Nel bunker berlusconiano

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L'ultima foto di Hitler da vivoQuesta foto è l’ultima che ritrae Hitler vivo. E’ la primavera del ’45 e il dittatore sta passando in rassegna le ultime, giovanissime e disperate reclute pronte a difendere Berlino ormai già assediata dai russi. La fine è segnata da tempo, eppure Hitler non s’arrende: non può farlo, non esiste alternativa alla sua lotta fino all’ultimo respiro. Non sarebbe Hitler altrimenti…..

Due settimane prima della conclusione della guerra, con i russi a pochi chilometri dal bunker, Hitler ancora pianifica contrattacchi e straparla di decine divisioni che avrebbero ribaltato le sorti del conflitto. Al suo fianco ancora generali e luogotenenti. La sua delirante ostinazione non solo non lo conduce all’isolamento o al tradimento, ma anzi rafforza nei suoi il legame di assoluta fedeltà.

Tutta l’ascesa di Hitler è costellata di colpevoli sottovalutazioni da parte degli avversari della sua “incapacità” di fermarsi o retrocedere, e invece della necessità identitaria di rilanciare sempre, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Oltre ogni limite morale, logico e umano. E il giorno in cui tutto sarà perduto, la colpa sarà di un complotto giudaico-internazionale, dell’inettitudine dei generali e via dicendo.

Berlusconi non è Hitler, per fortuna. I tempi e le circostanze sono assai diversi, per fortuna. Eppure il pattern delle parabole politiche ed ora del declino dei due personaggi mostra diverse ed evidenti similitudini. Per cominciare tra i mille e uno errori della sinistra c’è anche quello, imperdonabile, di non aver compreso che con Berlusconi tutto cambiava: non ci sarebbe stato limite di vergogna o carica istituzionale, consuetudine politica che lui avrebbe rispettato. Chi credeva che non avrebbe mai avuto la faccia tosta di candidarsi con tre televisioni o di prepararsi impudentemente leggi ad personam o di gettare continuamente fango su giudici e Presidente della Repubblica è un miope, un illuso: politicamente un incapace. Berlusconi non s’è mai fermato e mai si fermerà. Non s’è dimesso per Noemi, per la D’Addario, per Ruby, per le accuse dei mafiosi, per le sentenze che direttamente lo coinvolgono e ha annunciato che non si farà da parte neanche se dovesse essere condannato. Rilancerà sempre, oltre ogni limite. Dovesse anche finire chiuso nel bunker mentre fuori l’Italia va a rotoli, imprecando contro i comunisti e “vendendo” futuri radiosi e nuovi miracoli.

Esistono però due differenze nelle vicende del Führer e di Berlusconi. La prima è che i russi e gli alleati compresero ad un certo punto che la guerra sarebbe potuta terminare solo con la resa incondizionata e l’annientamento totale di Hitler. Quello era l’obiettivo e la priorità di fronte ad un megalomane che non avrebbe mai fatto un passo indietro e con cui non si potevano immaginare compromessi: le divisioni e le divergenze venivano in secondo piano.
Da questo punto di vista Berlusconi può stare ancora tranquillo…

La seconda differenza è che probabilmente Berlusconi lascerà negli italiani un’impronta più profonda di quanto fece Hitler con i tedeschi (o Mussolini con gli italiani stessi). La dittatura e il pensiero hitleriano erano già sconfitti dal procedere della Storia. Gli ultimi sessant’anni hanno dimostrato che tedeschi ed europei erano pronti ad abbracciare la democrazia e il capitalismo americano: quello era il futuro, Hitler era il passato. Il comunismo è sopravvissuto un poco di più, ma era una tigre di carta.

