La Maglietta numero 11

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Il numero 11, l’ultimo della formazione, non è mai stato considerato un numero da stelle, oggi i campioni lo snobbano. Per questo i bambini non comprano magliette con numero 11 sulle spalle, ma forse è solo perché non conoscono il suo fascino romantico da outsider.

Prima del calcio moderno, prima della pay TV e delle divise personalizzate, lo speaker dello stadio leggeva le formazioni senza l’inutile enfasi e senza i soprannomi del cazzo che vanno di moda oggi, le magliette dei giuocatori in campo andavano dal numero 1 al numero 11 e il boato più potente, quello che liberava i cori di tutto lo stadio c’era subito dopo la lettura del cognome dell’ultimo uomo in formazione: il numero 11. Nonostante questo onore la maglietta numero 11 non è mai stata considerata mitica. Perché il fuoriclasse estroso che infiamma la partita con lampi di genio ha sempre avuto il numero 10 e quello che faceva i gol era il numero 9.

Il numero 11

Anche prima delle magliette col nome sulle spalle e i numeri che viaggiano senza senso fino al 99, l’undici non è quasi mai stata la stella: era la seconda punta, cioè già per definizione veniva dopo qualcun altro perché il primo, il centrattacco, la stella, il capocannoniere, quello che la butta dentro aveva sempre il numero 9. L’undici al massimo era la spalla come Carlo Campanini (chi cazzo è?, infatti) per Walter Chiari, Robin per Batman, Harry Klein per l’ispettore Derrick (o Peter Taylor per Brian Clough). Di solito era un mancinaccio un po’ ala un po’ punta, uno da cui ci si aspettava qualche gol, un po’ di cross, un discreto fisico, buoni polmoni. Non era previsto che avesse una gran classe quella ce l’aveva il numero 10 (cioè Maradona e Pelé hanno il 10 e questo basterà per sempre), al massimo se un fuoriclasse stava sulla fascia gli si dava il numero 7 come al mitico Garrincha, a Georgie Best, a Bruno Conti. Il 7 è riuscito ad essere rivalutato nel calcio post moderno di adesso: grandi stelle mondiali, palloni d’oro dell’era del calcio in TV come Cristiano Ronaldo o Figo o Shevcenko hanno indossato il numero 7, il Nino della “leva calcistica della classe ‘68” giocherà con la maglia numero 7. Anche il mediano ha avuto la sua gloria nazional popolare con la sua (insulsa) canzone glorificatrice. L’11 no, nel mito non ci è mai riuscito ad entrare e salvo casi rari i bambini non si identificano in lui.

Quel numero è sempre stato portato un po’ di nascosto: il grande Rivelino, un vero fuoriclasse, appena uscito dall’ingombrante ombra di O Rei Pelè ha abbandonato la sua gloriosa numero 11 di campione del mondo con la seleçao per tornare alla più banale numero 10. Ronaldo arrivato al Real Madrid non trovando niente di libero ha accettato l’11 per tornare appena ha potuto al numero 9.

Però quei rari casi non possono passare inosservati, ci sono campioni diversi, unici, degli outsider per indole e per carattere che forse non hanno fatto breccia per il calcio di massa, ma di sicuro l’hanno fatto nel cuore dei loro tifosi.

Gigi Riva in actionInnanzi tutto Gigi Riva: era un fuoriclasse assoluto, ancora oggi è il giuocatore che ha fatto più reti con la maglia azzurra della nazionale. Sì era la stella del Cagliari, mica del Real Madrid, però è un vero 11, uno che dà il cuore per la squadra, uno su cui i compagni possono sempre contare in campo e fuori, uno che i tifosi del Cagliari non dimenticheranno mai, per lo scudetto storico che portò in Sardegna e per aver rifiutato i milioni di Moratti che voleva prenderlo come ciliegina sulla torta della Grande Inter.

Ma chi segue il calcio con affetto può identificarsi in altri gloriosi numeri 11. Come Romario, l’unico fuoriclasse del Brasile campione del mondo 1994. Un trascinatore sempre adorato dai proprio tifosi per come onorava la maglia. Poco incline ai compromessi e fatto fuori alla vigilia dei mondiali del 1998 da Ronaldo e soci che ne pativano la personalità e la popolarità. E magari con un 11 come Romario la coppa non sarebbe andata a quegli stronzi di francesi.

O come Eder uno dei giuocatori piu’ talentuosi del calcio brasiliano, il più atipico della squadra più bella e peggio assemblata della storia: la nazionale brasilana del 1982. Eder però non venne mai in Europa a svernare per qualche facile milione, e preferì rimanere nel suo caldo Brasile tra caipirnha, trans, samba e giuocate funamboliche nel campionato carioca.

