPod sull’autobus, però da qualche parte ho letto che ascoltare troppa musica fa diventare sordi o provoca malattie incurabili, o entrambe le cose.

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