L’evidente, lento declino personale di Berlusconi corrisponde al declino del berlusconismo? Ossia di un modo personalistico d’intendere la politica democratica, convertita in oggetto di marketing, in cui si vendono “sensazioni” in cambio di accettazione silenziosa di una “soft-monarchia”? Berlusconi è certo rozzo, esagerato, “indisciplinato”; ma siamo certi che la sua concezione della democrazia finirà fuori dalla Storia come accadde al nazionalsocialismo?

Bloomberg è stato rieletto sindaco di New York, dopo essersi “berlusconianamente” cambiato la legge per potersi presentare per il terzo mandato, sottraendosi ad uno dei sacri principi democratici con la motivazione che nessuno poteva governare meglio di lui. Né più né meno di quanto ha fatto Chavez in Venezuela e provano o hanno provato a fare Uribe in Colombia e Morales in Bolivia.

Bloomberg ha speso una fortuna per la campagna elettorale (circa 90 milioni di dollari), vincendo elezioni a cui ha partecipato il 20% dei potenziali elettori. L’hanno votato 550.000 newyorkesi il che fa 163 dollari a voto…. Che democrazia è mai questa? In Europa non stiamo tanto meglio: alle ultime europee ha votato il 43% degli aventi diritto, con picchi (negativi) del 20% in diversi paesi ex-comunisti in cui abbiamo trionfalmente esportato la democrazia vent’anni fa.
In Russia la democrazia è poco più che una parola, per non parlare della Cina…Forse si salva l’India, ma nel resto del pianeta, la democrazia come l’abbiamo intesa fino ad oggi è in cattiva salute, nel migliore dei casi per scarsissima partecipazione in senso lato.

Il nuovo volto della democrazia assomiglia tanto ad uno scontro pubblicitario tra “prodotti” tutto sommato simili: si preferisce chi ha l’advertisment più attraente come tra Pepsi o Coca Cola. Oppure non si sceglie per niente: se un governante è bravo a mantenersi al potere, allora che ci stia, non c’importa d’andare a votare, basta che ci siano garantite alcune cose: in primis la sicurezza e la possibilità di far soldi.
Certo negli USA sono ancora saldi alcuni fondamentali valori democratici, ma anche lì vince chi raccoglie più soldi per costruire la campagna mediatica più efficace. Lo scontro è tra lobbies, gruppi di potere, esattamente come avveniva nell’Impero Romano che fece seguito alla monarchia e alla repubblica. La deriva attuale sembra essere la stessa…

Quel che è certo è dunque il profilarsi di una futura democrazia sempre più simile ad un impero, che sia uno “regolamentato” e con garanzie “democratiche” (USA e dintorni) o un altro più selvaggio dove tanti diritti sono assenti (Russia e Cina in primis). Sia come sia, tanti tratti del berlusconismo non sono così alieni a questi scenari, soprattutto al secondo.

Quello che è meno certo è cosa accadrà qui da noi, quando il bunker berlusconiano sarà conquistato, quando cioè ci ritroveremo all’”anno zero”. Ci attende una ricostruzione basata su nuove e più giuste regole in un sistema “obamiano” oppure un nuovo, “efficiente” caudillo che farà ancora più a pezzi lo stato sociale in nome della sicurezza e dei bilanci delle “piccole e medie imprese”?

Stiamone certi: Berlusconi rimarrà con noi, anche dopo l’entrata dei tank russi a Berlino.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. warez

    D’accordo su tutta la linea con l’articolo.
    e da qui al “quindi” è meno di un attimo:
    bisogna abbatterlo, fisicamente, e poi ancora mandare segnali minacciosi a chi solo pensa di poter prendere in mano lo scettro equivalente di quell’eredità sbarazzina da campione di assopigliatutto. In sintesi: colpirne uno, minacciarne qualcuno per educare tutti.
    WareZ

    Rispondi
  2. Gigi

    Hitler cadde per un nemico esterno che ora non esiste: tocca aspettare la morte naturale (del silvio o del paese).
    in ogni caso ormai ci ha cambiati tutti, ha gia’ vinto.
    spero dopo di lui prendano mourihno.

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