All’ombra di fuoriclasse più facilmente identificabili l’11 ha a volte patito come Zibì Boniek che anche se considerato uno dei migliori fuoriclasse della sua epoca non esitò mai a farsi un culo così per la gloria di Platini e compagnia bella. O come Mariolino Corso, il numero 11 dell’Inter che vinceva anche in Europa, con la sua faccia da ciclista, e l’andatura da eroe popolare. O il grande tamburino sardo Pietro Paolo Virdis che probabilmente i veri tifosi milanisti amavano più del fantastico trio di olandesi.

Insomma chi guarda il calcio con passione, chi non si ferma alla giuocata funambolica, sa che sono tanti gli undici che hanno fatto la storia da Rummenigge a Valdano, da Beppe Signori a Paolino Pulici e che anche nel calcio di oggi se si esce dallo stereotipo del calciatore velino ci sono dei veri numeri 11 da amare: da Ryan Giggs fuori classe dentro e fuori il campo, longevo esempio per tutti, a Pavel Nedved, odiato dagli avversari ma adorato dai suoi per come metteva il cuore e il resto sul campo, dalla faccia da bomber incompreso di Gilardino alla potenza sempre turgida di Drogba alla classe di Van Persie (un vero 11).

Romario

L’11 non è il 10 e neanche il 9, ma puo’ essere meglio di loro anche se meno appariscente e meno immediato, si ama con una passione sincera e duratura. Quindi, bambini seguite bene chi è l’undici della vostra squadra e se è un undici vero indossate con orgoglio la sua maglietta.

 

 

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18 commentiCosa ne è stato scritto

    • Anselmo

      “Ma quale Tomba, è ‘O Rey’ la vera Bomba!”
      Striscione dei tifosi del Catanza al Dall’Ara di Bologna, stagione 1987-’88, piena era Tomba (per inciso, 2-2 furto che levò al Catanzaro punti decisivi per l’ascesa in A)

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  1. Vincenzo Bumbica

    Peccato sporcare un così bell’articolo con la solita stoccata, volgarotta e banale che non c’entra niente, ai cugini francesi.Invirtù di quale pecca sono stronzi e noi italiani chi siamo,i primi della classe? Gli stereotipi sono decisamente pietosi.E non mi importa nulla se loro facessero altrettanto!

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  2. mezza punta

    Neymar è il prossimo fenomeno. E in nazionale e nel Santos Neymar ha la maglia nuemero 11. Magari la stella dei prossimi mondiali avrà l’11 sulle spalle.

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  3. Gixy91

    Sinisa ‘onore alla tigre Arkan’ Mihajlovic ha sempre avuto il numero 11 e Ibra (il più forte di tutti) non sarà mai stronzo quanto lui. Grandissimo Ibra numero undici.

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  4. Gigi

    quello stronzo Ibra è indubbiamente il meglio del mazzo. però è troppo stronzo per essere un vero numero undici. quella maglietta gli è capitata solo perché è arrivato tardi per scegliere il numero che piaceva a lui.

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  5. Gixy91

    Adesso col numero 11 c’è il grande Ibra. Il Milan ha dato il numero 11 al più forte di tutti ha il numero 11. Mica a Muntari…

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  6. Gigi

    ai mondiali ci sono numeri 11 (undici) che sono dei veri undici:

    Italia: Gilardino
    Olanda: Robben
    Argentina: Carlitos Tevez
    Costa d’Avorio: Drogba
    Brasile: Robinho (che in realtà voleva il 10)
    Inghilterra: Joe Cole
    Germania: Klose

    poi Muntari, Cignac, Capdevila, Suazo, Carlos Vela, Bendtner …

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  7. Gigi

    dai Serena è stato un grande. non l’ho messo perche’ ha cambiato troppe squadre. ha fatto i derby con inter, milan, torino e juventus.
    per questo veniva accolto con diffidenza e salutato come traditore. pero’ poi sul campo si e’ sempre guadagnato il rispetto e la stima dei tifosi della propria squadra.
    poi a lui Luisa Corna ha solamente fatto venire i capelli bianchi. a qualcun altro piu’ importante e’ andata decisamente peggio.

    gigi

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  8. Stefano

    …ci mancava solo il Paolo giornalsta!!! :-)
    ma, se non mi sono perso qualche passo dell’articolo, hai commesso un errore imperonabile…..
    …e il mitico Aldo Serena, numero 11 dell’Inter scudetto 1988-89, nonché capocannoniere di quel campionato, dove lo mettiamo????
    al di là di questa dimenticanza, COMPLIMENTI!!!

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  9. Ale

    GIGI scrittore .. davvero poliedrico a quanto critico cinematografico?
    Complimenti ed in bocca al lupo

    PS sei pronto per Madrid?
    Ale

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  10. Gigi

    ero a napoli per la semifinale di italia90.
    per cui quel nome e’ stato relegato in un angolo oscuro della mia memoria.

    gigi

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  11. dado

    per noi un nome solo CLAUDIO PAUL CANIGGIA, detto figlio del vento
    (meno male hai citato eder, idolo assoluto!)

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