Il film de chevet: Palombella Rossa (Nanni Moretti 1989)

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Palombella Rossa compie 20 anni come la caduta del muro di Berlino, ma a differenza delle immagini delle persone che picconano il muro, le scene del film sembrano girate oggi

Palombella Rossa girato venti anni fa sull’onda emotiva della crisi del comunismo, della sinistra italiana e di una generazione che continuava a crederci è ancora oggi un film divertente e godibile, decisamente attuale. Moretti ci fa vedere sotto la sua personale e deformante lente di ingrandimento le paranoie e i dubbi di una parte dell’Italia che ha perso i suoi riferimenti e si sente sconfitta ed emarginata. Partendo dalla fine del comunismo mette in scena in un esplicito giuoco di autoanalisi l’agonia inesorabile del nostro paese, perché cancellati gli ideali, emarginata una parte della società rimangono la vittoria e il dominio di una cultura e di un modo di fare politica caciarone, cialtrone, sicuro di sé e facilmente vincente. Nel film tutto questo viene mostrato attraverso gesti e discorsi che si banalizzano e si ripetono senza arrivare a niente, dove i tentativi di analisi e di approfondimento vengono ridicolizzati ed etichettati come un perdente retaggio del passato. Nanni è solo (inquadrato spesso in primo piano in contrapposiszione della folla omogenea), e lui e la sua parte politica si chiedono quanti anni sono che parlo da solo?: dopo venti anni di vicissitudini dal PCI al PDS ai DS e ora al PD stiamo ancora qui a chiedercelo. Perciò la visione del film si presenta come un sogno ripetuto che diventa incubo perché ancora non si intravede una via di uscita: non è tanto che nel 1989 Nanni Moretti fosse un visionario troppo avanti ma piuttosto il fatto che l’Italia di Palombella Rossa è sempre lì.

La scena citata nell'articolo di Palombella RossaVisto e rivisto il film, pur nella sua pesantezza (pesante perché carico, ricco, eccessivo, mai perché noioso), non stanca ed è sempre fonte di sorprese divertenti e angoscianti, pieno com’è di scene metonimche, e dialoghi memorabili citati e stracitati, di personaggi emblematici, di riferimenti che perdono certezza dopo ogni visione. Molte scene sono diventate parte della memoria collettiva anche per chi il film non l’ha visto mai: “Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa! “, “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”, “Noi siamo uguali agli altri, noi siamo come tutti gli altri, noi siamo diversi, noi siamo diversi, noi siamo uguali agli altri, ma siamo diversi, ma siamo uguali agli altri, ma siamo diversi. Mamma! Mamma, vienimi a prendere!” “Tu ti annoi perché sei noioso”, ““Ma quanti anni sono che parlo da solo. E non hai pietà tu di me”, “noi riceviamo tante lettere a cui non rispondiamo mai” … potrei riempirne delle pagine.

Nanni Moretti è visto oggi più come un personaggio politico, ma è sempre stato soprattutto un uomo di cinema, uno che si è nutrito di film e li ha presi come ispirazione e soprattutto come specchio per mostrare, evidenziare, analizzare la propria personalità e il proprio punto di vista sul mondo (Vabè per questo gli americani hanno Quentin Tarantino, ma loro devono sempre esagerare). Palombella Rossa è un film rifugio, che ci ricorda che il cinema ha ancora oggi la forza di parlarci, di mostrarci il volto delle cose che l’attualità e la televisione non sono in grado di farci vedere. Il cinema continua a parlarci di noi con una forza che altri mezzi non hanno.

Palombella Rossa è uno di quei film da tenere sempre a portata di mano che si vede e si rivede volentieri magari per urlare al Dottor Zivago che quella che sta passando è proprio Lara, per cantare “E ti vengo a cercare” insieme a tutto il pubblico, per dire a Michele che se guarda a destra poi il portiere pensa che lui tirerà a sinistra (o era il contrario).

 L’undici ogni mese cercherà un film che abbia queste caratteristiche, un film che ha fatto storia ma che continua ad essere parte dell’oggi e che porta dentro di sè il piacere di essere visto e rivisto, ricordato e citato. L’undici marca Budawari.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gigi

    è il My lonesome cowboy di Murakami. La crisi economica lo ha un po’ penalizzato, ma la quotazione e’ sempre sopra i 15 milioni di dollari.
    gigi

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  2. Ale

    Gigi direi che non c’è nulla da tagliare.. e mi pare buona recensione….
    complimenti per la foto di MURAKAMI (silver ranger ?)

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